Peter Sagan: il vero e unico Cannibale sul gradino più alto

Pubblicato il autore: Simone Satragno Segui


E’ forse una sfida, ma nemmeno così tanto. Peter Sagan, per tutti “Il Cannibale”, a Doha ha vinto il Mondiale per il 2° anno di fila! Il campione polacco ha ancora due o tre obiettivi tra le Classiche Monumento, ma poi potrebbe anche tentare di cambiare preparazione per confrontarsi con un’altra grande gara in previsione della seconda parte della carriera: trionfare in perlomeno un Grande Giro. E con il Mondiale, tra l’altro vinto per la seconda volta in due anni, si arriva a quota 89 vittorie da quando è un professionista. Una cifra inarrivabile per chiunque probabilmente, a maggior ragione per il polacco, che all’anagrafe risulta abbia solo 26 anni. Peter Sagan è per tutti un fuoriclasse, il più grade corridore in assoluto della storia recente del ciclismo contemporaneo. Ha una classe infinita e una completezza a livello ciclistico che solo Merckx prima di lui possedeva. In bici è un crack (come direbbero i nostri cugini spagnoli), che si ciba di vittorie e colleziona vittime (sportive) in ogni luogo.

Ormai di Sagan si sa praticamente di tutto. Il secondo bis iridato di fila (negli ultimi 55 anni ce l’hanno fatta solo Bugno, ’91-’92, e Bettini, 2006-2007) arricchisce quella che lui stesso ha etichettato come la “miglior annata della carriera”. Ha vinto dall’inizio alla fine del 2016, unendo – tra le altre corse, la Gand-Wevelgem, il Fiandre, 3 tappe al Tour de France (dove ha vestito la maglia gialla e ha vinto per la 5a volta di fila la verde!) e il campionato europeo. Numeri da campione senza se e senza ma. Cifre da Peter Sagan, che guarda caso è stato premiato a Doha da Eddy Merckx, il più forte corridore della storia delle due ruote. Uno che per la prima volta vede il suo titolo sicuramente più vicino.

Così Sagan commenta a fine gara: “Ho avuto un po’ di fortuna perché sono stato l’ultimo a riuscire ad entrare nel gruppo: prima di me erano entrati con grande tempismo mio fratello e Kolar. Peccato poi che Jurai , andando a prendere acqua per tutti noi, abbia perso contatto con il gruppetto. Ma ho avuto accanto a me Kolar che ha fatto un lavoro davvero straordinario. La volata? Sono stato fortunato perché Nizzolo, con molta correttezza, non mi ha chiuso, così sono riuscito a passare e ho vinto alla grande. Devo dire grazie a tutti, grazie ai compagni e ai tifosi che sono arrivati dalla Slovacchia”.

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