Marco Pantani: ecco l’intercettazione che inchioda la Camorra

Pubblicato il autore: Simone Satragno Segui

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Proprio nel giorno in cui viene archiviato il caso Pantani, viene pubblicata una clamorosa intercettazione sulla positività del Pirata al Giro del 1999. Le parole in questione fanno rabbrividire: sono coinvolti la camorra e Renato Vallanzasca. L’organizzazione criminale e l’ergastolano sono stati menzionati infatti dall’uomo in una conversazione con una sua parente non meglio identificata.

La camorra avrebbe fatto perdere il Giro d’Italia del 1999 a Marco Pantani! Le provette del controllo antidoping sarebbero state alterate, e a causa dell’effetto mediatico e sportivo, il Pirata da quel giorno entrò in un tunnel dal quale non sarebbe più uscito. Premium Sport riaccende i riflettori sul caso, pubblicando un’intercettazione di un detenuto, lo stesso che secondo Renato Vallanzasca, confidò in prigione al milanese quale sarebbe stato l’esito del Giro d’Italia del ’99. Pantani all’epoca era il padrone assoluto di quel Giro, ma la camorra si sarebbe infiltrata per non farglielo terminare a causa di un ricco giro di scommesse, che evidentemente non vedeva Pantani vincente.

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Dopo le dichiarazioni di Vallanzasca, e grazie al lavoro delle Procure di Forlì e di Napoli, l’uomo è stato successivamente identificato e interrogato. Subito dopo è partita la telefonata a un parente. Finalmente ci sono prove concrete, nomi e cognomi, che svelano, secondo la ricostruzione degli inquirenti, quanto avvenne la mattina di quel dannato 5 giugno 1999 nell’hotel Touring di Madonna di Campiglio, alla vigilia della penultima tappa con Gavia, Mortirolo e il definitivo arrivo all’Aprica. In seguito al controllo del livello di ematocrito di Marco Pantani ci fu la clamorosa esclusione del Pirata dal Giro d’Italia per un livello del 51,9% contro il 50% consentito allora dalle norme dell’Uci, la federciclismo mondiale.

L’Italia e soprattutto la mamma esigono, ora più che mai, la verità su un patrimonio del ciclismo e dello sport italiano. “Finalmente qualcuno è riuscito a fare un buon lavoro, dopo tanti anni che cerco e leggo da tutte le parti – ha dichiarato Tonina, la mamma del campione romagnolo trovato morto in un residence di Rimini il 14 febbraio 2014 -. Devo ringraziare i ragazzi di Forlì, che ci hanno messo un grande impegno. Non mi ridanno Marco, logicamente, ma pensi gli ridiano la dignità, anche se per me non l’ha mai persa. Le parole di questa intercettazione fanno male, è una conferma di quello che ha sempre detto Marco, cioè che l’avevano fregato. Io mio figlio lo conoscevo molto bene: Marco, se non era a posto quella mattina, faceva come tutti gli altri. Si sarebbe preso quei 15 giorni a casa e poi sarebbe rientrato, calmo. Però non l’ha mai accettato, non l’ha mai accettato perchè non era vero. Finalmente la gente ora potrà dirlo, anche se tanta gente sapeva che l’avevano fregato. Io sono molto serena oggi: finalmente sono riuscita e sono riusciti a trovare queste cose”.

La Procura di Forlì però ha chiesto l’archiviazione dell’inchiesta su un presunto intervento della camorra contro Marco Pantani nel Giro d’Italia del 1999. A Forlì infatti era stato riaperto il caso, mentre a Trento era stato archiviato.

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La salita che porta alla giustizia non è ancora terminata, ma forse stavolta, la luce in fondo al tunnel, Marco la sta vedendo…

 

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