Perché Nibali può vincere il Giro e perché non può vincerlo

Pubblicato il autore: Erika C. Segui

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Prima Corvara e poi l’Alpe di Siusi hanno reso il week-end che ci siamo lasciati alle spalle una vera Caporetto per gli appassionati italiani di ciclismo. Vincenzo Nibali, vincitore della Vuelta 2010, del Giro 2013 e del Tour 2014 ha lasciato per strada ben 2’53” tutti a beneficio della vera sorpresa della corsa rosa: l’olandese Steven Kruijswijk.

E così, quando sta per iniziare l’ultima settimana del Giro, tutti i bookmakers hanno aggiornato prontamente le quote riferite alla vittoria del corridore siciliano. In effetti sono tanti 3 minuti da recuperare sul coriaceo corridore della LottoNL – Jumbo ma quando si scalano le montagne basta una piccola crisi per far si che i minuti volino. Basta pensare al Giro dell’anno scorso quando la corsa rosa sembrava in cassaforte a beneficio di Contador che però nell’ultima tappa alpina tremò non poco sotto i colpi di Aru.

Per cui ecco serviti 5 validi motivi per continuare a sperare che Nibali può  vincere il Giro d’Italia.

Perché lo Squalo dello stretto nella terza settimana arriva sempre al top

La  Tripla Corona (Tour+Giro+Vuelta) Nibali è riuscita a conquistarsela grazie a un rendimento costante nell’arco delle tre settimane dei Grandi Giri ma il picco della condizione l’ha sempre avuto nel corso dell’ultima settimana. Come non dimenticare la Bola del Mundo, le Tre Cime di Lavaredo o la cavalcata di Hautacam! Del resto il suo preparatore Paolo Slongo raramente ha toppato nel fare questo tipo di calcoli, neanche quando ha trovato sulla sua strada gente più forte (vedi Tour 2015). Quindi è lecito supporre che Nibali abbia una gamba super dalla fino al gran finale di Torino.

 

Perché può trovare un alleato prezioso in Valverde

Anche lo spagnolo ha intenzione di far saltare il banco per guadagnarsi almeno il podio finale quindi un attacco congiunto Movistar-Astana non è da escludere anche se le tattiche degli spagnoli spesso sono alquanto discutibili. In ogni caso l’Astana anche da sola avrebbe la forza di costruire una tattica perfetta nei prossimi giorni per stanare Kruijswijk e cercare di assestare il colpo del ko con il proprio capitano. O con un forcing in salita oppure mettendo uomini nelle fughe del mattino: le carte da giocare sono diverse anche se finora solo Scarponi e Kangert si sono dimostrati super mentre Capecchi, Malacarne e soprattutto Fuglsang hanno deluso.

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Perché tra venerdì e sabato ci sono 2 colli a quota 2.700

Il Colle dell’Agnello e la Bonnette si scaleranno nella terzultima e nella penultima tappa, entrambi superano quota 2700 metri sul livello del mare e per arrivare in cima occorre pedalare per oltre 20km. La maggiore esperienza di Nibali potrebbe emergere proprio al termine di queste due tappe, anche se abbastanza brevi nel chilometraggio finale. Kruijswijk non è un pivellino, ha già corso 10 Grandi Giri (Nibali 15), ma non sempre ha avuto l’occasione di correre tappe del genere quindi l’Agnello e la Bonnette saranno più alleate del siciliano che dell’olandese volante.

 

Perché Kruijswijk si ritroverà senza compagni in salita

Anche se finora ha fatto tutto da solo, da adesso le cose cambieranno un po’ visto che l’olandese ha la maglia rosa sulle spalle. La sua squadra dovrà lavorare di più e il suo leader dovrà difendersi e non attaccare come fatto finora. Non ci vuole la sfera magica per immaginarsi la LottoNL – Jumbo al completo sciogliersi presto non appena la strada sale. Forse solo il nostro Battaglin potrà dare un apporto significativo alla maglia rosa ma quando resterà da solo dovrà fare tutto in prima persona e sarà esposto ad attacchi molteplici.

