Intervista Esclusiva SN: Omar Di Felice, ciclista fuori di sella

Pubblicato il autore: Mario Tommasini Segui

Omar di Felice ambassador Suunto Cime della Leggenda 2016
-Come consuetudine, la parola all’intervistato per una breve presentazione

Mi chiamo Omar Di Felice, 35 anni, e da 4 mi cimento in avventure e competizioni di ultracycling anche se, in realtà, il ciclismo fa parte della mia vita da sempre: ho un trascorso nelle varie categorie giovanili culminate in un anno di professionismo dopo il quale ho deciso di dedicarmi alla mia vera passione, l’estremo.
-E sei diventato un ultracycler di successo con la passione per le sfide. Cosa ti ha spinto a scegliere la fatica estrema per alimentare il tuo “sogno ad occhi aperti”?
Da sempre ho amato perdermi sulla mia bici da corsa. Sin da ragazzo mi avventuravo su salite sconosciute e lontane da casa e non tornavo se prima non avevo soddisfatto il mio desiderio di scalarne quante più possibili. Per me il ciclismo è questo: scoperta e avventura. Amo confrontarmi con i miei limiti e cercare, ogni volta, di superarli un po’ di più.
La bici mi sta regalando la possibilità di confrontarmi con la fatica estrema, con il freddo artico, con la privazione del sonno e con tanti altri fattori che, spesso, ci limitano.
Quando torno da un’avventura la prima sensazione è proprio quella di essermi appena risvegliato: in realtà avevo solo vissuto un sogno ad occhi aperti.
-Ultima avventura la “cime della leggenda”. 23 vette storiche di Giro e Tour.Come è nata l’idea? chi ti ha aiutato a realizzarla?
L’idea mi balenava in testa già da un po’. Volevo realizzare qualcosa che racchiudesse tutte le salite e le strade che nel corso degli anni avevano stuzzicato la mia fantasia. Partire dal Tourmalet e arrivare in cima allo Stelvio, cui ho legato alcuni dei miei ricordi più intensi, passando sui Pirenei, attraverso la Francia e il Mont Ventoux e scalando le cime mitiche di Giro e Tour era l’obiettivo di una carriera intera. Essere riuscito a farlo in una lunghissima no-stop un sogno che si è realizzato.
Ovviamente senza il team di supporto e senza i tanti sponsor che credono in me e nelle mie avventure ai limiti del possibile, sarebbe difficile pensare di mettermi alla prova su distanze cosi lunghe da coprire in tempi così brevi. Soprattutto perché amo dare la possibilità al mio “pubblico” di seguirmi in diretta e, tutto ciò, senza avere un team di supporto di alto livello sarebbe impossibile

Cime della Leggenda - Omar di Felice all'arrivo - Foto Luca Pedrana Spazza

Cime della Leggenda – Omar di Felice all’arrivo – Foto Luca Pedrana Spazza

– Cime della leggenda: dopo 2 giorni un infortunio e la decisione di concludere pedalando fuori sella. E’ tutto un equilibrio sopra la follia?
So che molti hanno storto il naso quando ho deciso che avrei comunque pedalato tutte le restanti salite in fuori sella, andando a neutralizzare le discese (per ovvi motivi di “sicurezza” e di salute). Un azzardo che potevo pagare a caro prezzo e che, comunque, sta rallentando la mia guarigione.
Quando mi sono seduto ad un tavolino e ho annunciato ai ragazzi del mio team che avrei continuato lo stesso ho letto nei loro occhi la paura e forse anche un pizzico di perplessità per ciò che avrei dovuto fare, ma nessuno di loro si è tirato indietro. Così siamo riusciti a far diventare un possibile fallimento, uno dei successi più belli della mia carriera, senz’altro il più emozionante.

