Paola Gianotti e la sua iniziativa tra gli States

Pubblicato il autore: Paolo Bellosta Segui

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“48 Stati – 48 Giorni – 48 Bici”, ovvero attraversare i 48 Stati degli Usa contigui (esclusi Hawaii e Alaska) in 48 giorni, raccogliendo fondi per l’acquisto di almeno 48 biciclette, una per ogni Stato. Un totale di 12mila chilometri, coast to coast, con un obiettivo benefico che coinvolge le donne dell’Uganda. E’ la nuova impresa della ciclista piemontese Paola Gianotti, che lo scorso anno ha battuto il record mondiale compiendo il giro del mondo in bicicletta, 29.430 chilometri, in 144 giorni.
Ecco le sue parole a Tuttosport.

Paola, dal 2012 la bicicletta è diventata la sua professione e la sua ragione di vita.
«Sì, avevo una società che si occupava di organizzazione di eventi sportivi e culturali e formazione aziendale. Nel 2012 la crisi economica mi ha costretto a chiudere, in quel momento ha deciso di cambiare vita e di compiere il giro del mondo in bici. Le mie più grandi passioni sono la bicicletta e il viaggio».

E’ arrivata ad Oslo dall’Italia pedalando in pieno inverno. Come è stata quell’impresa?
«Ho percorso duemila chilometri in tredici giorni attraversando il Nord Europa: sono arrivata a Oslo il 29 gennaio mattina. Nelle prime tappe ho trovato tanta neve, poi dalla Germania in su è il tempo è migliorato, fino ai 5 gradi che ho trovato in Norvegia. La cosa più bella è che ho sempre pedalato su piste ciclabili: nel Nord Europa c’è una cultura della bicicletta e un rispetto per i ciclisti che sono ancora inesistenti da noi».

La bicicletta è considerata strumento di pace e mezzo di sviluppo, soprattutto per le donne. Lei lo ha sperimentato nella sua esperienza in giro per il mondo?
«Quando si pedala si è tutto uguali, la bici è il mezzo più democratico in assoluto, non fa distinzioni sociali. La bici è viaggio, è benessere, tra le persone che vanno in bicicletta c’è un atteggiamento di maggiore rispetto tra di loro e nei confronti del prossimo. La bici ti permette di essere a stretto contatto con la natura, è mezzo di spostamento fondamentale in tanti Paesi dell’Africa e dell’Asia. E’ anche un mezzo per rivendicare la libertà e i propri diritti».

Con “48 Stati – 48 Giorni – 48 Bici” tenterà di battere un nuovo record mondiale. Ma l’impresa ha soprattutto una missione benefica, può spiegare?
«Sul mio sito www.keepbrave.com ho inserito una campagna di raccolta fondi: ad ognuna delle 48 tappe associo una bicicletta, chi vuole può donare soldi per comprarle.  Il mio obiettivo è raccogliere fondi per comprare simbolicamente 48 biciclette, una per ogni Stato attraversato, se le donazioni lo permetteranno ne comprerò molte di più. Quando terminerò il viaggio, mi recherò in Uganda, acquisterò direttamente là le biciclette da un produttore locale, con il sostegno dell’Ambasciata italiana, e le consegnerò ad almeno 48 donne in una delle zone più povere e depresse del Paese. Per questa iniziativa mi sono appoggiata a un’associazione, Bicycles against poverty,  fondata a New York da un ugandese che all’età di 7 anni contrasse la malaria e riuscì a raggiungere l’ospedale, essere curato e salvarsi grazie a una bicicletta prestata ai suoi genitori. Oggi l’associazione consegna oltre 800 bici all’anno agli ugandesi sotto forma di microcreditom, selezionando le persone a cui destinarle. Anche io sceglierò questa formula di finanziamento che, rispetto al semplice regalo, incentiva la responsabilizzazione e crea un circuito virtuoso: con i soldi restituiti si possono comprare altre biciclette da destinare ad altre persone, che a loro volta, restituendo il finanziamento, permetteranno di acquistarne altre».

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