Ciclismo, addio a Demoitié

Pubblicato il autore: Eleonora Belfiore Segui

belgian

Dovrebbero essere giorni di festa, ed invece sono tante le notizie che hanno reso più triste la Pasqua. Anche nel mondo dello sport.
E’ notizia di queste ore, la morte di Antoine Demoitié, giovane ciclista di 25 anni. Una tragedia che ha scosso gli animi di tutti: Demoitié è l’ennesimo sportivo  che perde la vita sulla strada, durante una gara.
Alla mente tornano subito le immagini dell’incidente da brivido che coinvolse Wouter Weylandt, 26enne del Team Leopard-Trek,  altro corridore belga, che perse la vita durante il 94° Giro d’Italia: durante la terza tappa, da Reggio Emilia a Rapallo, lo sportivo cadde lungo la discesa del Passo del Bocco e batté violentemente la testa. Non ci fu nulla da fare.
L’incidente, in cui ha trovato la morte Demoitié,  è accaduto durante la classicissima Gand-Wevelgem, attorno al 150° chilometro di corsa, in territorio francese, dalle parti di Sainte-Marie Cappel. Secondo il primo rapporto della Gendarmerie, Demoitié sarebbe caduto insieme ad altri quattro corridori quando si trovava in coda al gruppo, davanti ai mezzi del seguito. Sarebbe stata  proprio la moto che trasportava un commissario di corsa in forza alla federazione belga, a provocare la morte di Antoine Demoitié. Le indagini, tuttavia, sono ancora in corso per poter stabilire con chiarezza la dinamica dell’incidente.
Quello che invece sappiamo è che un ragazzo non c’è più.
Nato a Liegi, il 16 ottobre del 1990, Demoitié correva da quando aveva 14 anni ed era professionista dal 2013. Attualmente, militava nel team belga Wanty-Groupe Gobert, dopo tre anni passati con la Wallonie Bruxelles-Group Protect. Nel 2014 aveva vinto il Tour du Finistère, settima prova della Coppa di Francia.
Sportivo eclettico, capace di primeggiare in maniera eccelsa negli sprint ristretti, persino dopo corse molto dure, aveva trascorso i suoi tre anni di carriera  disputando soprattutto le classiche franco-belghe. Il 2016  era cominciato più che discretamente, con un bel terzo posto nella prima tappa dell’Etoile de Bessèges davanti al vincitore della Sanremo, Arnaud Demar.
Poi, la tragedia che ha messo fine ai suoi sogni agonistici ed infine, anche alla sua vita. I suoi organi, per volere della famiglia , sono stati donati. Un nobile gesto che ha già salvato tre vite.
La morte del corridore belga ha  subito acceso le polemiche. Fabio Sabatini, che corre con la corazzata belga Etixx, ha sostenuto in diverse interviste la mancanza di sicurezza e la necessità di  stabilire delle regole più ferree per le moto in corsa. Quello accaduto alla Gand è, infatti, il nono incidente mortale in corsa negli ultimi trent’anni.
Ed una lunga scia di sangue sembra caratterizzare questo sport, troppo spesso sottovalutato.
Demoitié, Weylandt, Casartelli e, andando indietro, Serse Coppi e Armando Cepeda: la lista dei ciclisti morti lungo le strade delle corse è molto lunga.
A questo elenco, si aggiunge anche quello, altrettanto  lungo, dei corridori morti in allenamento. Il caso più recente risale al 3 marzo: Romain Guyot,  francese della VendeeU, perde la vita mentre si allena, investito da un camion nel comune di La-Roche-sur-Yon, nel dipartimento della Vandea. Aveva solo ventitré anni.
Appare evidente che qualcosa, nel mondo del ciclismo e non solo, deve assolutamente cambiare.

Leggi anche:  Johan Bruyneel tuona: "Il ciclismo è pieno di ipocriti. Lance Armstrong era meno dopato di gente come Basso e Ullrich"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  •   
  •  
  •  
  •