Processo doping Lampre Merida: chiesta assoluzione per Saronni

Pubblicato il autore: Matteo Monaco Segui

Si è concluso il maxi processo doping alla squadra di ciclismo Lampre-Merida. Il Pm Condorelli ha chiesto l’assoluzione perché il fatto non sussiste: non si trattava quindi di doping di squadra. Il Pm ha chiesto l’assoluzione per i personaggi più importanti dal manager Saronni al dirigente Piovani, oltre che l’atleta più famoso della storia Lampre, Damiano Cunego, da anni sostenitore del doping free. È stata chiesta, invece, la condanna a due anni per l’ex campione del mondo di Varese 2008 Alessandro Ballan. Oltre al ciclista veneto sono state chieste pene molto dure per il farmacista Guido Nigrelli, per il preparatore atletico Gelati e per molti corridore Lampre, tra cui spiccano i nomi di Pietro Caucchioli, Marzio Bruseghin e Francesco Gavazzi.

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Il processo, durato oltre due anni, esclude quindi il coinvolgimento completo della squadra e dei principali dirigenti, nonostante siano coinvolti, in maniera abbastanza chiara, alcuni tra i principali attori della squadra. La domanda che ci si può porre, anche alla luce delle recenti accuse di doping fatte ad Armstrong e alla sua squadra oltre che alla Federazione russa di Atletica Leggera, è la seguente: è mai possibile che in una squadra in cui il massaggiatore, il farmacista e oltre dieci corridori sono accusati della violazione del 376/2000 (Disciplina della tutela sanitaria delle attività sportive e della lotta al doping) i vertici non ne siano affatto a conoscenza? La memoria scritta dai periti dell’accusa sostiene che ci sia stata, all’interno della Lampre, un vero e proprio sistema dopante in cui “un insieme di soggetti (corridori, dirigenti, direttori sportivi, medici e preparatori) [erano] ossessivamente dediti alle pratiche dopanti. Le loro giornate sono scandite – oltre che dalle gare e dall’allenamento – dalle flebo, dai prelievi, dalle reinfusioni, dalle misurazioni con la centrifuga e poi ancora dalle disquisizioni sui farmaci da assumere e sui modi per sfuggire ai controlli antidoping o ai controlli ematici previsti dall’UCI”.

Il Pm Condorelli, infatti, ha fatto accuse molto pesanti: “creazione di una rete di smercio e vendita di sostanze dopanti che da Nigrelli coinvolgeva i corridori; aver procurato, favorito e somministrato doping. La perizia dell’accusa, redatta dal professor Donati e dalla dottoressa Pacifici, parla di intercettazioni telefoniche e ambientali che descrivono un insieme di soggetti dediti in modo sistematico alle pratiche dopanti”.

La difesa, però, continua a sostenere che le prove contro atleti, massaggiatori, medici e farmacisti non ci siano, ma che le accuse siano solo delle speculazioni prive di qualunque fondamento materiale. Non è mai emersa una prova chiara, schiacciante di scambio o consegna di doping, così come, al di là di perplessità sul comportamento etico degli imputati, non sono emersi aspetti che avrebbero potuto inchiodare gli atleti, come ad esempio i tracciati dei passaporti biologici. La situazione appare ancora poco chiara.

 

Intanto a Faenza, oggi e domani, si terrà il ventiquattresimo convegno dei medici del ciclismo che ha come argomento “La credibilità del ciclismo. Strumenti normative e idee per debellare definitivamente il doping”. Al congresso, oltre ai medici prenderanno parte anche ciclisti, giornalisti, infermieri e farmacisti, sperando che con questo appuntamento, si possa fare un passo decisivo per chiudere definitivamente la porta del doping.

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