In assenza di Nibali e Aru, il ciclismo italiano si fa comunque onore alla Vuelta

Pubblicato il autore: Annamaria Sabiu Segui

Vincenzo Nibali Fabio Aru

In assenza di Vincenzo Nibali e Fabio Aru, va una doverosa riconoscenza all’operato degli azzurri impegnati alla Vuelta. Ricordando l’assenza di Vincenzo Nibali, ancora convalescente per un infortunio alla clavicola rimediato durante la corsa olimpica di Rio, e l’assenza di Fabio Aru, ultimo vincitore di Spagna, onore al merito va dato a Valerio Conti, Gianluca Brambilla, Michele Scaponi e Davide Formolo. In Spagna l’Italia è arrivata con le seconde linee, ma ha conquistato due vittorie di tappa con il giovanissimo Valerio Conti e il sempre più affidabile e concreto Gianluca Brambilla. Bravissimo Fabio Felline e poi due corridori nella top ten : Michele Scarponi ha chiuso al 7°  posto nell’undicesima tappa e Davide Formolo conquista il nono posto nella classifica finale.
Il futuro per il ciclismo italiana non sarà semplice soprattutto per i team. Ci sono tanti buoni corridori, ma sempre meno squadra. La massima serie del ciclismo è data dal World Tour, diciotto le formazioni di primo livello che hanno il diritto-dovere di correre tutte le più importanti corse del mondo. L’Italia, fino a quest’anno ne aveva una: la Lampre-Merida di Beppe Saronni, campione del mondo di Goodwood e vincitore di due Giri d’Italia, grande protagonista negli Anni Ottanta con Francesco Moser e da quasi 25 anni apprezzato team-manager.
Per il prossimo anno, il team di Saronni, è stato scelto da investitori cinesi: “Al momento potrebbe chiamarsi Tj-Lampre, anche se il primo nome verrà definito più avanti. I cinesi hanno un obiettivo ben preciso: rimettere i cinesi in bicicletta. Dovunque vai ci sono fiumi di macchine, troppe. Devono risolvere i problemi dell’inquinamento e noi facciamo parte di un progetto molto più ampio e complesso” ha detto Saronni. La Lampre-Merida diventa dunque cinese, Vincenzo Nibali andrà a correre per il Bahrain del principe Nasser bin Hamad Al Khalifa. Fabio Aru invece resta con i kazaki dell’Astana. Il ciclismo italiano resterà così miniera di corridori e talenti, ma non più di squadre. Oggi ci restano i corridori, ma un po’ come per il Paese reale, anche il ciclismo deve provare a tornare a fare squadra.

 

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