Omar Di Felice sul Mont Vnetoux

Omar Di Felice sul Mont Ventoux

-La tua immagine suggestiva sul Mont Ventoux. Cosa ti è rimasto oltre alla fatica?
Del Mont Ventoux mi rimarrà per sempre l’immagine di un sogno vissuto ad occhi aperti: per un attimo, nel silenzio dell’alba e con la luce del sole che colorava tutto il paesaggio, ho pensato di essere su un altro pianeta. E’ stato il preludio al grande infortunio ma, in quel momento, c’ero solamente io con la mia bici, la mia passione e un sogno lungo 20 anni…
-Per stare tanti giorni in bici bisogna sentirsela cucita addosso. Di volta in volta hai usato settaggi diversi, anche i tanto controversi freni a disco. Stavolta che tipo di set up hai utilizzato?
Quando Wilier mi ha chiesto cosa pensassi della Zero.7 che mi fornisce già da due stagioni la mia prima risposta è stata: “me la sento cucita addosso”. Anche se mi cimento in lunghissime distanze, preferisco non cambiare l’assetto che è sempre lo stesso di quando correvo tra i pro, così come la scelta di materiali rigidi e performanti. Una gara di ultracycling richiede massima cura nel dettaglio, ormai il livello dei partecipanti si è alzato notevolmente e nulla può essere lasciato al caso.
Per Cime della Leggenda ho utilizzato il setup tradizionale: Wilier Zero7 con ruote Mavic Ksyrium Carbon di nuova concezione a basso profilo e con coperture da 25”. Accorgimento particolare nei rapporti utilizzati, con un 36×32 come massimo pignone che mi ha garantito di mantenere sempre fluida e agile la pedalata.
-Cime storiche, grandi ciclisti, tra cui Pantani, tuo ispiratore. Pensi che i materiali moderni ti abbiano facilitato il compito rispetto al passato?
Pedalando pensavo proprio a questo: “Ma come facevano decenni fa a pedalare su queste strade, con bici più pesanti, rapporti molto più duri e su strade sterrate?”
Mi sono dato come risposta il fatto che, se ci sono riusciti loro, anche io avrei dovuto farcela a maggior ragione avendo a disposizione materiali tecnici superiori a quelli dell’epoca. Diciamo che l’ultracycling, più di ogni altra disciplina, si avvicina a quello che è definito “Il ciclismo di un tempo”
-Il ciclismo e il pubblico. Gli anni del doping farmacologico e ora quello tecnologico. Scorciatoie che tu hai dimostrato di non voler seguire. Il racconto della tua impresa vuole riavvicinare il pubblico e i ragazzi allo sport che ami?
Non amo dare lezioni, né dispensare pillole di morale. Io cerco solamente di farmi testimonial del mio modo di fare ciclismo. Un modo dove non c’è spazio per le scorciatoie. Lo sport estremo, per fortuna, in parte ti mette al riparo dal doping: quando sei in sella per giorni interi non c’è farmacia né motorino che possa aiutarti. Ci sono momenti in cui è la tua testa a decidere cosa farà il fisico. Vorrei che i ragazzi e i tanti appassionati capissero che si può fare sport in modo pulito. Vorrei portare il mio esempio, l’esempio di un ragazzo “normale” che con la dedizione e l’amore per questo sport ha deciso di ricercare il proprio limite spostando sempre un po’ più in su l’asticella delle ambizioni. Una cosa che, nel proprio piccolo, ognuno di noi può fare quotidianamente.
-Sei un fenomeno anche social. puoi anticiparci qualche nuova impresa?
Al momento tutte le mie energie sono impiegate nella risoluzione del problema fisico che ancora mi limita nell’attività. Ovviamente, se il fisico sta recuperando, la mente è già al lavoro ma non posso ancora annunciare nulla. Senz’altro diventa sempre più difficile stupire i tanti appassionati che da me si aspettano imprese sempre più difficili e ai limiti del realizzabile.
-Roma e la bicicletta. Un rapporto conflittuale. Qual è il tuo pensiero al riguardo?
Credo che Roma, come ogni altra grande città, dovrebbe puntare in maniera più forte e decisa sulla ciclabilità per diminuire i problemi legati a smog e circolazione.Il problema di noi “italiani”, però, è più che altro culturale: troppe volte noi ciclisti veniamo apostrofati e mal digeriti sulle strade.
Esorto i miei colleghi a pedalare sempre rispettando il codice della strada anche se io, da “pedalatore solitario” noto con dispiacere che anche il circolare da soli, in fila indiana, non ci mette assolutamente al riparo dalla distrazione e dalla superficialità con cui troppi automobilisti spesso ci superano, mettendo a repentaglio la nostra sicurezza.

Lista delle 23 vette :

Tourmalet (2115 m, 19 km al 7,4%)
Azet (1580 m, 10,7 km al 7,3%)
Peyresourde (1569 m, 8,3 km al 7,6%)
Portillon (1293 m, 10,2 km al 6,5%)
Bonaigua (2072 m, 23 km al 4,8%)
Envalira (2407 m, 27,5 km al 5%)
Ventoux (1912 m, 22,7 km al 7,1%)
Izoard (2361 m, 15,9 km al 6,9%)
Lautaret (2057 m, 27,7 km al 3,1%)
Galibier (2642 m, 8,5 km al 6,9%)
Iseran (2770 m, 32,9 km al 4,2%)
Cormet de Roselend (1967 m, 19,3 km al 6%)
Saisies (1658 m, 14,9 km al 6,4%)
Prarion (1138 m, 2,5 km al 13,1%)
Forclaz (1526 m, 7,5 km al 5,8%)
Furka (2431 m, 16,5 km al 6,4%)
Oberalp (2044 m, 10,6 km al 5,7%)
Lenzerheide (1476 m, 17,6 km al 5%)
Albula (2312 m, 30,8 km al 4,7%)
Bernina (2328 m, 20,4 km al 3%)
Aprica (1176 m, 13,2 km al 6,1%)
Gavia (2621 m, 17,3 km al 7,9%)
Stelvio (2758 m, 21,5 km al 7,1%)

#CimeDellaLeggenda
#EpicClimbs
#LeSangJaune
#Cimedellafollia

Per sentire il racconto dalla viva voce del protagonista, Omar Di Felice, appuntamento giovedì 27 a Roma, per tutti gli appassionati del ciclismo e non solo.
Cime della leggenda - il racconto di Omar Di Felice

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