Fabrizio Macchi, un ciclista…in gamba

Pubblicato il autore: Andrea Pertile Segui

Fonte: fabriziomacchi.com

Forse a molti lettori il nome di Fabrizio Macchi non dirà nulla, ma chi segue da vicino il ciclismo paralimpico conosce non solo le sue prestazioni che portano ai migliori risultati di categoria – nel suo palmarès vanta ben 12 titoli nazionali, mentre in campo internazionale Macchi può forgiarsi di 13 podi complessivi tra ori (2 nel mondiale su strada), argenti e bronzi -, ma anche la forza d’animo con cui il classe 1970 da Varese prepara le gare.

Prima di passare al paraciclismo, Macchi ha preso parte anche ad altre discipline: dopo aver preso un colpo al ginocchio il cui dolore non passava ed essere venuto a conoscenza di avere un tumore osseo, il campione paralimpico subì numerosi interventi e cicli di chemioterapia senza mai guarire perfettamente ed a sedici anni subì l’amputazione della gamba sinistra. Lasciato l’ospedale iniziò a praticare diversi sport. Nel 1991 partecipò alla maratona di New York, mentre tra il 1993 e il 1995 vinse tre campionati italiani nel salto in alto e altrettanti nel salto in lungo. Nel 1996 fu apripista di Alberto Tomba ai campionati del mondo del Sestriere e l’anno successivo vinse la medaglia di bronzo ai campionati del mondo di canottaggio.

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In una lunga intervista rilasciata lo scorso maggio ai colleghi di Vanity Fair, Fabrizio Macchi rivela il motivo perchè negli sport paralimpici gli atleti sono di età avanzata in rapporto ai colleghi normodotati: “Gareggiare con una disabilità permette di andare oltre l’età media per due semplici motivi: il primo è perché alcuni atleti diventano disabili in età adulta; il secondo è legato alla stessa disabilità che sviluppa una serie di attitudini che spesso rendono più forti di quando si era normali”.

Vivere la disabilità come se fosse la normalità e con un pizzico di sana follia, è questa la ricetta di Fabrizio Macchi, che per allenarsi sceglie una sola regione: “La Toscana. È il migliore luogo dove andare a pedalare. Tra mare, montagna, e collina incontri bellezza ovunque a partire dall’incantevole paesaggio agrario.Tra i luoghi che preferisco, il migliore per me è Bogogno in provincia di Novara. Non è solo una questione di paesaggio. C’è il ricordo della vittoria del mio primo campionato del mondo. Tra gare e allenamenti l’Italia l’ho girata tutta ma quel podio resterà per sempre nel mio cuore. Ovviamente non c’è solo l’Italia: essendo io un atleta, vincere mi dà una grande soddisfazione. Così ricordo Sidney per le Olimpiadi e la coppa del mondo. Senza contare il Canada dove ho vinto il secondo mondiale, però il mio più grande desiderio sarebbe fare una gara a New York”.

Per Macchi, la bicicletta non è un mezzo da utilizzare solo in gara, ma anche nel tempo libero “perché sei a contatto con la natura e proprio per questo ti espone a tutti i possibili rischi. L’estate è la stagione che amo di meno per andare a pedalare a meno di non trovarmi vicino al mare di Sardegna o alle Dolomiti. Comunque prediligo i colori dell’autunno e della primavera. I rischi per chi viaggia in bicicletta? Non solo automobili, ma anche con motorini e pedoni sembra di stare in un’autentica giungla. A volte non so se arrabbiarmi di più contro l’indifferenza degli autisti o l’allegra follia dei ciclisti che non rispettano il codice stradale. Non capisco perché la stragrande maggioranza delle persone che va in bicicletta non usi il casco. Cadere con gli ostacoli e i buchi che ci sono in strada è una probabilità da tenere sempre in considerazione”.

 

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