Bufera ciclismo: Gabriel Evans confessa di aver preso l’Epo

Pubblicato il autore: Domenico Margiotta


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Gabriel Evans, campione britannico juniores a cronometro sulle 10 miglia, ha confessato di aver fatto uso di Epo
. La confessione (arrivata ai principali organi di comunicazione tramite un comunicato postato sul forum Timetrialling ed è stata poi rilanciata da Cycling weekly) di doping del diciottenne inglese sta destando nelle ultime ore molta sensazione. Gabriel Evans ha cosi cercato di espiare le sue colpe, chiedendo scusa: “Ho comprato l’Epo il 3 agosto 2015. L’ho portata con me quando l’11 agosto sono partito per la Francia per un training campo con la famiglia di un mio amico. Suo padre l’ha trovata e ha avvisato l’antidoping britannico. Mi hanno contattato, ho ammesso tutto e mi sono ritirato dal Giro del Galles, il primo evento del calendario junior. L’unica gara che ho corso dopo avere preso l’Epo è stata il campionato britannico a cronometro. Mi scuso con gli organizzatori e con tutti quelli che ho imbrogliato”. Gabriel Evans ha fatto quindi outing, ma vi è stato costretto come lui stesso racconta.

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Un altro giovane corridore è stato al centro dell’occhio mediatico per un caso di doping: è Andrew Hastings, ciclista della siringa contaminata squalificato per quattro anni. Due gli anabolizzanti invenuti nel suo test: metenolone e una metabolita dello stanozololo, un prodotto addirittura di uso veterinario, che in Italia non è più in commercio. Il prelievo è stato fatto il 30 maggio scorso, dopo che l’atleta della Richarsdons-Trek RT si era classificato secondo nel campionato nazionale a cronometro di Newark. Risultato che è stato cancellato, come vogliono le regole. In un comunicato ufficiale del responsabile antidoping inglese, riportato sul sito ufficiale, si afferma: “Per noi il messaggio da dare è chiaro: tolleranza zero. Hastings ha fatto delle scelte che hanno ingannato se stesso, i suoi compagni e gli avversari. E adesso ne paga il conto”.

Uno quindi, un po’ furbescamente come spesso accade in questi casi, ha provato a raccontare la solita versione di comodo: positivo agli anabolizzanti per aver adoperato una siringa già usata e che riteneva contenesse vitamina B12; dunque contaminata a sua insaputa. L’altro invece, appena diciottenne ma già lanciato nel mondo del ciclismo di alta competizione confessa: “Ho fatto uso di Epo”. Due facce diverse ma ugualmente preoccupanti del doping nel ciclismo che da una parte segnala l’ennesimo furbetto di turno, dall’altra lancia un allarme concreto e pesante sulle tentazioni in cui facilmente possono incappare i giovani. Il che vuol dire che ancora si fa poco, molto poco per modificare una mentalità (il ricorso alla farmacia nera) purtroppo ancora molto radicata nel mondo delle due ruote a pedali.

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Siamo in uno dei momenti più difficili della storia del ciclismo, un periodo nero apertosi con le incredibili confessioni di Lance Armstrong e le continue asserzioni dell’ex ciclista statunitense sull’impossibilità di avere uno sport veramente libero dall’uso di sostanze proibite, passato per il cadavere di Pantani rievocato ogni qual volta si parli di doping, e finisce oggi, con due giovani dopati. Inutili le parole di Froome, vincitore dell’ultimo Tour de France, che per difendersi e difendere il ciclismo da un buon 90% dei giornalisti che volevano parlare solo di sospetti e dubbi sulle sue prestazioni, che ha recentemente pubblicato i dati relativi alle proprie performance per cercare di difendersi dalle pesanti e costanti accuse di doping.

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