Cadel Evans controcorrente: “Impossibile pedalare a Sydney, a differenza dell’Italia”

Pubblicato il autore: Luca Santoro
Cadel Evans al Giro d'Italia 2014

Cadel Evans in azione al Giro d’Italia 2014

 

Cadel Evans, l’ex biker e poi ciclista su strada australiano, è impegnato ultimamente nella presentazione della sua autobiografia The Art of Cycling nel suo Paese, e nella tappa del tour promozionale di Sydney ha rilasciato alcune dichiarazioni al Sydney Morning Herald sulla viabilità ciclistica che potrebbero risultare sorprendenti e controcorrente per noi italiani.
Il vincitore del Tour de France 2011, infatti, si è lamentato dei rischi che un ciclista (non solo professionista) corre con il suo mezzo per le strade di Sydney: “Non ho paura ad usare la mia bici in molto posti, ma Sydney è sicuramente uno di quelli. Il traffico della città e la popolazione  – spiega Cadel Evans – sono molto concentrati, di conseguenza sono molto concentrate anche la mancanza di rispetto e a volte le aggressioni“.
L’ex biker non vuole lanciare accuse agli automobilisti, ma parla di un circolo vizioso di insofferenza che coinvolge loro e i ciclisti nella città di Sydney dove, a differenza di altre città australiane come Melbourne, gli spazi della viabilità sono ridotti e le persone sono meno abituate ad usare la bici: “Sydney – continua Cadel Evans nella sua disamina – è una grande città ma con strade molto strette, perciò c’è un problema infrastrutturale“.
I problemi lamentati dell’ex corridore australiano fanno il paio con le critiche mosse a maggio di quest’anno dalla pistard canadese Lizanne Wilmot, che si rammaricava dell’odio che si respira a Sydney nei confronti dei ciclisti: segno che effettivamente la capitale del Nuovo Galles del Sud ha qualche problema – non solo di viabilità – con il mondo delle bici.

Cadel Evans: “In Italia c’è molto più rispetto nei confronti dei ciclisti”

Ma a sorpresa Cadel Evans offre un paragone che promuove invece le nostre strade: “Paesi come l’Italia presentano delle strade davvero strette ma sono molto più abituati con chi va in bici. Molte persone -e non sono necessariamente ciclisti professionisti – pedalano ad esempio per andare in Chiesa, nei negozi e così via. Gli italiani vedono la situazione dal punto di vista del ciclista, perciò portano rispetto e comprensione nei loro confronti“.
Ricordiamo che Cadel Evans è sposato con una italiana (originaria delle parti di Varese), fu lanciato da Aldo Sassi del Centro Mapei e parla ottimamente la nostra lingua: il legame con il belpaese è sempre stato molto forte, e non possiamo che essere lusingati da questa insperata promozione delle nostre strade e della nostra viabilità.
Ma pensando ai problemi dei ciclisti urbani tra il traffico nelle grandi città, scarsità o inadeguatezza delle piste ciclabili e una cultura fondata sul rispetto che fatica a farsi strada (con buona pace del punto di vista del biker australiano) non sarà, però, che Cadel Evans abbia una visione dell’Italia troppo da cartolina?

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