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Perché i tifosi saranno dalla sua parte

Durante la cronoscalata certi tifosi non hanno di certo aiutato Nibali, distraendolo, ostacolandolo involontariamente, aumentando così la sua rabbia e frustrazione dovuta a una prestazione opaca. Siamo certi che tutti hanno capito la lezione e che in una eventuale azione di Vincenzo tutti i tifosi potranno trasformarsi nell’arma in più che farà scattare nella testa del siciliano la leva dell’orgoglio per fare l’impresa.

Se si vuole però restare coi piedi per terra e tornare alla cruda realtà, ci si accorge che il divario di circa 3 minuti tra Nibali e il leader della generale è troppo, soprattutto se si analizza la condizione dimostrata dai due pretendenti nelle tappe di sabato e domenica.

Ecco quindi 5 semplici motivi che possono far mettere il cuore in pace anche al più grande tifoso di Nibali.

Perché Kruijswijk finora è stato il più forte

Sul Valparola l’olandese non ha attaccato a sorpresa ma ha rilanciato in seguito al primo scatto di Nibali. Queste cose si fanno solo se sei nettamente il più forte e il fatto che a staccarsi e a rientrare a fatica è stato anche lo scalatore più puro in circolazione in questo Giro, il colombiano Esteban Chaves, la dice lunga sulla condizione di Kruijswijk.

 

Perché Nibali deve scavalcare anche Chaves e guardarsi da Valverde

Per ribaltare il Giro a proprio favore non sarà sufficiente mandare in crisi la maglia rosa. Nibali infatti dovrà avvantaggiarsi anche su Chaves, che lo precede di 39”, e stare attento a non mostrare il fianco a quel volpone di Valverde che gli sta dietro di 38”. Il siciliano è già tra l’incudine e il martello e potrebbe guardare più alla lotta per il podio che a quella per la Rosa.

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Perché la stagione dell’olandese è stata meno lunga e logorante

Nibali ha cominciato a correre a Gennaio e ha già finito 4 brevi corse a tappe più 4 corse in linea di cui 3 di un certo rilievo: Strade Bianche, Sanremo e Liegi. Kruijswijk lo abbiamo invece visto in azione da febbraio e solo in 4 corse a tappe dove non ha curato la generale (fatta eccezione per il breve e semplice Tour of Yorkshire a ridosso del Giro). Se tanto mi da tanto ecco in parte spiegata la maggior brillantezza dell’olandese che dovrebbe poterla mantenere per altri 7 giorni.

 

Perché gli outsider hanno vinto altre volte al Giro

Già Berzin nel 1994, Savoldelli nel 2002, Menchov nel 2009 ed Hesjedal nel 2012 hanno vinto la corsa rosa senza partire con le stellette da favorito per cui non sorprenderebbe affatto vedere Kruijswijk sul gradino più alto del podio domenica 29 a Torino. Il Giro è spesso sinonimo di incertezza e tante volte si è visto battagliare il grande campione contro la sorpresa arrivata dal nulla (come dimenticare il duello Basso-Arroyo nel 2010?).

Perché le tappe di Andalo e di Pinerolo nascondono insidie ma sono tutto sommato semplici

A ben guardare prima delle difficili ma brevi tappe di venerdì e sabato, la maglia rosa può dormire sogni quasi tranquilli. La tappa di Andalo propone la scalata di due passi pedalabili: Mendola e Fai della Paganella. Più che altro si dovrà fare attenzione alle imboscate e non alle possibili crisi. A Cassano d’Adda ci sarà volata e infine a Pinerolo, prima della due giorni alpina, il menu di giornata proporrà due strappi brevi ma duri negli ultimi 20 km dove il distacco, se ci sarà, potrebbe non superare il mezzo minuto.

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