La rivincita di Fabio Aru: “E dicevano che non ero adatto in discesa..”

Pubblicato il autore: francesco agostini Segui

Fabio Aru
L’impresa di Fabio Aru al Giro del Delfinato, in Francia, ha come il sapore di un succulento antipasto prima della cena vera e propria: il tanto amato Tour de France. Il ciclista sardo della Astana ha dato vita ad un’azione fenomenale che lo ha visto, alla fine, tagliare il traguardo per primo regalandogli una bella soddisfazione dopo un 2016 così così.

L’azione di Fabio Aru

Su un terreno adatto prettamente ai velocisti, Fabio Aru è scattato in salita quando ancora mancavano 22 km all’arrivo. Insieme ad otto uomini e al compagno di squadra della Astana Luis Leon Sanchez, ha riagguantato Tony Martin e a 14 km di distanza si è involato in solitudine in discesa. Eroicamente, Fabio Aru è riuscito a resistere all’impeto del gruppo che, anche se gli è arrivato davvero a un soffio, non è più riuscito a riprenderlo. Una volta tagliato il traguardo, il sardo venticinquenne ha dato una lucida analisi della gara e ha tenuto a togliersi qualche sassolino dalla scarpa:
Il piano era di provarci in salita. E così ho fatto. Poi ho visto che stavo bene e ho attaccato in discesa. Dove qualcuno dice che non sono adatto.. Sentivo il gruppo alle spalle. Solo negli ultimi 20 metri ho capito che ce l’avrei fatta. È vero, un finale così mi mancava. Ma solo tra i professionisti. Da dilettante avevo già fatto numeri simili.” (La Gazzetta dello Sport)

Leggi anche:  Fabio Aru, anche la Bardiani apre le porte al corridore

Arrivano i complimenti di Contador per Fabio Aru

La scintillante vittoria di Fabio Aru in Francia ha avuto il merito di far riemergere all’attenzione dei media il suo straordinario talento dopo un periodo di appannamento. Anche se gli obiettivi dichiarati sono il Tour de France e l’Olimpiade, Fabio Aru ha comunque dato il massimo:
Lo stato d’animo adesso cambia, è innegabile. Ho avuto la conferma di aver lavorato bene, di essere sulla strada giusta per i miei obiettivi: Il Tour e l’Olimpiade.” (La Gazzetta dello Sport)
Il Delfinato serve al sardo più per entrare in condizione che per altro; poi, certo, se arrivano imprese come questa è tutto di guadagnato, è chiaro. Fabio Aru però rimane con i piedi ben saldi a terra e non si scompone:
Stiamo calmi, teniamo i piedi per terra. Sono qua per testarmi, per mettere chilometri nelle gambe. Io penso al Tour. Certo, se si presentasse l’occasione..”  (La Gazzetta dello Sport)
Nel frattempo, arrivano già i primi complimenti dai colleghi. Il più illustre di tutti è quello dello spagnolo Alberto Contador, trentatré anni:
Il modo in cui Fabio ha vinto dice molto. Aru è spettacolare. Il ciclismo ha bisogno di corridori come lui.” (La Gazzetta dello Sport)
La risposta del sardo a questi lusinghieri complimenti è stata pronta e sincera:
Alberto è un campione. Mi fa molto piacere: so che le sue parole vengono dal cuore.” (La Gazzetta dello Sport)
Come a dire: lo so che non sono solo parole di circostanza e che sono vere. Dopotutto, ad oggi è facile salire sul carro dei vincitori e sostenere il sardo. Ma fino a qualche mese fa, chi aveva il coraggio di scommettere su di lui?

  •   
  •  
  •  
  •