Rabottini: “Ho pagato l’Epo 300 euro”

Pubblicato il autore: Pierluigi Persano Segui

rabottini
Quando durante un controllo a sorpresa dell’antidoping il 7 agosto 2014 Matteo Rabottini viene trovato positivo, tutto il mondo gli crolla addosso. “Non ho più nessuno, mi hanno abbandonato tutti“.
In un’intervista-confessione rilasciata alla ‘Gazzetta dello Sport‘ il corridore pescarese racconta come ha deciso di voltare pagina, di cambiare e di ripartire. Provando a riprendersi quello che gli è stato tolto e che più gli è caro: la bicicletta.
Figlio d’arte (suo padre Luciano era un corridore professionista negli anni ’80), Rabottini nel 2011 corre il suo primo Giro d’Italia con la Farnesi Vini-Neri Sottoli dopo essersi laureato nel  2009 campione italiano in linea under-23.
Il 20 maggio 2012 Rabottini raggiunge il sogno che ogni ciclista sogna di realizzare: vincere una tappa del Giro. Quel giorno Rabottini vinse la quindicesima tappa da Busto Arsizio al Pian dei Resinelli, superando negli ultimi 70 metri lo spagnolo Joaquim Rodriguez. Conclude il Giro al 60° posto e si aggiudica la maglia azzurra come vincitore della classifica degli scalatori.
Rabottini è uno dei maggiori talenti del ciclismo italiano, ormai sembra lanciato verso il successo.
Nel 2014 chiude 17° il Giro, e il c.t. Cassani lo convoca in Nazionale per il mondiale spagnolo.

“L’HO FATTO PER SOLDI” – Peccato che Rabottini al mondiale non ci arriverà mai, perchè il 7 agosto viene trovato positivo all’Epo.
Dopo la tappa vinta al Giro nel 2012 non ero più tornato a quei livelli. Volevo tornare a vincere, ma non ce la facevo più mentre prima mi veniva tutto naturale. Cosi un giorno ti si avvicina qualcuno che ti propone questa Epo nuova, che fa miracoli e non si trova. Io ho sempre vissuto senza doping, ma il corridore è debole e se non ci passi non capisci. Ma la voglia è di andare contro le regole, anche se non avevo voglia di farlo. Una sola volta, nella mia vita da corridore, ho rischiato, e l’ho pagata. Dove ci sono i soldi, fai tutto per i soldi.

“HO PAGATO L’EPO 300 EURO” –L’Epo me l’ha data un ex professionista dell’Est, ci siamo incontrati per strada e ho comprato una siringa che ho pagato 300 euro. Ho fatto il suo nome alla Procura Antidoping del Coni.Era il 3 agosto. In quel momento non pensi ai rischi e niente ti fa paura. Il 7 agosto dormivo a casa e hanno suonato gli ispettori per un controllo a sorpresa. Ero tranquillo perchè mi avevano venduto qualcosa che non si trova, ma da allora non ho più dormito la notte. Il 12 settembre è arrivata la chiamata dell’Uci, quel giorno la mia vita è finita e sono entrato nell’inferno“.

“HO SOLO MIO FIGLIO” – L’Uci squalifica Rabottini per due anni. La sospensione, iniziata il 7 agosto 2014, durerà fino al 6 maggio 2016 grazie allo sconto di pena comminato per la cooperazione del ciclista con le autorità antidoping.
Da quando c’è stata la notizia della positività mi hanno abbandonato tutti. I miei genitori non mi parlano più, e anche la mia compagna è andata via con mio figlio Diego. Ho tradito la fiducia del mio team e della Nazionale. Ho deluso la famiglia e gli amici. Ho venduto la macchina e ho dato via tutto. Devo pagare una multa da 91 mila euro all’Uci per avere la tessera da corridore, e sono costretto a fare un mutuo. Ho una sola bici e non so fare altro che correre. Devo ripartire raccontando la verità, devo farlo per mio figlio.
Il doping non mi è servito a niente, era solo disperazione.
Spero solo di tornare a correre con le mie forze“.

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