Le testimonianze scioccanti del ciclista anonimo

Pubblicato il autore: Francesco Mafera Segui

Esce in Francia il libro-verità di un corridore anonimo che rivela gli scandali e i meccanismi nascosti nel mondo del ciclismo

scandalo nel ciclismo
Un giorno di qualche anno fa, il nostro protagonista, dopo aver corso il Tour delle Fiandre, si accorge che tutto ciò in cui aveva creduto fino a quel momento, all’improvviso, per sua grande delusione, era in realtà una tragica farsa. “Quel giorno – racconta il protagonista del libro intitolato “Sono il Ciclista Segreto”- capii che se volevo realizzare il mio sogno, dovevo essere un po’ meno clean”. Meno pulito e accettare il sistema.

Questo libro vuole essere una testimonianza, come una sorta di confessione che, il ciclista anonimo, ancora in attività, vuole mettere in piazza per denunciare tutti gli scandali che hanno colpito e ancora oggi continuano a infangare l’immagine del ciclismo. Un libro per raccontare anche come si vendono tappe, si falsano gare attraverso il circuito delle scommesse, si evitano squalifiche, si eludono controlli antidoping, il tutto semplicemente avendo i contatti giusti. Il risultato però è che tutto questo rischia di arrecare un danno irrimediabile ad uno sport già appesantito dall’onta di tanti scandali. Ma vediamo, attraverso un breve excursus, quali sono nello specifico le “tappe” principali affrontate in questo volume:
si parla delle presunte terapie, magari prescritte con la scusa dell’utilizzo terapeutico dei corticoidi: «Prodotti che ti trasformano fisico e comportamento. Diventi secco, fibroso, ma con una potenza enorme”. Ma ciò non può bastare, perché poi subentra la dipendenza e quindi si va oltre, anche con la complicità di alcuni medici. Come l’autore anonimo che un giorno rubò delle fiale dalla stanza d’ospedale della madre: «Per deformazione professionale».
Tuttavia la dipendenza patologica sorge anche rispetto a dei prodotti legali, se questi vengono assunti con poca cautela: «Se le iniezioni sono fuori moda, ecco le pasticche di integratori alimentari: fino a 70 al giorno al Tour. E non è doping». Per non parlare del tabacco da masticare, vasodilatatore, in teoria vietato, «ma che lo specialista dello sprint si prende prima della volata: se mette mano alla tasca non è per avere l’alito fresco per la miss sul podio». Più tossico e nocivo è l’antidolorifico Tramadol: «Catastrofe simbolica della nostra deriva. Pedali per ore, non senti nulla dall’anca in giù. Ecco spiegate le epidemie di cadute».

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E quando non ci si dopa, – prosegue l’autore – si falsano le gare, per interessi economici. I criterium sono farse: «Decide tutto l’organizzatore che paga: ordine di arrivo, tratti di attacco, miglior sprinter, record del giro, etc». E siccome il ciclista, seppur professionista, non guadagna quanto un calciatore, si vende pure le tappe, magari «minacciando il leader di non aiutarlo se non paga; (…) lo stesso che poi paga l’avversario per non superarlo». Tutto in gara, a colpi di decine di migliaia di euro: «Anche 100mila per una grande classica». E poi le scommesse, anche sui grandi tour, in diretta: «Nelle volate girano tanti soldi. Se li giocano i corridori e nelle auto i d.s., prima di trasmettere ordini via auricolare».
A compimento di tutto questo, ciò che permette a il continuo propagarsi di un simile circolo vizioso è il silenzio, quell’omertà che come in tutte le storie di mafia regna sovrana. L’autore dunque spiega che in Francia è nato il “Movimento per un Ciclismo Credibile, creato per ridare credibilità e dignità alla disciplina. Infine l’autore conclude il suo intervento facendo menzione di alcuni meccanismi specifici, usati come trucchi dalle federazioni per eludere i sistemi di sorveglianza degli atleti: arrivano l’SMS del medico federale per avvertire di un controllo imminente. Questo aiuto il ciclista professionista lo capitalizza falsando anche il sistema di controllo dall’Ama: «Basta cambiare, scalandola di mezza giornata, l’ora di geolocalizzazione e guadagni il tempo per far sparire le tracce di microdosi». E magari usando pure le sacche di sangue ossigenato in alta montagna durante i ritiri. Normale in fondo che non ci siano più idoli credibili, secondo l’anonimo ciclista, «a meno che non si sia al corrente di nulla». E non si legga questo libro. Insomma, dichiarazioni molto forti che rischiano seriamente di compromettere una volta per tutte la credibilità di questo sport scatenando un vero e proprio “terremoto” mediatico.

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