L’ematologo D’Onofrio sul ciclismo: “Gli anni ’90 sono lontani”

Pubblicato il autore: francesco agostini

ematologo D'Onofrio
Il ciclismo è uno sport davvero pulito oppure gravi e pesanti ombre sono ancora presenti nel mondo delle due ruote? A parlarne è l’ematologo D’Onofrio alla fine del convegno dei medici che operano nel settore ciclismo.

L’ematologo D’Onofrio è positivo

A prendere la parola è uno dei più autorevoli medici del settore, l’ematologo D’Onofrio, che ha affermato:
Nel ciclismo il concetto ‘tutti si dopano, lo devo fare anch’io’ non esiste più. C’è stato sicuramente un effetto deterrente del passaporto biologico, tanto che dal 2014 i casi di positività per passaporto si sono molto ridotti. Piuttosto, e non parlo principalmente del ciclismo, il doping adesso si usa nei periodi di allenamento per abituare il corpo a sopportare carichi di lavoro più importanti, e non si fa più come una volta nel periodo delle gare o in prossimità degli eventi più importanti.” (La Gazzetta dello Sport)
Il dottore, dunque, non ci prospetta una situazione eccessivamente rosea. Diciamo in miglioramento, nella più gradita ipotesi. Perché? Perché il doping c’è ancora, nonostante tutto e l’ematologo è chiaro: spesso si usa per sopportare carichi di lavoro troppo pressanti in allenamento. Durante le gare, invece, il fenomeno è in diminuzione grazie al cosiddetto passaporto biologico, in voga dal 2008. Che cos’è il passaporto biologico?

L’ematologo D’Onofrio a ruota libera

Senza addentrarci eccessivamente all’interno di dinamiche mediche, possiamo dire che il passaporto biologico si basa tutto sulla soglia di off-score. Più è alta e maggiore è la possibilità che il ciclista in questione abbia fatto uso di sostanze dopanti. L’ematologo D’Onofrio, però, ci rassicura:
Ma ormai le microdosi di Epo o le microtrasfusioni rendono veramente difficile il nostro lavoro. I valori di off-score alti, che indicavano un aumento repentino dell’emoglobina e una caduta violenta dei reticolociti a seguito della stimolazione esterna del midollo dovuta all’eritropoietina (epo), non si vedono più. Ricordiamo che microdose vuol dire microeffetti. Credo, e lo vedo in maniera molto evidente nell’atletica e in parte anche nel ciclismo, che il doping si stia spostando nella fase di allenamento per migliorare la capacità dell’organismo di sopportare sforzi sempre più elevati. Di sicuro, il ciclismo è in questo momento lo sport che ci sta dando meno lavoro: quello che vedevo negli anni 90 non c’è più.” (La Gazzetta dello Sport)
D’Onofrio, quindi, getta una luce positiva su uno sport martoriato da disgrazie di ogni tipo. Certo, il doping è stato (e lo è ancora) il male maggiore di questo sport, una disgrazia che ne ha succhiato via la linfa vitale e che ha deluso tantissimi tifosi giovani e meno giovani. Probabilmente, come dice l’ematologo in questione, il fenomeno grazie al passaporto biologico sta subendo un arresto. Senza ombra di dubbio è quello che, almeno da una ventina di anni a questa parte, auspicano tutti coloro che amano le due ruote e che gradirebbero vedere uno sport pulito. Se si ha intenzione di far crescere questo sport e di valorizzarlo al meglio, allora è bene che iniziative come questa (il passaporto biologico) si moltiplichino a dismisura. Solo in questo modo si preserverà la passione dei tifosi.

  •   
  •  
  •  
  •