Processo Paga e corri, assoluzione per tutti

Pubblicato il autore: francesco agostini Segui

Processo Paga e corri
Il Processo Paga e corri si è appena concluso con una assoluzione totale. Al termine del processo sono stati assolti con formula piena Bruno Reverberi, team manager della Bardiani, Gianni Savio, team manager della Androni Angelo Citracca, team manager della Southeast e il professionista Marco Coledan per il quale erano stati chiesti tre mesi di squalifica.

Processo Paga e corri, la sentenza

Tutta la vicenda del Processo Paga e corri era iniziata con una inchiesta giornalistica portata avanti da Marco Bonarrigo sul Corriere della Sera. Il giornalista aveva voluto approfondire uno dei tanti scheletri nell’armadio di uno degli sport più tartassati di problemi al mondo. Bonarrigo, infatti, aveva scoperchiato un sistema che sembrava essere la norma per ciò che riguarda il mondo medio basso del ciclismo in cui molte giovani promesse si vedevano costrette a pagare per entrare a far parte dei professionisti. Una testimonianza fondamentale per l’inchiesta portata avanti da Marco Bonarrigo è stata quella dell’ex ciclista Matteo Mammini che nonostante sia stato in passato Campione d’Italia Under 23 non è mai riuscito ad entrare nel settore pro. Nella sua interessante testimonianza, Matteo Mammini aveva dichiarato che una squadra gli aveva chiesto la bellezza di 50.000,00 euro per passare di livello e accedere nel ciclismo che conta.

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Processo Paga e corri, la controffensiva
Questo sistema malsano designato da Marco Bonarrigo e Matteo Mammini, però, sembra non aver avuto alcun riscontro in sede di processo. L’assoluzione per tutti gli imputati è stata completa e tutte le accuse sono state rispedite al mittente. Anzi, adesso, la situazione è destinata a ribaltarsi, per stessa ammissione del legale di Bruno Reverberi, l’avvocato Marco Danilo Cecconi. Questa è la nota che è stata comunicata: “Assistito dall’avvocato Marco Danilo Cecconi, Bruno Reverberi ha fornito al Tribunale della Federciclismo esaustive spiegazioni atte a confutare ogni contestazione elevatagli della Procura Generale. Contestazioni che, sin dall’avvio del procedimento disciplinare, erano state seccamente smentite per poi rivelarsi, in Giudizio, del tutto infondate. A fronte di ciò, Bruno Reverberi si riserva altresì di agire in ogni sede, sia essa civile o penale, al fine di tutelare il proprio decoro professionale e la propria immagine di uomo di sport, faticosamente costruita nel corso degli anni, nei confronti di coloro che, mancando di rispetto verso la giustizia sportiva e la sentenza sopracitata, proseguiranno in azioni pubbliche denigratorie e lesive della propria dignità.” (La Gazzetta dello Sport)
Come era naturale che fosse, adesso partiranno le controquerele nei confronti di chi ha iniziato questa inchiesta. Al di là di come andrà a finire (non è di nostra competenza), ciò che rimane alla fine di tutta questa storia è un terribile senso di vuoto. Vuoi o non vuoi, quello che ne esce sconfitto in fin dei conti è proprio il ciclismo. Questo sport, espressione della forza fisica e della nobiltà d’animo, ha subito troppi attacchi nel corso degli anni. Le sacche di sangue, il doping, le presunte combine o aiutini apertamente declamate da Mario Cipollini, il Dottor Fuentes, la strana fine di Marco Pantani. I tifosi chiedono solo una cosa: lasciate in pace questo sport.

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