Pantani, l’Antimafia indaga sull’esclusione dal Giro d’Italia ’99

Pubblicato il autore: Pierluigi Persano

pantani
Secondo quanto riportato sulla Gazzetta dello Sport uscita questa mattina, la Dda di Bologna starebbe indagando sulla presunte interferenze della Camorra nell’ambito dell’esclusione di Marco Pantani durante il Giro d’Italia del 1999, prima della penultima tappa di Madonna di Campiglio.
La Direzione Distrettuale Antimafia di Bologna ha avviato le indagini dopo una rivelazione della “rosa”, che riportava un’intercettazione ambientale di un affiliato a un clan camorristico che spiegava come Pantani fosse stato estromesso volontariamente dal Giro per evitare di pagare le scommesse che davano il pilota romagnolo vincente (si parla di un giro di diversi miliardi di lire).
Da Bologna è partita una richiesta alla Procura di Forlì, che nel settembre 2014 ha avviato un’inchiesta per stabilire se i test del sangue di Pantani furono manomessi da uomini appartenenti a cosche mafiose. Ed è proprio negli atti dell’inchiesta, condotta dal pubblico ministero Lucia Spirito con la supervisione del capo procuratore Sergio Sottani, che si troverebbe l’intercettazione incriminata che proverebbe l’innocenza del ciclista più amato degli ultimi anni.

LE RIVELAZIONI DI VALLANZASCA – «I documenti – si legge nell’articolo – sono nelle mani del sostituto procuratore Enrico Cieri (impegnato anche nella maxi inchiesta sulla infiltrazione massiccia della ‘ndrangheta tra Modena e il capoluogo emiliano) che già lo scorso anno si era occupato di Pantani quando c’era stato uno scambio d’informazioni con la Procura di Forlì proprio dopo le indiscrezioni di stampa che scrivevano di una possibile conferma in questa direzione dopo l’interrogatorio del bandito Renato Vallanzasca. In realtà, 12 mesi fa la situazione era ancora poco definita: ecco perché la Dda rimase in disparte. Adesso le situazione è cambiata: non ci sarebbe solo l’intercettazione del camorrista, ma gli inquirenti avrebbero raccolto anche altri riscontri».
Il “bel Renè” raccontò che nel 1999, nel carcere di Novara dov’era detenuto, un suo compagno di galera gli rivelò un fatto misterioso: “Renato, so che sei un bravo ragazzo e che sei in galera da un sacco di tempo. Per questo mi sento di farti un favore: se hai qualche milione da buttare, puntalo sul vincitore del Giro. Ma fallo sui rivali di Pantani, perchè tanto il pelatino non arriva a Milano”.

IL GIRO DEL ’99 – Dopo la vittoria nell’edizione del 1998, Pantani partì tra i favoriti anche per l’edizione del 1999. Dopo un esordio in sordina, la prima vittoria arrivò all’ottava tappa sul Gran Sasso, che portò il Pirata finalmente a vestire la maglia rosa. Nella tappa successiva, durante la cronometro di Ancona, il francese Jalabert ritornò in prima posizione, staccando Pantani di pochi secondi. Fino alla 14ª tappa di Borgo San Dalmazzo quando Pantani ritornò in testa al giro con quasi un minuto di vantaggio su Savoldelli.
Poi nelle successive sei prove vince altre tre tappe continuando a vestire la maglia rosa, sempre più lanciato verso la vittoria finale grazie a 5’38” che lo separavano da Savoldelli.
Ma la mattina del 5 giugno, a Madonna di Campiglio, frono resi pubblici i risultati dei controlli svolti dai medici dell’UCI che riscontravano nel sangue di Pantani un valore di ematocrito del 52%, mentre il limite massimo consentito dai regolamenti era del 50%.
Pantani venne sospeso per 15 giorni in base ai regolamenti sportivi introdotti a tutela della salute dei corridori, comportando l’esclusione dal Giro d’Italia (che verrà vinto da Ivan Gotti). In quell’occasione Pantani non risultò positivo a un controllo antidoping.
Probabilmente il declino del Pirata partì proprio da quella mattinata tragica e misteriosa, in cui il corridore disse quasi sconfortato: “Mi sono rialzato, dopo tanti infortuni, e sono tornato a correre. Questa volta, però, abbiamo toccato il fondo. Rialzarsi sarà per me molto difficile”.

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