Nuovo doping si fa strada nel ciclismo: le bici a motore!

Pubblicato il autore: Daniela Segui

CICLISMO FEMMINILEUna nuova doping nel mondo del ciclismo: dopo l’assunzione di sostanze dopanti,  le medicine che creano assuefazione, adesso esisterebbe anche il micromotore all’interno dei mezzi a due ruote. E’ un fatto non ancora del tutto dimostrato, eppure le voci che circolano su questa nuova forma di doping sono abbastanza “consistenti”. In pratica la tecnica consiste nell’inserire un piccolo motore a batteria del peso di due chili all’interno della canna della bicicletta che può essere azionato facilmente tramite un apposito “tastino” situato sul manubrio o in corrispondenza dei freni. Si stima che il valore di questo aggeggio s’aggira intorno ai duemila euro e non sarebbe per nulla complicato per un qualsiasi ciclista farlo installare. Grazie all’uso della pedalata assistita si potrebbero raggiungere facilmente e senza sforzi anche i 50 chilometri orari, o addirittura superarli se si continuasse a pedalare supportati in questo modo . Questo vuol dire che anche un uomo di 50 anni aiutato dal marchingegno potrebbe vincere senza sforzi il giro d’ Italia. Eppure, dell’ “aiuto” sulle bici si fanno tante chiacchiere ma per ora nessun caso è stato scoperto nè da controlli collettivi nè da quelli individuali. Eppure i social e youtube sono “stracolmi” di casi di motorini che potrebbero essere montati sui mezzi degli atleti e assisterli nella pedalata senza che nessuno se ne accorga. Esempi di presunti aggeggi montati sulle biciclette sono stati anche filmati per due sportivi: il canadese Ryder Hesjedal e Fabian Cancellara di nazionalità svizzera. Nel primo caso, a seguito di una caduta, si intravede la ruota della bici, nonostante sia a a terra, continuare a girare da sola, anche se avrebbe potuto continuare a ruotare tranquillamente per inerzia, dato lo sforzo impiegato dal corridore. Non diversamente nel secondo caso in un video del 2010 si vede Cancellara impennare e avanzare improvvisamente di velocità: la cosa potrebbe insospettire ma non rappresenta la cosiddetta “prova provante”. Dopotutto, anche dai controlli non sono mai risultate “bici a motore”. Del resto non si può negare che il doping esiste e che spesso gli atleti pur di vincere hanno utilizzato mezzi anche sleali che sono stati spesso “messi a nudo” dai controlli appositi. Inutile anche negare che in un recente passato episodi di doping hanno riguardato un intero stato che, si suppone, nascondeva le prove in merito a sportivi che facevano palesemente uso di droghe o altre materie che davano un aiuto palese nella vittoria. Eppure anche se il caso delle biciclette dalla pedalata assistita nelle gare potrebbe esistere, fino a oggi non ne è stata ancora dimostrata la certezza, quantomeno l’utilizzo durante la corsa. Senza contare poi che usare un simile motore in un tour sarebbe senz’ altro rischioso: i controlli di recente sono ancora più incisivi soprattutto sui mezzi utilizzati. Non sarebbe difficile dai filmati verificare un caso di bici non conforme alle regole e in quel caso la pena per il soggetto sarebbe la squalifica o peggio una sanzione molto pesante. Da considerare anche il fatto che la bici truccata è facile da scoprire dato che la velocità sarebbe a dir poco troppo elevata e lo sforzo dello sportivo comunque non conforme. Di fatto poi un mezzo di questo genere lo si userebbe per vincere, e “vincere sempre” desterebbe ancora più sospetti.

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