Peter Sagan, licenza di vincere

Pubblicato il autore: Andrea Biagini Segui

Chissà cosa cosa deve aver pensato Alaphilippe quest’oggi quando, superata la flamme rouge dell’ultimo chilometro, ha visto che in quel gruppo ristretto di uomini era ancora presente una maglia della Slovacchia, dorsale 119.
Chissà cosa avranno pensato Michael Matthews, pure lui battuto da uno slovacco agli ultimi Mondiali di Richmond, oppure Fabian Cancellara, che ad inizio aprile si è visto negare il suo quarto Giro delle Fiandre, battuto anch’egli dalla stesso corridore, in maglia iridata della Tinkoff.
E chissà cosa avranno pensato tutti gli altri, vedendo il traguardo vicino, ma quel fenomeno di Peter Sagan in loro compagnia. Già, perché quando lo slovacco campione del mondo, ed ora anche campione europeo, vede l’arrivo, eccolo che si scatena, rendendo onore al soprannome che gli è stato affibbiato negli anni, quello di Tourminator.
Grande motore, non ha paura di attaccare da lontano, ma al tempo stesso sa fare la voce grossa negli arrivi in volata, riuscendo a competere anche con gli sprinter puri, oppure con azioni da finisseur.
Nato a Zilina, in Slovacchia, ventisei anni fa, Peter inizia presto a praticare mountain-bike, specialità con cui si fa conoscere dagli addetti ai lavori, vincendo praticamente tutto a livello giovanile. Successivamente passa al ciclismo su strada, ingaggiato dalla Liquigas-Doimo dopo una stagione nel circuito Continental. Proprio in Italia il ragazzo inizia a crescere, mettendo in evidenza tutte le sue qualità ed aggiudicandosi innumerevoli tappe, compresa la classifica finale del Tour de Pologne 2011, che a soli 21 anni lo proclama come il più giovane corridore di sempre ad aver conquistato una corsa a tappe del World Tour, e la maglia verde della classifica a punti al Tour de France 2012. Da qui in poi il suo talento smisurato viene fuori sempre più, permettendogli di vincere altre quattro maglie verdi, una serie infinita di tappe, ma soprattutto due Gand-Wevelgem, un Giro delle Fiandre, cinque campionati nazionali in linea e uno a cronometro, un Mondiale e l’inedito Campionato Europeo, appunto.

Sagan

Peter Sagan, insieme al fratello Juraj (alla sua sinistra), festeggia l’oro mondiale di Richmond

Campione in tutto e per tutto, Peter in realtà non è assolutamente lo spavaldo e presuntuoso ragazzo che sembra essere in sella ma anzi, al contrario, è il classico corridore che pedala per passione, utilizzando la bici come valvola di sfogo, e in grado di stupire tifosi e colleghi grazie alla sua classe immensa e ad un poco di pazzia, come dimostra l’impennata sulle durissime pendenze della Planche des Belles Filles, che fece ben presto il giro del web, elevandolo a showman indiscusso del “circus”, oppure la decisione di tornare al primo amore, vale a dire la mountain-bike, alle recenti Olimpiadi di Rio, perché la prova in linea su strada era stata giudicata troppo dura per le sue caratteristiche.
Come ogni fuoriclasse che si rispetti, però, Sagan sa anche essere magnanimo e riconoscente nei confronti dei propri compagni, primo fra tutti il fratello maggiore Juraj, ciclista come lui nonché suo compagno di squadra ed angelo custode, dal momento che, come un’ombra, lo segue in ogni movimento di mercato. Come disse il suo ex preparatore atletico alla Liquigas, Paolo Slongo, “è grazie a lui, che ha iniziato per primo tra i due a correre in bici, che Peter è diventato un ciclista. Juraj, oltre ad onorare il suo lavoro ed es­sere un buon corridore, è fondamentale per Peter. Se Peter è istintivo e in senso buono è un po’ pazzo, il fratello nella coppia è la parte razionale e ri­flessiva, che quando serve è in grado di placarlo.” Proprio a Juraj, quindi, lo slovacco ha voluto regalare la gioia di vincere nella prova in linea ai recenti campionati nazionali, lasciandolo attaccare da lontano, così da permettergli di arrivare in solitaria sulla linea del traguardo, come a volerlo ripagare per tutti i sacrifici fatti nei suoi confronti duranti tutti gli anni passati insieme in sella.
Quindi, con buona pace di tutti i suoi avversari (ma attenzione, non nemici, come hanno dimostrato i complimenti fatti da tutti dopo la vittoria di Richmond), poco importa se a volte la sua smisuarata eccentricità lo porta a fare gesti sconsiderati, come nel caso della palpata al lato B di una miss sul podio del Fiandre, oppure delle plateali esultanze superata la linea d’arrivo, perché in fondo, che cosa sarebbe la vita senza un pizzico di follia?

Peter Sagan sul podio del Giro delle Fiandre 2013

Peter Sagan sul podio del Giro delle Fiandre 2013

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