La bici col motorino: è questo il nuovo doping del ciclismo?

Pubblicato il autore: Ramona Buonocore Segui

ciclismoDi doping nello sport si parla ormai da decenni:sostanze illegali che ti aiutano ad aumentare le prestazioni fisiche e a raggiungere i traguardi predisposti. Il nuovo doping del ciclismo, però, non è una sostanza ma un oggetto nascosto: una vera e propria bici col motorino.
L’inchiesta è partita dal canale pubblico francese France Télévisions: sette partecipanti a due importanti gare ciclistiche italiane, le Strade Bianche di Siena e la Coppi&Bartali di Riccione, avevano un motorino elettrico nascosto nella bici. A scoprire il trucco sono state le immagini delle telecamere termiche camuffate da attrezzature di riprese dell’emittente francese. In cinque biciclette i motorini erano nel movimento centrale e spingevano sui pedali, due erano invece nel pacco pignoni per fornire più trazione posteriore.
Brevettato in Austria, il motorino è usato dai professionisti dal 2014. Costano dai diecimila euro a modello ed è impossibile distinguere una bici normale da una con il propulsore cilindrico da 200 watt nel tubo obliquo. Ovviamente l’uso è vietato e la maggior parte di queste bici esce senza alcun marchio sul telaio. Il difetto fino ad ora trovato in questi aggeggi è la troppa potenza e il fatto che non sia modulabile.
Ad aiutare gli atleti professionisti del ciclismo con questo trucchetto ci pensa lo “scienzato” Istvan Varjas. Suoi sono i motorini di ultima generazione di appena cinque centimetri (contro i venti austriaci), leggeri, con potenza modulabile fino a 250 Watt e con trazione sia anteriore che posteriore.
Attualmente i federali hanno deciso di rilevare la presenza di motori con dei tablet particolari chiamati teslametri, che sembrano però non essere molto affidabili.
Il reportage di France Télévision si chiude con immagini inedite girate a Verbania l’anno scorso, durante la diciottesima tappa del Giro d’Italia, quando Contador vinse battendo Fabio Aru. Allo spagnolo venne sequestrata la bicicletta per uno strano cambio di ruota il giorno prima: della ruota non si hanno avuto più notizie.
Per Vincenzo Nibali, ciclista messinese, non ci sono altre parole riguardo la faccenda dei motorini se non “Per me equivale a rubare”. Il vincitore del Tour de France, del Giro d’Italia e della Vuelta di Spagna non si stupisce dell’uso dei motorini:
 “Ormai se ne parla già da qualche anno. E non mi stupisce nemmeno, così come accade nella vita di tutti i giorni, che qualcuno sia disposto a barare. Ripeto: nello sport come nella vita quotidiana. Lo faranno per vincere, ma forse sarebbe meglio dire: per poter almeno competere con i più forti.Durante le corse non me ne sono mai accorto e di motorini non ne ho mai visti con i miei occhi”. “I controlli si sono intensificati, continua Nibali, e questo naturalmente è solo un bene. Mi ricordo che alla tappa dell’ultimo Tour de France con arrivo sul Mur de Bretagne a fine gara hanno controllato alcune nostre bici – insieme a quelle di altre squadre – e il nostro meccanico presente mi ha detto che il controllo era stato accurato e che la bici era stata ispezionata a fondo. La lotta contro il doping ha dato sicuramente dei risultati, ma qualcuno che ancora sbaglia c’è sempre. E purtroppo, come in altri sport, penso che ci sarà sempre qualcuno che tenterà di aggirare le regole. Per gente così ci vorrebbe una punizione esemplare.” 

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