L’odissea di Fernando Gaviria, il ciclista dimenticato dalle istituzioni sportive del suo Paese

Pubblicato il autore: Luca Santoro Segui
Il corridore Fernando Gaviria bloccato con i suoi compagni all'aeroporto

Il corridore Fernando Gaviria bloccato con i suoi compagni all’aeroporto di Rio

Brutta avventura per il ciclista colombiano Fernando Gaviria, prossimo a partecipare da superfavorito alla prova su pista dell’Omium a Rio 2016, in programma domenica 14.

Chi è Fernando Gaviria

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Fiore all’occhiello dello sport colombiano, il corridore dalle caratteristiche da velocista (cosa alquanto insolita visto che il suo Paese ha sempre avuto una grande tradizione di scalatori) vanta due titoli mondiali (2015, anno in cui è diventato professionista, e 2016) nella disciplina dell’Omnium, specialità del ciclismo su pista composta da sei prove e in cui Gaviria vinse anche da junior nel 2012 (assieme all’Americana, altra specialità della pista). Attualmente in forze alla Etixx QuickStep. il colombiano nel suo palmarès si può anche fregiare di due tappe vinte in volata al Tour de San Louis 2015 davanti a Mark Cavendish (mica un parvenu qualsiasi) e una nel 2016, una vittoria di tappa alla Tirreno-Adriatico del 2016 e nello stesso anno una tappa conquistata al Tour di Polonia. E’ il corridore che pianse al traguardo della Milano-Sanremo di quest’anno, in cui le sue altissime possibilità di portare a casa la corsa furono beffate dalla caduta a pochi metri dal traguardo e dalla vittoria a sorpresa del francese Arnaud Démare.
Per quanto riguarda il suo privato, Fernando Gaviria viene da una famiglia di sportivi, con il papà ciclista e la sorella Juliana considerata la migliore pistard di Colombia; ed è proprio la pista il terreno ideale del velocista, anche se recentemente ha confessato di sognare la Paris-Roubaix (il cui traguardo, non a caso, è in un velodromo).

La cronaca della disavventura di Gaviria

Assieme agli altri suoi compagni che disputeranno la gara dell’Ominum Fernando Gaviria ha vissuto un’autentica odissea cominciata sabato 7 agosto con la perdita del volo che li avrebbe portati dalla Colombia a Rio De Janeiro: Gaviria e gli altri corridori, infatti, non hanno partecipato alla cerimonia di apertura ma desideravano comunque approdare nella città olimpica otto giorni prima della gara,  in modo tale che potessero ambientarsi e procedere con gli allenamenti e la preparazione alla gara. Tuttavia la compagnia di bandiera colombiana ha cancellato il volo che avrebbe portato gli atleti a Rio, costringendoli ad una attesa nell’aeroporto di Bogotà di ben 15 ore: qui però la questione si fa più scottante perché coinvolgerebbe il Coldeportes, ovvero il Dipartimento Statale dello Sport Colombiano, accusato dagli atleti di non aver organizzato al meglio la trasferta, o meglio, non averla organizzata affatto, soprattutto in vista della cancellazione del volo.

Ma una volta arrivati a Rio, seppur in ritardo nella tabella di marcia, i nostri ciclisti hanno dovuto fronteggiare un nuovo imbarazzante e seccante imprevisto: all’aeroporto brasiliano non hanno infatti trovato alcun dirigente o delegato qualsiasi del Comitato Olimpico Colombiano ad accoglierli. Gaviria e soci quindi, nella giornata di ieri, sono rimasti bloccati nuovamente in aeroporto (questa volta a Rio) in attesa di essere sistemati negli alloggi del Villaggio Olimpico.

La situazione nelle ultime ore si è alla fine risolta per il meglio, ma ciò non toglie due fatti di una certa gravità: i disagi patiti dall’atleta punta di diamante nonché patrimonio nazionale Fernando Gaviria, capace di dare al suo Paese più di una soddisfazione nelle competizioni internazionali, e la figuraccia rimediata dal Dipartimento dello Sport e dal Comitato Olimpico Colombiano, non nuovi a pasticci di questo genere. Ne sa qualcosa la ciclista Ana Cristina Sanabria, che nella prova su strada che ha disputato da sola domenica ha dovuto contare sulle proprie forze, in senso letterale: nessuna ammiraglia ad aiutarla e a fornirgli il rifornimento e, beffa delle beffe, nessun rappresentante di Coldeportes e Comitato Olimpico ad attenderla al traguardo. Neppure a Rigoberto Uran è andata meglio: anche lui è rimasto bloccato in aeroporto perché la compagnia aerea portoghese non intendeva caricare sul velivolo le sue tre bici; uno stress che il corridore medaglia d’argento a Londra 2012 ha pagato nella prova di sabato, ritirandosi quando mancavano 30 km al traguardo.
Insomma, tra i ciclisti colombiani e le istituzioni sportive nazionali, soprattutto Coldeportes, volano stracci, ma questa volta il Dipartimento Statale ha passato il segno: l’appiedamento di una risorsa per la Colombia come Fernando Gaviria (un po’ come bloccare a Fiumicino Federica Pellegrini, per capirci) rischia sicuramente di assestare un colpo da ko per le burocrazie sportive colombiane; sperando che non ne soffra anche il corridore nella prova dell’Ominum di domenica.

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