Morte di Demoitié: bufera sull’UCI, troppe auto e moto!

Pubblicato il autore: Marcello Mutalipassi Segui

Demoitié
Aveva solo 25 anni e un futuro promettente come ciclista nella formazione Wanty-Gobert: Antoine Demoitié è deceduto stanotte per le ferite riportate durante un incidente nella classica del ciclismo Gand-Wevelgem 2016. Il ragazzo è caduto circa a metà della gara; evitato da quattro auto dei team, che seguono i corridori, viene investito da una delle moto della organizzazione. I media belgi si scatenano contro l’UCI, Unione Ciclistica Internazionale, accusandola di non fare abbastanza per la sicurezza degli atleti. Troppe auto e moto seguono i ciclisti nelle loro corse e, come ricorda il quotidiano francese Le Soir, questo affollamento ha causato troppi incidenti simili negli ultimi anni.

Le auto dei team che aiutano i corridori e le moto di organizzatori e stampa per seguire costantemente l’evento, secondo i media belgi sono troppe e non garantiscono la sicurezza dei ciclisti, ma al contrario sono più un pericolo che altro. Già nel Febbraio di quest’anno un incidente simile doveva mettere l’UCI in allarme: Stig Broeckx è stato colpito da una moto a pochi chilometri dal traguardo della Kuurne – Bruxelles – Kuurne. Broeckx non è stato mai in pericolo di vita ma in ospedale hanno riscontrato una clavicola rotta, una costola incrinata e un infortunio alla mano.
Nell’estate del 2015, il protagonista di un evento simile è stato il ciclista Greg Van Avermaet. Al termine della classica di San Sebastian, l’atleta era furioso con gli organizzatori perché tamponato da una moto a sette chilometri dal traguardo: bici distrutta e Van Avermaet non ha potuto terminare la corsa. “Avrei potuto vincere la Clasica di San Sebastian, fino a quando una moto si è abbattuta su di me. Gara finita. Complimenti organizzazione, bravo il motociclista!” ha dichiarato Van Avermaet su Twitter subito dopo il termine della gara. A parte i danni alla bici, il ciclista riportò solo qualche graffio.

Vogliamo ricordare inoltre la caduta di Johnny Hoogerland al Tour de France 2011? In una corsa con così tanta audience era già evidente l’incoscienza di alcuni piloto di moto e auto che, per seguire i corridori in ogni momento di ciascuna tappa, sfrecciavano a velocità folle in mezzo agli altri ciclisti per raggiungere i gruppi di testa e non perderli di vista. Dove sta la sicurezza in tutto ciò? Cosa dovrebbe garantire ai piloti che non si verifichino altri incidenti simili a quello di Demoitié? Per molti nel settore è evidente che l’UCI prenda le sua responsabilità e faccia qualcosa per garantire corse più sicure.

Morti negli ultimi 20 anni avvenute in gare ciclistiche:

1995 Fabio Casartelli (ITA), campione olimpico, cade in un giro della discesa del Portet d’Aspet nella quindicesima tappa del Tour de France.

1999 Sanroma Manuel (ESP), cade rovinosamente in prossimità del traguardo della seconda tappa del Giro di Catalogna.

2003 Andrej Kivilev (KAZ), cade nei pressi di St. Chamond nella seconda tappa della Parigi-Nizza. Muore il giorno dopo a Saint-Etienne.

2005 Alessio Galletti (ITA), 37 anni, subisce un arresto cardiaco a 15 chilometri dal traguardo della Subida Naranco.

2006 Isaac Galvez (ESP), muore per una caduta sulla pista di Gand, in occasione della Sei Giorni.

2010 Thomas Casarotto (ITA), finisce in coma dopo aver colpito una macchina sul ciglio della strada in una gara amatoriale del Friuli Tour. Muore dopo quattro giorni di coma.

2011 Wouter Weylandt (BEL) muore in un incidente nella discesa del Passo del Bocco, a 25 chilometri dal traguardo della terza tappa del Giro di Italia.

2016 Antoine Demoitié (BEL) muore nella classica Gent-Wevelgem dopo essere stato colpito da una moto in seguito ad una caduta.

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