UCI tra moto e freni a disco: il caos totale della Parigi Roubaix

Pubblicato il autore: Mario Tommasini Segui

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L’unione ciclistica internazionale (UCI) nel pieno di un caos regolamentare.

La Parigi Roubaix 2016  si è chiusa domenica con la vittoria dell’australiano Hayman su Tom Boonen ma come al solito a far parlare di sé non è la corsa nel pieno senso agonistico della gara ma di tutta la realtà di contorno alle competizioni.
E’ stato un tremendo fine marzo per il ciclismo con la morte di Antoine Demoitè , ciclista belga, alla Gand Wevelgem a causa di un tamponamento di una moto in “servizio” e poteva andare malissimo anche domenica se in questo caso la buona sorte non ci avesse messo mano.
Stavolta la motocicletta coinvolta nell’ incidente con Elia Viviani cade ma non centra il ciclista o almeno non completamente. Lo stesso protagonista si definisce un miracolato sul proprio profilo Twitter.

Evidentemente non previsto ma altro incidente evitabile, con troppe moto al seguito del gruppo, a maggior ragione in condizioni al limite come sul pavé della Roubaix.
In realtà, nonostante la gravità del caso, ormai di prassi, la ribalta lo prende un altro tema, anch’esso evitabile e non meno pericoloso.
Nel corso della gara, in una delle cadute di giornata, il ciclista della Movistar, Frank Ventoso si scontra con un avversario e si procura un profondo taglio alla tibia.
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La foto è eloquente. Il ciclista coinvolto realizzerà successivamente la causa del danno, ovvero il freno a disco montato sulla bici che ha appena urtato.
Tanto spavento e disgusto, consapevole che poteva andare peggio, scrive una “carta abierta” su Facebook,  per sensibilizzare l’opinione pubblica e soprattutto gli organi istituzionali tenuti ad esprimersi in un caso del genere invocando il divieto di utilizzo dei freni a disco nelle gare su strada.
La traduco  fedelmente:
Ho trascorso tredici anni nel ciclismo professionistico e altrettanti nelle categorie giovanili. Ventisei anni sulla bici, allenandomi ogni giorno e godendo di quel che più mi piace, la mia passione. È da quando avevo sei anni che gareggio, lo faccio tuttora e sono contento di aver fatto della mia vocazione un lavoro.

Come ogni sport, il ciclismo ha visto una evoluzione in molti aspetti tecnici … e in altri, non tanto.

In tutti questi anni ho visto migliorare i materiali: prima, l’acciaio; poi, l’alluminio; più tardi, il carbonio. Quest’ultimo è giunto per restarci, grazie alle sue caratteristiche tecniche di rigidità e leggerezza. Ho anche visto come si è passati a pedali a sgancio rapido, molto più comodi, efficienti e sicuri. Siamo passati a caschi sempre più leggeri, con design spettacolari e, inoltre, con tutte le garanzie di sicurezza.

Ho visto anche uno sviluppo molto importante nel cambio. La mia primi bici aveva una corona e tre pignoni; ora corriamo con due, talvolta tre, corone e undici pignoni… e sicuramente non sarà finita qui. L’evoluzione tecnologica è stata una serie di prove, talvolta con un errori: arrivare al punto attuale non è stato semplice. Ricordo come facilmente si rompeva una catena quando si è passati ad avere dieci pignoni: i giunti si rompevano, per colpa di materiali ancora non abbastanza resistenti. Capita ancora oggi. Si può parlare anche della rivoluzione del cambio elettronico. Quanto è stato introdotto e usato per la prima volta, tutti eravamo sorpresi ed abbiamo emesso dei giudizi affrettati: non è necessario, potrebbe non funzionare bene, trasportare batterie appare sbagliato e così via. Oggi non ci immaginiamo in bici senza di esso.

Da un paio d’anni hanno fatto capolino le primi bici con freni a disco nel ciclocross e si mormorava della possibilità che i freni a disco fossero utilizzati anche nelle gare su strada.

Voglio dire innanzitutto che io sono il primo a consigliare i freni a disco per il ciclocross o per un amatore che pedala con gli amici.

Però, nelle gare professionistiche, davvero qualcuno pensava che un incidente non si sarebbe verificato? Davvero nessuno pensava che i freni a disco sono pericolosi? Che tagliano, che sono delle autentiche lame affilate?

Nell’ultima Parigi-Roubaix, solo due squadre hanno utilizzato i freni a disco (Direct Énergie e Lampre-Merida, ndt). Due squadre, con otto corridori a testa. In totale, sedici ciclisti che trasportavano trentadue dischi in gruppo. Bene dunque: in un tratto di pavé, per la precisione al km 130, si registra una caduta con conseguente groviglio e frenata generale, che mi ha fatto colpire il corridore che avevo davanti, il quale cercava di liberarsi dalla caduta. Io non sono finito a terra – solo la mia gamba ha toccato la parte posteriore della sua bici. Mentre sto per ripartire mi guardo la gamba: non mi fa male, non sanguina troppo, però osservo che una parte del periostio è scoperta. Vedo la guaina che ricopre la mia tibia. Mi fermo sulla destra della strada, mi porto nel prato, mi metto le mani sul volto e inizio ad avere giramenti di testa. Aspetto la mia ammiraglia e l’ambulanza, mentre mi passano per la testa tante cosa.

Sfortuna? Non credo: pochi km dopo si conferma quel che penso.

