Intervista Esclusiva – Alessandro Proni, ex pro: “La mia nuova vita. Immaginavo il mondo del ciclismo professionistico diverso: vi spiego perché”

Pubblicato il autore: Luca Santoro Segui
Alessandro Proni ai tempi della Vini Fantini Selle Italia, l'ultima squadra per cui ha corso

Alessandro Proni ai tempi della Farnese Vini – Selle Italia, l’ultima squadra per cui ha corso


La storia di Alessandro Proni merita di essere raccontata perché, fuori di ogni retorica, è l’emblema della tenacia che uno sportivo dimostra quando le porte per lui sembrano chiudersi; è la storia di chi non si arrende, di chi mantiene il proprio equilibrio non più pedalando nelle strade del World Tour, ma creandosi un proprio percorso di successo. E la storia di Alessandro Proni, infine, dimostra come sia fondamentalmente sbagliato nutrire dei pregiudizi sulla pulizia ed onestà dei ciclisti.

Classe 1982 e professionista dal 2007 sino al 2014, Alessandro ha corso con la QuickStep, la ISD di Luca Scinto, l’Acqua&Sapone ed infine con la Farnese Vini – Selle Italia. In carriera ha conquistato una vittoria di tappa al Giro di Svizzera nel 2007 e nel 2009 è quarto al Giro del Veneto, ottiene una semitappa alla Coppi&Bartali e si posiziona nello stesso anno ottavo alla Coppa Bernocchi. Nel 2010 un primo stop dalle corse: dona infatti il proprio midollo osseo alla sorella Debora, affetta da leucemia mieloide acuta. Nel 2013 Alessandro Proni partecipa al Giro d’Italia e in quella occasione riceva dal Panathlon Internatonal il Premio Fair Play Giro d’Italia 2013 per l’esemplarità del suo gesto e come esempio di lealtà e pulizia sportiva. Tuttavia, nel 2014 si ritira dalla gare dopo che la Vini Fantini non gli rinnova il contratto e nonostante una petizione di successo lanciata dall’ex corridore Giovanni Bettini affinché si potesse trovare una nuova squadra per Alessandro Proni.
Nell’intervista che segue, il corridore romano ci ha parlato della sua nuova vita e della sua nuova attività di successo, ma ci offre anche una riflessione molto interessante e che probabilmente farà discutere sul mondo del ciclismo.

 

Alessandro Proni al lavoro nel suo laboratorio di biomeccanica, ProniLab. Courtesy: Alessandro Proni

Alessandro Proni al lavoro nel suo laboratorio di biomeccanica, ProniLab. Courtesy: Alessandro Proni

 

Alessandro Proni: “Nel mondo del ciclismo pochi amici, meglio essere diffidenti. E quella volta al controllo antidoping…”

 

Nel 2014 ti sei ufficialmente ritirato dal professionismo. Puoi spiegare a chi ancora non è a conoscenza in cosa consiste la tua nuova attività che è seguita a questa scelta?

Oggi ho il Pronilab (www.pronilab.com ndr) situato in più punti in Italia, e uno a San Francisco, dove ho diverse attività legate al mondo del ciclismo. Biomeccanica, allenamenti personalizzati rivolti a tutti, produttore di bici italiane al 100% con il marchio Proni, anche su misura, ed un negozio on line per il ciclismo in fase di partenza (www.pronicycling.com ndr). In ultimo collaboro con Bike Channel su un programma che si chiama Strade di Bike.

Considerata la tua esperienza e il tuo lavoro, cosa consiglierebbe Alessandro Proni ad un ragazzo o una ragazza che iniziano a muovere i primi passi nel mondo del ciclismo e vogliono diventare professionisti? Mi riferisco sia a come gestire la pressione di questo ambiente che per quanto riguarda i metodi di allenamento.

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Nello sport come nella vita, bisogna diventare menefreghisti per reggere le pressioni. Non ci stiamo giocando la vita con una gara di biciclette e quindi già sappiamo in partenza che si rimedia a tutto, e fare le gare con la più leggerezza possibile.

Il consiglio che posso dare a chi è già professionista, è di farsi gli affari suoi il più possibile, che nel mondo del ciclismo ci sono pochi amici, meglio definirli colleghi e quindi non confidarsi mai con nessuno di loro, ma trattarli da colleghi, compreso lo staff.

Per gli allenamenti, il mio consiglio è di mettersi in mani di chi ha esperienza anche sul campo, perché sono pochi che ne capiscono per davvero solo per aver studiato sui libri. Sicuramente affidarsi a chi scrive allenamenti “umani”.

Tra gli atleti che alleni, c’è qualcuno di cui secondo te potremmo sentire parlare in futuro?

Ho degli atleti americani, che hanno un “motore” esagerato, ma per privacy preferisco non fare nomi.

Alessandro Proni al lavoro nel suo laboratorio di biomeccanica, ProniLab. Courtesy: Alessandro Proni

Alessandro Proni al lavoro nel suo laboratorio di biomeccanica, ProniLab. Courtesy: Alessandro Proni

In una recente intervista Moreno Moser  ha notato come ogni anno ci siano giovani interessanti che passano tra i pro. Allargando lo sguardo all’intero ambiente, quali sono secondo te le nuove leve da tenere d’occhio?

