Davide Rebellin assolto sia dal doping che da evasione fiscale

Pubblicato il autore: Andrea Danzi Segui

rebellin

Dopo 7 lunghi anni Davide Rebellin viene assolto “perché il fatto non sussiste” sia per la faccenda doping di Pechino che per evasione fiscale. Clamoroso, quindi, al Tribunale di Padova dove il vincitore, dopo anni di amarezze, sospetti, isolamento e gogna mediatica, è Davide Rebellin.
Le accuse erano chiare:
– un anno di pena per violazione della legge 376/2000 legata alla positività all’Epo-Cera all’Olimpiade di Pechino 2008 (Rebellin dovette riconsegnare l’argento olimpico)
– un anno per “estero vestizione” (evasione fiscale) in quanto sarebbe stata fittizia la sua residenza monegasca tra 2003 e 2008, stimando che l’atleta aveva sottratto al fisco circa 7 milioni di euro.
Il giudice ha accolto la tesi difensiva dell’avvocato De Silvestri: “Questo, per quanto riguarda il doping, era un processo indiziario a carico di Rebellin, ma non c’era nessuna prova a suo carico. L’unico dato di fatto è la squalifica, però non siamo in grado di stabilire se la condanna inflitta a livello sportivo sia giusta o ingiusta. Sappiamo che ci sono state delle falle nella catena di custodia dei campioni, che alcuni di essi erano deteriorati e non più utilizzabili. Anche il metodo utilizzato per trovare il Cera al tempo non era validato. Poi mancava come prima cosa il lodo del Tas perché il Coni non lo ha prodotto. Per l’evasione fiscale, invece, le prove erano evidenti e schiaccianti che Rebellin è residente a Montecarlo“.

Adesso posso tirare un grandissimo sospiro di sollievo.dichiara Davide RebellinQuesta sentenza è una liberazione da una preoccupazione enorme. Certo, dentro di me avevo la consapevolezza di non avere sbagliato. Ma un conto è la propria coscienza, un altro una sentenza di un tribunale italiano. Inutile girargli intorno, era un pensiero che mi disturbava. Quello che è successo ha influenzato molto negativamente anche la mia vita privata. Per fortuna che ho trovato una donna fantastica che mi è stata e mi è vicina. Anche a livello sportivo non è stato facile. Ero all’apice della carriera e di colpo mi sono trovato tutte le porte chiuse in faccia: squadre, organizzatori, colleghi… Mi sentivo rigettato da tutti. Ma non ho voluto mollare, non potevo mollare anche se magari, vista anche l’età, avrei potuto farlo. Ho ricominciato da squadre piccole, ma volevo tornare. Il giorno che smetterò di correre lo farò da persona libera, con dignità“.

Davide Rebellin, quindi, non ha infranto alcuna legge italiana. Certo, la medaglia olimpica di Pechino 2008 non sarà restituita ma ciò che più conta è la riabilitazione del suo nome, della sua dignità e del suo onore. La domanda che tutti si fanno ora è: chi restituirà a Davide 7 anni di sofferenze personali e sportive? Ricordiamoci che all’epoca dei fatti (2008) Rebellin era il migliore italiano nelle grandi classiche avendo vinto la terza Freccia Vallone in carriera, con l’aggiunta di un ottimo 3° posto alla Liegi.
Davide non ha mai mollato sicuro di essere nel giusto e si è costruito, con la solita determinazione e fatica, una seconda carriera fatta di squadre secondarie e partecipazioni a gare poco note. Davide è ancora lì, a 44 anni, a lottare sempre per la vittoria.
L’augurio è che la stampa dia risalto a questa sentenza tanto quanto ne diede all’epoca per le accuse e la squalifica, per coerenza bisogna sempre completare la notizia e questa sentenza ne dichiara la fine.

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