15 km più tardi entra in ambulanza Nikolas Maes della Etixx-Quick Step. Ha un profondo taglio in un ginocchio, prodotto da un disco, precisamente quello del trentadue. La domanda è immediata: cosa succederà quando si avranno 396 freni a disco mentre i 198 ciclisti di sfideranno per limare e le cadute sono inevitabili?

I freni a disco non avrebbero MAI dovuto arrivare nel mondo dei professionisti, almeno nella modalità in cui li conosciamo oggi. Almeno fin quando non avranno sistemi di protezione e sicurezza che non li trasformino in autentici coltelli montati sulle biciclette.

In aggiunta, con i freni a disco ci sono problemi per cambiare le ruote dopo una foratura; problemi per le auto dell’assistenza tecnica nei casi in cui non ci sia l’ammiraglia al seguito… e la cosa più importante: sono lame, che a certa velocità diventano dei veri e propri machete. Ci sono gare nelle quali raggiungiamo velocità massima di 80, 90 e anche 100 km all’ora.

Io ho avuto fortuna: è solo la gamba, solo muscolo e pelle. Vi immaginate un freno a disco conficcarsi nella giugulare o nell’arteria femorale? No: meglio non immaginare.

E tutto questo succede perché l’Associazione Internazionale dei Corridori (CPA), associazioni di corridori nazionali, federazioni nazionali e internazionali, squadre e, soprattutto, NOI, CICLISTI PROFESSIONISTI, non abbiamo fatto nulla. Però ora bisogna agire e mettere del buon senso a quello che è evidente. Sempre pensiamo che se non accade a noi non è un problema. Aspettiamo che i fatti avvengano prima di prendere contromisure. Prima o poi può succedere a chiunque: sono probabilità, tutti abbiamo le medesime. Come ciclisti professionisti dobbiamo guardare oltre al nostro ombelico, e utilizzo questa espressione perché sia chiaro. Certuni ci dicono quello che dobbiamo fare, ma non possiamo dimenticare che NOI ABBIAMO IL POTERE DI DECIDERE, E DOBBIAMO FARE UNA SCELTA.

I freni a disco tagliano. Stavolta è toccato a me; domani, potrebbe succedere ad altri”.
Il primo effetto è che l’UCI, come ha detto Harald Tiedemann Hansen, presidente della commissione materiali al sito Procycling.no, avrebbe deciso di dire stop alla sperimentazione dei freni a disco in gara.
In realtà è quindi una sospensione.
Già nel settembre 2014, l’UCI si era pronunciata negativamente circa l’utilizzo dei freni a disco su strada da parte dei professionisti per l’attuale stagione agonistica, lasciando comunque uno spiraglio per una possibile apertura sulla stagione 2015.
I principali attori dello scenario industriale del settore gruppi trasmissione (Shimano, SRAM, Campagnolo) erano all’epoca già scesi in campo con impianti a disco idraulici dedicati alle specialissime stradali, anche se il primo produttore in assoluto per il comparto road è stata Formula.
Tecnicamente il freno a disco è l’evoluzione della specie.
Dal sito Colnago:
“Perché usarlo invece del tradizionale?

Sicurezza come prima cosa:
Nessun danno al cer­chio (spe­cial­mente per il sur­riscal­da­mento del bat­tente dei cop­er­toncini o della colla dei tubolari) e nessun cam­bio di pres­sione all’interno dello pneu­matico (perdita di pres­sione del copertoncino).
Stesse per­for­mance di fre­nata in ogni con­dizione climatica e meno inerzia rotante (cer­chio più leg­gero, massa spostata verso l’asse di rotazione).
Nessuna penal­iz­zazione sul peso
Maggior aero­d­i­nam­ic­ità e look più “pulito” nella zona ante­ri­ore della bici
Funziona anche in caso di cer­chio non per­fet­ta­mente dritto (ad esem­pio rot­tura di un raggio)

Perché freni a disco idraulici invece che meccanici?
Risparmio di peso: la pinza idraulica è molto più leg­gera (quella mec­ca­nica richiede perni e palline rotanti, leva esterna e sis­tema di slittamento)
Cablaggio: i tubi idraulici sono molto più leg­geri dei cavi mec­ca­nici e delle loro guaine. Inoltre la flessibil­ità è notevol­mente maggiore
Comportamento migliore in caso di con­dizioni di sporco estremo (ad esem­pio nel ciclocross)
Auto-aggiustamento delle pastiglie nel sis­tema idraulico (i sis­temi mec­ca­nici devono essere spesso rego­lati a mano)
I pis­toni in un sis­tema idraulico hanno una doppia azione sim­met­rica (nel sis­tema mec­ca­nico solo un pis­tone si muove e piega il rotore in direzione dell’altro, riducendo dras­ti­ca­mente la vita del rotore stesso alle alte tem­per­a­ture e aumen­tando lo stress da torsione)”

Tutto giusto e vero in situazioni di corsa individuale o ristretta e per uscite amatoriali, come detto anche da Ventoso.
Il problema è il gruppo e le incognite che le cadute ormai frequenti potrebbero comportare.
L’UCI non ha chiara la strada, stavolta in senso metaforico, che vuole seguire. In nome del guadagno da introiti televisivi e dei media e pressato da un reparto industriale alla ricerca di visibilità per i nuovi prodotti, non sa decidere. Non sono bastati i gravi incidenti di febbraio (vedi Gp Lugano) per rivedere le logiche della sicurezza in corsa. Non è stata sufficiente la morte per scacciare le mille moto dalle corse. Ora il danno “della tibia” e una sospensiva alla sperimentazione invece di un assoluto divieto.
UCI contro gli addetti ai lavori perché di fondo incompetente.
Non è un caso che regni il caos.


 

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