Esclusiva SuperNews, Ghirotto: “Vedo Nibali e Valverde sul podio finale di Torino”

Pubblicato il autore: Marco Perrone Segui

Ghirotto

La notizia del giorno al Giro d’Italia di oggi è senza dubbio quella del ritiro di Mikel Landa, uno dei favoriti alla vittoria finale della Corsa Rosa. Il basco ha alzato bandiera bianca a causa di una forte gastroenterite e al km 66 della tappa di oggi ha definitivamente lascito il Giro salendo sull’ammiraglia del suo Team Sky. Dopo questo episodio cruciale della Corsa Rosa cambiano nuovamente le gerarchie e ora probabilmente è Vincenzo Nibali il più accreditato a vestire la maglia rosa sul podio di Torino. Ma occhio anche ad Alejandro Valverde che sta dimostrando di essere in un eccellente stato di forma come ci conferma Massimo Ghirotto, ex ciclista (compagno di squadra di Chiappucci nella Carrera a inizio anni ’90) e oggi inviato per RadioRai in motocronaca. Sentiamo cosa ha raccontato a noi di SuperNews.

Quali sono le differenze fra il tuo ciclismo, quello di fine anni ’80 e inizio anni ’90 e quello di oggi?

“Il ciclismo è notevolmente cambiato da allora e su più fronti. Innanzitutto dal calendario che è ormai globalizzato visto che ci sono gare in tutti i continenti.  Poi ci sono squadre di varie categorie, come se fossero di Serie A, B etc e stiamo parlando di quelle World Tour, le Professional e le Continental. E bisogna considerare che le squadre World Tour, che sono 18, sono tenute a prendere parte a tutte le gare del calendario internazionale e per forza di cose hanno una rosa di atleti molto più ampia. Una volta al Giro partecipavano anche 8 o 10 squadre italiane, adesso da quando c’è questo sistema ce n’è soltanto una di squadra italiana World Tour cui si aggiungono quelle Professional invitate qui dall’organizzazione. Ma non è solo questo uno dei cambiamenti del ciclismo degli ultimi 20 anni. Sono cambiati molto anche i materiali. Le bici di prima pesavano 8-9 anche 10 chili mentre ora possiamo arrivare anche a bici che pesano 6 kg e 800 grammi. Un altro fronte di cambiamento del ciclismo è quello relativo alle preparazioni atletiche. Mentre 30 anni prima si prendeva come unico riferimento per la preparazione di un ciclista la frequenza cardiaca ecco che ora a questo parametro, sicuramente importantissimo, si sono aggiunti i watt. Ci sono strumenti di lavoro che ti danno questi dati e gli atleti, incrociandoli, si possono allenare con molta più precisione, ottenendo così risultati più soddisfacenti”.

Ci sono differenze evidenti nelle scelte relative al percorso fatte dalle organizzazioni di Giro, Tour e Vuelta rispetto a 30 anni fa?

“Da circa 10 anni ma più in generale dall’era Pantani in poi il Giro è diventato molto più duro rispetto al percorso dell’epoca di Moser e Saronni. Trenta anni fa le salite più difficili erano il Terminillo o il Pordoi mentre adesso si affrontano delle salite che sono veramente dure e le altimetrie sono davvero toste. Il Tour de France mantiene grossomodo la stessa linea. Diciamo che il Tour ha più o meno sempre le stesse salite con il Tourmalet o l’Alpe d’Huez o il Galibier. Spesso si tratta di salite meno ripide ma più lunghe, a volte si percorrono anche di 15-18 km per arrivare in cima.
La grossa differenza tra Giro e Tour è certamente la temperatura: al Tour si corre a luglio e ci sono temperature micidiali, il caldo ti sfinisce quando sei in corsa mentre il Giro e la Vuelta si corrono in periodi in cui fa certamente meno caldo”.

Tu hai l’opportunità di stare sempre a contatto con i corridori visto che sei in motocronaca e puoi vedere tanti piccoli dettagli come l’andatura di un ciclista, il rapporto che sta usando, la frequenza di pedalata. Considerando questi parametri, chi ritieni che sia il più in forma per la vittoria finale del Giro?

“Bisogna partire da una considerazione molto importante e cioè che è cambiato molto lo stile di corsa degli atleti. Ai miei tempi si privilegiava la potenza tanto che tutti ricordano come Bernard Hinault facesse la differenza spingendo rapporti lunghi e duri. Oggi, invece, è diverso perché si punta di più sulla rapidità di pedalata e i rapporti agili. Attraverso dei test si è capito che pedalando più agili, con una frequenza di pedalata di 80-90 al minuto l’ossigenazione del muscolo è decisamente migliore rispetto quando si utilizzano i rapporti lunghi.
In questo momento direi che Nibali, Valverde sono i principali favoriti con Zakarin un gradino sotto. Al momento vedo di sicuro Nibali e lo spagnolo della Movistar sul podio di Torino.

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