Ciclismo: Monumento dedicato a Marco Pantani sulla Colletta di Rossana.

Pubblicato il autore: Pietro D'Alessandro Segui

Foto Pantani
Le gare di ciclismo su strada evocano sempre le gesta dei grandi scalatori, perché la fatica, che si legge sul viso dei ciclisti al massimo dello sforzo durante le arrampicate, dà l’idea di quanto sia necessario l’impegno fisico per primeggiare in questo sport. Dalle riprese storiche, che vedono il mitico Fausto Coppi fare il vuoto dietro di sé, ai giorni nostri tante cose sono cambiate. La tecnologia ha prodotto biciclette sempre più leggere e resistenti, utilizzando materiali innovativi quali il titanio e le fibre di carbonio, ma ci piace pensare che a parità di mezzi per tecnologia avanzata, sia sempre l’uomo, con la sua fatica ed il suo sforzo, a fare la differenza.
Durante i giorni del Giro d’Italia, il ricordo non può non andare ad un uomo che, pur essendo abituato a soffrire in corsa, non è riuscito a biciclette ferme a superare le sofferenze interiori, che gli hanno provato la vita. Quest’uomo è Marco Pantani, detto il “Pirata”, in memoria del quale il 26 maggio sulla Colletta di Rossana verrà inaugurato un monumento, su iniziativa del Comune di Busca, in provincia di Cuneo, famoso per le cave di alabastro. Fino a poco tempo addietro il nome di Marco Pantani era collegato al doping, che, purtroppo, non è raro che compaia nel ciclismo. Addirittura qualcuno avrebbe voluto eliminare il primo monumento dedicato al “Pirata”, inaugurato il 20 giugno 2004 davanti alla Cima Fauniera, sempre nella provincia di Cuneo, che i piemontesi chiamano “La Granda”.
Questo perché tanti pseudo campioni del ciclismo hanno costruito le loro carriere e i loro trionfi con l’assunzione di sostanze dopanti. Il più famoso dei ciclisti, che ha fatto uso di sostanze proibite è stato lo statunitense Lance Armstrong, al quale sono state revocate le sette vittorie del Tour de France.
Ma Marco Pantani non fu squalificato perché fu trovato positivo a sostanze proibite, fu squalificato, mentre si accingeva a vincere il Gito d’Italia del 1999, perché i valori di ematocrito erano superiori al consentito. Il valore riscontrato fu del 52% contro il valore massimo consentito pari al 50%. Pantani fu fermato, si disse, perché con quei valori, in base al regolamento sulla tutela della salute dei corridori, rischiava la vita. Ma, non fu solo fermato: dovette anche subire un processo per frode sportiva per fatti avvenuti nel 1995, sempre per valori di ematocrito superiori al massimo consentito. Il processo si concluse con l’assoluzione perché “Il fatto non era previsto dalla legge come reato” all’epoca in cui era stato commesso. Poi sono venute fuori le intercettazioni di un affiliato alla camorra, che affermava che la criminalità organizzata, legata al racket delle scommesse clandestine, aveva sostituito le provette con il sangue di Pantani. Le intercettazioni proverebbero l’estraneità del campione cesenate in quella triste storia di doping, che non gli permise di vincere il Giro d’Italia del 1999.
E solo allora anche i più colpevolisti si sono resi conto, o perlomeno hanno cominciato a pensare, che quelle pedalate improvvise, che permettevano al “Pirata” di staccare tutti gli avversari, erano storie di sport, di sacrificio, di passione e di doti naturali, non di alchimie chimiche. Ma ormai il destino si era compiuto.
Ed il “Pirata” aveva pagato a caro prezzo l’amore che era riuscito a conquistare tra gli appassionati delle corse di bicicletta.

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