Giro d’Italia 2016: la storia di un’impresa chiamata Nibali

Pubblicato il autore: Domenico Nocera Segui

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Sono passati due giorni dalla conclusione dell’edizione 2016 del Giro d’Italia, ma nonostante ciò, l’impresa sportiva compiuta da Vincenzo Nibali nella fase finale della corsa rosa resta ancora negli occhi di tutti gli appossionati di ciclismo e non solo.

Sebbene godesse dei favori del pronostico, non era comunque scontato che la vittoria del Giro andasse al ciclista messinese, vista la competitività che, storicamente, è uno degli aspetti che rende questa competizione molto seguita e apprezzata in Italia e nel mondo. Ma certamente, dopo aver passato buona parte del giro bersagliato dalla sfortuna che lo allontantava sempre più dall’avversario colombiano Esteban Chaves, quasi nessuno ci sperava più alla possibilità che Nibali potesse vincere il Giro dopo tre anni.

Ma molte volte, quando entra in gioco l’impegno di un esperto professionista, si avvera ciò che si dice riguardo alla compensazione tra buona e cattiva sorte. E quella discesa dal Colle d’Agnello, che ha destabilizzato la momentanea maglia rosa Kruijswijk, è senza dubbio la ricompensa per quel campione che ha sopportato i vari imprevisti ostacoli, senza però mai gettare la spugna. Un’ occasione che ha decisamente fatto svoltare il giro a favore di Nibali.

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E’ anche più che mai opportuno ricordare quanto, anche in uno sport individuale come il ciclismo, tanto fa concorrere insieme un gruppo ben assortito. Infatti l’aiuto ricevuto dal compagno di squadra Michele Scarponi nella discesa della Cima Coppi 2016 (il punto più alto di ogni Giro d’Italia, che quest’anno era appunto il Colle d’Agnello) e nella successiva tappa dove Nibali riuscì a raggiungere il sesto posto e mantenerlo grazie a una resistenza a dir poco stoica di Scarponi. E se con la tappa legata a quanto accaduto alla discesa della cima Coppi, lo Squalo dello Stretto era riuscito a portarsi a soli 44” rispetto a Chaves, all’arrivo a Sant’Anna di Vinadio del giorno seguente, sorpassa il colombiano, trovandosi a 1′ e 36” di vantaggio, e riesce a conquistare la maglia rosa che indossa fino alla premiazione finale della corsa rosa a Torino.

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Secondo Giro d’Italia vinto da Vincenzo Nibali, dopo quello del 2013, e secondo Grande Giro in meno di due anni dopo la vittoria al Tour de France nel 2014, vittoria che gli permise tra l’altro di entrare nella stretta cerchia, composta da soli altri cinque ciclisti, di coloro i quali sono riusciti a vincere almeno una volta il Giro, il Tour e la Vuelta a España (2010). L’unico altro italiano a esserci riuscito completando il record nel 1968, fu Felice Gimondi.

E giusto in proposito, adesso lo Squalo nel prossimo futuro potrebbe avere nel mirino proprio Gimondi. Infatti l’ex-ciclista lombardo, oltre ad aver trionfato in una Milano-Sanremo nel 1974, in una Parigi-Roubaix nel 1966, nonchè due volte (Nibali invece solo una volta) al Giro di Lombardia sempre nel 1966 e poi nel 1973; ha vinto il Giro d’Italia per ben tre volte.

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Però adesso, dopo l’incontro con il presidente Sergio Mattarella di domani al Quirinale, il pensiero del ciclista siciliano è proiettato verso i pochi di giorni di vacanza prima della preparazione per Tour de France, che una volta finito, lascerà spazio al prossimo principale obiettivo di Nibali: vincere l’oro alle Olimpiadi.

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