Motorino nascosto nel telaio, ciclista belga squalificata per 6 anni

Pubblicato il autore: lorenzo caruso Segui

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La storia che stiamo per raccontare ha davvero dell’inverosimile, mettetevi comodi e leggete attentamente perché con ogni probabilità non avrete mai sentito parlare di una squalifica dettata da una motivazione del genere.
La protagonista della vicenda è la giovanissima ciclista belga Femke Van Den Driessche, appena 19 anni ma nonostante l’età, la furbata tentata è da fare invidia allo stesso Lupin.
Cominciamo dalla gara incriminata, dobbiamo andare a ritroso fino a Gennaio 2016 quando a Zolder, in Belgio andavano in scena i Mondiali di Ciclocross. Per chi non fosse troppo addentrato in questa disciplina, ci limitiamo a dire che il Ciclocross altro non è che una gara percorsa sulla bici che, a differenza delle più classiche tappe che siamo abituati a vedere in tv, si svolge su un tracciato su terra, insomma, salite, dossi e lunghe discese su un percorso spesso condizionato anche dal meteo.
Come di rito, prima dell’inizio della gara, i commissari dell’UCI (Federazione mondiale di Ciclismo), tramite l’utilizzo di un apposito sistema di scansione collegato ad una app per Tablet, hanno scoperto che all’interno della bici dell’atleta belga c’era qualcosa di strano. Non avendo il tempo di analizzare a fondo la bici della corridrice, causa inizio gara incombente, la Van Den Driessche ha preso parte alla tappa. Nonostante il trucchetto provato, la belga non è riuscita nell’intento di portare a casa la vittoria né tantomeno è riuscita a salire sul podio. Ci verrebbe da dire che alcune volte il karma fa il suo perfetto giro.
Subito dopo l’arrivo, i commissari dell’Uci decidono di sequestrare il mezzo per degli ulteriori accertamenti ed ecco qui che il tentato magheggio diventa realtà. Nel telaio del biciclo è nascosto un motorino che ovviamente dava, almeno sulla carta, un grande vantaggio alla ciclista.
Rudy de Bie, selezionatore della federazione ciclistica belga è il primo a gridare allo scandalo dicendo che mai avrebbe pensato ad un inganno del genere da parte di una sua atleta e da tutto l’entourage che ruota attorno alla Van Den Driessche.
Con notevole lungimiranza, forse accorgendosi che ormai le tecnologie stanno portando risvolti positivi e allo stesso tempo negativi, in qualsiasi contesto vengano applicate, l’UCI, proprio nel 2015 aveva inserito nel paragrafo “discipline e procedure” il concetto di “frode tecnologica” ma prima del caso Van Den Driessche non vi era alcun precedente.
A tal proposito Pet Van Den Abeele, coordinatore della stessa Federazione mondiale di Ciclismo dice che, nonostante l’accaduto getti ombre su tutto il movimento, le tecnologie utilizzate per scovare ritocchi sulle bici si sono rivelate pronte e affidabili.
La risposta dell’entourage dell’atleta belga non si è fatta attendere, il padre della Van Den Driessche dice che la bici utilizzata non è quella che di solito la figlia usa. A suo dire il mezzo sarebbe stato lasciato ai box da qualcuno dell’entourage e senza rendersene conto, la belga lo avrebbe poi utilizzato in gara.
Nonostante la presa di posizione da parte delle persone vicine alla Van Den Driessche è di oggi la notizia della squalifica inflitta da parte dell’UCI. L’atleta belga rimarrà lontana dai circuiti per ben 6 anni, fino al 21 Ottobre 2021. Sicuramente avrà tutto il tempo per riflettere su quanto fatto.

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