Sono romano ma non per questo dico Valerio Conti. I numeri sono quelli del campione vero, quello che ti fa sobbalzare dalla sedia o dal divano durante le grandi corse, non solo in linea ma parlo delle grandi corse a tappe, quelle che la gente ama in particolar modo. Il motore e la testa ci sono, la sicurezza nei propri mezzi arriva sempre di più. Sta crescendo divinamente. Alla Vuelta lo ha già dimostrato vincendo una bellissima tappa. Il futuro è tutto nelle sue mani.

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Hai dichiarato “Il mondo del ciclismo è un mondo strano, e devi essere fortunato come nella vita a trovare persone giuste con dei sani principi”: non a caso sei stato un esempio di correttezza e di pulizia in un mondo che ancora oggi lotta contro i demoni del passato. Sono stati fatti molti passi avanti, ma a volte fanno rumore i casi isolati che tornano alla ribalta: per fare un esempio, alla Vini Fantini-Selle Italia avevi come compagni di squadra atleti come Santambrogio e Rabottini poi trovati positivi all’Epo, mentre oggi tiene banco la questione delle esenzioni a scopo terapeutico di sostanze vietate. Per non tacere poi dei sospetti sui mezzi con la pedalata assistita, sui quali negli ultimi tempi l’UCI sta iniziando un faticoso lavoro di contrasto. Secondo Alessandro Proni cosa dovrebbe fare  il ciclismo per mettere fine a queste piaghe?

Dovrebbe lottare innanzitutto con chi porta sponsor per correre, ma non avendo il “motore” per farlo, trova scorciatoie per finire una gara. Per me il doping inizia da li.

Purtroppo credo che non si arriverà mai ad una conclusione. Se cresci con dei genitori che ti insegnano a non fregare il prossimo per andare avanti, lo applichi anche nella vita. Se a loro volta, sono stati dei ladri e ti convincono che devi rubare per stare bene, perché lo fanno tutti, allora anche tu ruberai.

Io sono uscito dal ciclismo, ma nella vita lavorativa mi sto trovando bene, perché ho applicato queste cose, e ne esco fuori che nella mia attività sono uno dei più professionali.

Ti racconto un fatto avvenuto alla mia prima gara tra i prof con la Quick-step in Spagna. Sono sorteggiato per il controllo antidoping, quando arrivo li, il dottore mi guarda come sorpreso. Successivamente guardando sbalordito il mio medico (che mi ha accompagnato) gli chiede come mai non avevo fogli e foglietti di esenzione con tono sarcastico. A dimostrazione del fatto che era una cosa abbastanza comune.  Io non sono mai stato malato per farmi fare certificati, ma non posso parlare degli altri, perché ognuno sa se sta male o ha patologie che io non posso sapere.

Nel 2013 il Panathlon Internatonal ti ha assegnato il Premio Fair Play Giro d’Italia 2013 “come – cito testuale dal comunicato  – protagonista del più significativo episodio di generosità, correttezza e lealtà nella vita e nello sport”. Un mese fa Mario Cipollini ha insinuato che Vincenzo Nibali avrebbe dovuto corrompere Henao per mettere fuori gioco Majka e vincere così l’oro alle Olimpiadi di Rio. Cosa ne pensi di queste dichiarazioni? Non c’è spazio per il fair play nel ciclismo, dove – seguendo il ragionamento di Cipollini – l’onestà dovrebbe cedere il passo alla furbizia?

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Tutti hanno criticato Mario, ma se lo ha detto si vede che è sempre successo e forse sempre accadrà in tutti i mondi. Purtroppo il dio denaro sta rovinando il mondo, ma è quella cosa che ti aiuta ad andare avanti.

Esempio, io sono una persona corretta, ho una moglie e due figlie da mantenere. Quando correvo prendevo 1600€ al mese, poco più di 20mila euro l’anno,con ritardi di pagamento anche di 6 mesi. Mi ritrovo in finale di una gara, e uno mi dice: se mi fai vincere ti do ventimila euro. Voi cosa avreste risposto? Voi perbenisti cosa avreste risposto?

Naturalmente li si parlava di un Olimpiade, di storia. Di due persone economicamente stabili. Quindi credo che abbia fatto bene Nibali a fare come ha fatto. Perlomeno sta in pace con se stesso e lo sarebbe stato anche se avesse vinto.

Rivolgendoti ai tuoi colleghi hai affermato “Non abbiate timore di lasciare il mondo dell’agonismo, non restategli attaccati ad ogni costo, non abbiate paura”. Da queste parole si intuisce come tu non abbia rimpianti né nostalgie della tua vita come ciclista pro: è così oppure a volte pensi di esserti lasciato sfuggire delle occasioni?

Sicuramente ho sempre immaginato il mondo dei prof in modo diverso, più meritocratico, ma forse questo accade solamente in Italia. Occasioni sfuggite? Si molte, soprattutto l’ultimo anno, ho dato l’anima per farmi vedere come uomo squadra (anche avendo la mentalità vincente e per molti anche il “motore”) e andare in un grande team per poter fare il professionista al 100%. Mi sarei dovuto vendere di più. Il consiglio di dare a chi corre? Usate i social e fate parlare i voi il più possibile, una vittoria ne varrà tre.

In conclusione, con il senno di poi, cosa ti ha lasciato il mondo del ciclismo?

Il mondo del ciclismo, ma forse il ciclismo stesso o forse ancora mio padre, che per me rappresenta il ciclismo, mi ha insegnato a non mollare mai e restare sempre con il sorriso qualsiasi cosa avvenga. Perché una corsa di bici non è tutto nella vita.

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