Ciclismo, il primo caso di doping meccanico: quando ad essere dopata è la bici!

Pubblicato il autore: Jessica C Segui

1_dsbtc4d1.7bd4316aDoping meccanico: il primo caso nella storia, la ciclista ora rischia grosso.

No, non è una barzelletta, è successo veramente. Ieri a Zolder in Belgio, durante una tappa del mondiale di ciclocross, la concorrente Femke van den Driessche tra le favorite per la vittoria, ha gareggiato con una bicicletta dotata di motore. Quando mancava un giro al termine, la giovane 19 enne è stata fermata ed il mezzo sottoposto a controllo a seguito del quale, la Federazione Ciclistica Internazionale (UCI) ha dichiarato quanto segue: “sulla base dei regolamenti relativi alle frodi tecnologiche la bici di un’atleta non salita sul podio è in stato di fermo per effettuare verifiche approfondite”.
La giovane ciclista rischia sei mesi di stop dalle competizioni e 180 mila euro di multa.

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Ma come ha fatto ad inserire un motore senza dare nell’ occhio? La ragazza (se non lei qualcuno per suo conto) avrebbe posizionato il marchingegno all’ interno del movimento centrale dove i pedali passano in movimento alla catena. In questo modo viene inserito anche un micropulsore alimentato al litio anche nella ruota. Non si parla di prestazioni elevate ma tanto basta per fare la differenza.
Il macchinario scatta in automatico ovvero appena si alzano le pulsazioni cardiache, oppure viene dato l’avvio attraverso un dispositivo bluetooth.
Per il momento la Van Den Driessche è in silenzio stampa ed ha anche sospeso tutti i suoi profili social. Ma non è tutto, poichè la giovane rischierebbe anche un risarcimento danni da parte del marchio della sua bicicletta, la Wilier Triestina. Ecco le parole dell’amministratore delegato, Andrea Gastaldello: “Davvero inaccettabile che in queste ore l’immagine delle nostre bici stia facendo il giro dei media internazionali a causa di questo spiacevole fatto. Lavoriamo quotidianamente per diffondere nel mondo la qualità dei nostri prodotti e sapere che una bici Wilier Triestina viene meschinamente manomessa ci rattrista molto”.

(fonte: Corriere.it/Gazzetta dello sport)

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Vale davvero la pena rovinarsi la carriera a soli 19 anni? Dove sono i veri valori dello sport, il sudore i sacrifici, l’agonismo se poi si cerca di rubare una vittoria?

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