Algeri vince il Timone d’oro: “Un premio alla carriera”

Pubblicato il autore: Nunzio Corrasco

Algeri vince il Timone d’Oro e ringrazia i colleghi: “Non me l’aspettavo, lo considero un premio alla carriera”.

Algeri vince il Timone d'oro

Algeri vince il Timone d’oro: ecco le parole del direttore sportivo dell’Orica

Direttore sportivo dell’Orica dal 2012, Vittorio Algeri ha vissuto cinquanta anni nel mondo del ciclismo e non ha la minima intenzione di dire basta. In questi giorni Algeri ha ottenuto un prestigioso riconoscimento: i suoi colleghi infatti gli hanno assegnato il “Timone d’oro“, vale a dire il premio che viene consegnato al miglior direttore sportivo dell’anno.
Il tecnico bergamasco si è detto sorpreso e onorato del premio che gli è stato assegnato dai suoi colleghi, ritenendolo un riconoscimento alla sua lunga carriera. Per parlare del premio ottenuto, dell’Orica e di tanto altro, Algeri ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni de “La Gazzetta dello Sport“, che vi riportiamo integralmente, partendo dalle sue sensazioni per il premio ricevuto: “Sinceramente non me lo aspettavo proprio, è stata una grossa sorpresa. Sono grato ai miei colleghi, lo considero un premio alla carriera”.

Algeri, partiamo dall’Orica e da Chaves, un corridore che lei conosce alla perfezione.
“Esteban è bravissimo. È quello che conosco meglio perché parla anche italiano, gli altri solo inglese e io qui ho qualche limite. È un ragazzo eccezionale, ascolta, sa gratificarti. In più è molto intelligente, sensibile, vive il ciclismo in allegria. E ha le caratteristiche del leader. Forse anche il grave incidente che ha avuto a inizio carriera lo ha fatto crescere. Chaves è quello che le persone vedono in tv”.
 
Farà il Giro oppure gli sponsor lo spingeranno in Francia?
“Non lo so. Tecnicamente penso che lui sia più adatto a salite dure come quelle del Giro e della Vuelta. Al Tour le montagne sono lunghe, pedalabili, meno ripide”.

In squadra avete anche Caleb Ewan da cui forse era logico attendersi un salto di qualità.

“Caleb deve ancora crescere. Ha doti di sprinter eccezionali, ma deve maturare e avere più resistenza. A piccoli passi sta crescendo. Fin dove può arrivare? Non lo so, ma le prospettive sono grandi”.

Adam Yates può essere considerato la sorpresa dell’ultimo Tour, chiuso al 4° posto.

“E c’è anche suo fratello Simon, che da under 23 pareva pure più forte. Tra i due c’è rivalità. Adam ha fatto un grande Tour correndo sulle ruote, vedremo cosa saprà fare quando dovrà correre in altra veste, attaccando o gestendo la corsa”.

Perdete Matthews, non uno corridore qualunque.

“Mi spiace molto, Michael (che passa alla tedesca Sunweb-Giant, ndr) ha dato tanto all’Orica. Ma i contratti finiscono… ha fatto altre scelte”.

In compenso arriva Kreuziger.

“Può essere da spalla nei grandi giri e puntare alla classifica in brevi corse a tappe. Le Ardenne? Non credo valga la pena impostare la stagione solo su Freccia e Liegi”.

La Orica non ha nemmeno un corridore italiano. Come mai?

“Avevamo Santaromita: non è stata un’esperienza positiva. Altre occasioni poi non ne abbiamo avute e forse non ne abbiamo cercate. Gli sponsor preferiscono i corridori australiani”.

Che doti deve avere un diesse per essere bravo?

“Non le mie. Deve essere più volitivo, più determinato. Io sono uno che sta bene in secondo piano. Però sono gratificato lo stesso”.

 

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