Intervista Esclusiva SN, Moreno Moser: “L’esperienza di questi anni mi è stata utile, voglio partire bene con l’Astana”

Pubblicato il autore: Luca Santoro Segui

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Moreno Moser ha sempre convissuto con la pesante etichetta del predestinato: non è facile mettersi alla prova nel ciclismo con un cognome che porta con sé l’onore e l’onere di un peso specifico non indifferente in questo mondo (è nipote del leggendario Francesco e nel professionismo di questo sport troviamo anche gli zii Aldo ed Enzo, il padre Diego e i fratelli Leonardo, Matteo e il cugino Ignazio) ma Moreno non si è lasciato travolgere dalla pressione.
I primi, promettentissimi, anni tra i pro dimostrarono che il corridore trentino era destinato ad una carriera in crescita esponenziale: con la maglia Liquigas nel 2012 conquista il Trofeo Laigueglia, la generale del Giro di Polonia e grazie alle ottime prestazioni offerte nella stagione viene convocato da Paolo Bettini nella Nazionale Elite per i Mondiali di Valkenburg. La marcia trionfale, questa volta con la maglia Cannondale, prosegue nel 2013 (ad inizio anno diventa il primo corridore italiano a vincere le Strade Bianche e si posiziona terzo in una memorabile e combattuta tappa del Tour de France sull’Alpe D’Huez) ma si arresta a fine anno e fa precipitare Moreno in una zona grigia che getta delle sinistre ombre sul suo futuro non tanto da predestinato, ma da professionista. Nel frattempo il ciclista di Palù di Giovo scopre doti da cronoman che gli consentono di classificarsi in questa specialità decimo nel Mondiale di Richmond 2015: incomincia la risalita che lo porta a disputare un buon 2016, frutto dell’esperienza accumulata ed un ritrovato stato di forma. L’apice della stagione sarà il bronzo nella Crono Elite agli Europei di Plumelec, a dimostrazione che Moreno Moser è un corridore solido, scevro ormai da ingombranti paragoni familiari e determinato più che mai a ritagliarsi un posto importante nel ciclismo che conta.
Lo abbiamo intervistato in vista del suo trasferimento nel Team Astana, di cui vestirà la 
maglia dal prossimo anno e per fare un bilancio della sua esperienza con la Cannondale: ecco cosa ci ha risposto.

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Partiamo subito dalla tua esperienza con la Cannondale-Drapac: la stagione 2016, così come la tua avventura nel team è ormai al traguardo finale. Un bilancio di questi anni?

Vengo da una stagione dove finalmente sono riuscito a ritrovare la mia dimensione, quindi la mia esperienza con questa squadra si conclude in modo positivo. Lo scorso anno non ero riuscito a esprimermi al meglio, ma ho sempre avuto la fiducia e il supporto della squadra e questo per me è stato molto importante. Colgo l’occasione per ringraziare tutto il team, lo staff, il management e i miei compagni, perché ho avuto l’opportunità di fare un’esperienza con una grande squadra a livello internazionale e di crescere sotto molti aspetti, non soltanto agonistico.

Prima di questa, la tua migliore stagione è stata all’esordio da professionista.  Cosa non ha funzionato nel corso di questi anni e cosa è invece è cambiato nel 2016?

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Il primo anno da professionista girava tutto per il verso giusto e spesso come si dice, vincere aiuta a vincere. Sono partito davvero molto forte per essere un neo pro, ma le cose non sempre vanno come vorremmo e per me è stato necessario ritrovare fiducia prima di tutto in me stesso per poter tornare ai livelli di prima e a quello che è il vero Moreno Moser.

Hai dichiarato “Molte fughe arrivano al traguardo e tutti vogliono provarci. Si tratta di riuscire a cogliere l’attimo buono, anche se non è sempre facile. Perché se continui a scattare nei primi chilometri di corsa ti finisci e quando la fuga giusta parte non hai gamba per riuscire a entrare nel gruppetto dei fuggitivi”. Per fare un esempio, quest’anno nella Clàsica di San Sebastiàn eri nella fuga iniziale, nella prova su strada dell’Europeo sei scattato negli ultimi chilometri. La tua tattica da corridore è giunta in una fase di maturità?

Per quanto riguarda la questione delle fughe, penso che ogni corsa faccia storia a sé. Dipende da tante situazioni, a volte è meglio provare a partire prima, altre volte più in là. La tattica di decide quotidianamente, non c’è una soluzione giusta che possa essere stabilita a priori. Comunque sicuramente l’esperienza che mi sono fatto in questi anni mi è stata d’insegnamento.

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Nei piani della tua prossima squadra, la Astana, potresti essere uno degli uomini per conquistare le Classiche. Hai già qualche gara nel mirino?

No, sinceramente in questo momento non mi pongo obiettivi specifici perché definiremo tutto insieme alla squadra in occasione dei primi training camp. Mi metterò a disposizione del team. Quel che è certo, è che vorrei cercare di iniziare bene la nuova avventura.

Nella Astana la presenza degli italiani nel 2017 sarà di tutto rispetto: oltre a te troveremo Oscar Gatto, il debuttante Riccardo Milani e ovviamente i confermati Michele Scarponi, Paolo Tiralongo, Dario Cataldo e Fabio Aru. Paradossalmente tra le squadre World Tour 2017, a parte il gruppo Lampre, non ci sarà praticamente nessuna italiana. Secondo te perché un movimento con così tanti ciclisti di valore non riesce più ad esprimere un team nel massimo circuito?

Penso sia essenzialmente una questione di sponsor e di persone che hanno voglia oltre che di investire di fare sacrifici per gestire una squadra World Tour. Fortunatamente il ciclismo come disciplina a livello giovanile continua invece ad essere vivo. Mi sembra che ogni anno ci siano giovani interessanti che passano tra i pro.

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