Ciclismo, Aru in cerca di una vittoria

Pubblicato il autore: Eugenio Usai Segui

Fabio Aru alla ricerca di vittorie. Sì, perché il 2016 non ha affatto sorriso al sardo se confrontiamo gli anni scorsi, i quali hanno visto un’ascesa che pareva irrefrenabile per il talento proveniente da Villacidro.  Nel 2013 è partito tra i professionisti prendendosi buonissimi piazzamenti e contribuendo in maniera significativa al primo Giro d’Italia vinto dall’ex compagno di team Vincenzo Nibali. Nel 2014 fa già intravedere le sue luminose prospettive con il terzo posto al Giro d’Italia 2014 e il quinto posto alla sua prima Vuelta de Espanà. L’anno d’oro è il 2015: secondo posto al Giro d’Italia e soprattutto la sudatissima ed emozionante vittoria presa agli sgoccioli alla Vuelta de Espanà, senza dimenticarci l’ottimo terzo posto ottenuto alla Milano – Torino (in cui parteciperà domani); dopo tali risultati è chiaro che si è di fronte ad un professionista pronto a spiccare il grande salto.

2016: un anno nero

Si è parlato di una preparazione sbagliata, del fatto che non è un ciclista adatto per le classiche e che ancora è troppo giovane e inesperto. Giustificazioni che possono attenuare i risultati poco esaltanti di questa stagione, ma che non levano il fatto che Aru quest’anno sia transitato in una involuzione. I motivi non si sanno di certo, ma è sicuro che anche la fortuna non è stata molto dalla sua parte: caduta ad aprile nel Giro dei Paesi Baschi, la quale ha causato una corsa sottotono alla Amstel Gold Race e rinuncia alle due classiche belga Freccia – Vallone e Liegi – Bastogne Liegi. A questo punto Aru punta tutto al Tour De France, dove le aspettative su di lui sono molto alte. Non si parla di certo di una sua vittoria finale, troppi pretendenti molto più forti, ma si prevede un sicuro importante piazzamento tra i primi dieci della classifica generale, e perché no, magari di un podio. Aru non brilla, ma sta sempre tra i migliori, affanna ai Pirenei e riceve un grosso aiuto da Nibali per stare al passo; alla prima cronometro va male, ma fortunatamente non ci sono uomini in grado di prendere il largo nella top ten e rimane sempre sul settimo posto. Alla seconda cronometro stupisce tutti prendendosi il terzo tempo migliore e pare che possa seriamente pretendere al podio di Parigi, ma all’ultima difficilissima tappa di montagna, la Megeve – Morzine, crolla e perde terreno scendendo al tredicesimo posto in graduatoria: un mezzo fallimento per un ciclista del suo livello, anche se era il suo primo Tour. Dopo la delusione francese si mette a servizio di Nibali per la nazionale e fa un buonissimo lavoro per il suo capitano, peccato che il siciliano cade durante la corsa in linea a Rio e Aru, essendo l’ultimo a cui riporre le speranze per un decente piazzamento italiano nella corsa, non ha abbastanza benzina per raggiungere i primi, e ottiene così un dignitoso sesto posto. Rimane discutibile la decisione di non partecipare alla Vuelta di quest’anno, essendo una sorta di semi – dovere farlo da detentore del giro spagnolo.

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Tentativo di riscatto alle classiche

Finora alle classiche italiane di quest’anno si è visto ben poco: ci ha giusto provato al Giro d’Emilia, guadagnando un quarto posto e un nono alla Tre Valli Varesine, dove ha tentato un attacco che è stato inefficiente quanto quelli provati al Tour. Ora Aru è concentrato alla Milano – Torino e al Giro di Lombardia, ma dovrà combattere con una concorrenza fatta da specialisti di classiche e da nuove leve (Chaves) che forse lo possono scalzare nei primi posti dei migliori talenti di classe ’90. Un successo in una delle due classiche di stagione può essere un buon palliativo per un anno così deludente, ma è meglio che cominci a pensare ad un ritorno in grande stile per l’anno prossimo, anche perché se c’è un ciclista che può recuperare e tornare a stupire è proprio Fabio Aru, magari cominciando a fare il massimo dei risultati dal prossimo Giro d’Italia che partirà proprio dalla sua selvaggia e incontaminata terra.

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