Marco Pantani, un eroe che non si dimentica

Pubblicato il autore: Simone Segui


Ricordo ancora quel momento, quella sensazione di vuoto. Era il 14 febbraio  del 2004. Stavo seduto sul divano insieme ai miei genitori a guardare la televisione quando ad un tratto le trasmissioni si interruppero e andò in onda il telegiornale che dava la notizia della scomparsa di Marco Pantani. Il pirata non c’era più. Il mio idolo del ciclismo non avrebbe più scalato una montagna con quella eleganza e quella forza fuori dal comune. Tutti gli anni passati sulla bicicletta, le salite, le vittorie, le cadute e le indagini sul doping. Scomparve tutto quella sera. Ma Marco Pantani non si dimentica. Dopo la sua morte, ancora avvolta nel mistero, iniziarono nuove indagini, nuove accuse, nuove dichiarazioni, nuove falsità. Di tutto questo, se hai amato il ciclismo di quei tempi, del decennio 1990-2000, gli anni di Marco Pantani, non ce ne importa molto. Ci importa soltanto ricordare quella pedalata sicura e forte che staccava tutti, sempre, su ogni pendenza.

LA CARRIERA

Marco inizia la sua carriera nella G.C. Fausto Coppi di Cesenatico mostrando fin da piccolo le sue qualità innate di scalatore vincendo la sua primissima corsa il 22 aprile 1984. Nel 1989 arriva il momento dell’esordio tra i dilettanti con la squadra della GS Rinascita Ravenna con la quale vince due tappe della Sei giorni del Sole. L’anno seguente viene acquistato dalla Giacobazzi con cui conquista il titolo di campione regionale in linea e arrivando terzo al Giro d’Italia dilettanti. Nel 1991, invece, conquista il secondo posto al Giro d’Italia Dilettanti e arriva primo nella cronoscalata della Futa e nel piccolo Giro dell’Emilia. Il 1992 è l’anno della grande vittoria: dopo un terzo posto e un secondo posto arriva anche il titolo di Campione del Giro d’Italia dei Dilettanti.

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Nel 1993 arriva il grande salto nel mondo dei professionisti ma si ritirò poco dopo per problemi fisici legati ad una forte tendinite. L’anno dopo passa alla Carrera guidata da Davide Boifava con la quale esplose in modo definitivo conquistando due tappe (Merano e Aprica) e piazzandosi in seconda posizione nella classifica generale alle spalle di Berzin. Lo scatto sul Mortirolo con cui si lascia alle spalle Berzin e Indurain è ancora negli occhi di tutti gli appassionati di ciclismo per la sua forza esplosiva e la naturalezza con il quale si arrampicava pedalata dopo pedalata su quella montagna. Come una farfalla che si libra nell’aria.

Lo stesso anno partecipa anche al suo primo Tour De France vincendo la maglia bianca di miglior giovane e piazzandosi in terza posizione nella classifica finale preceduto da Ugrumov (secondo) e Indurain (primo). Il 1995, invece, è stato un anno molto brutto per Marco Pantani che durante la preparazione al Giro d’Italia subì un brutto infortunio venendo investito da un auto. Questo lo costringe a saltare la corsa rosa e a puntare sul giro di Francia. Pantani in quel Tour de France non pensò alla classifica generale ma alle singole tappe aggiudicandosi quella dell’Alpe d’Huez e Guzet Neige. L’altro obbiettivo, molto importante, è il mondiale di Duitama in Colombia. Il brutto tempo però, non consente al Pirata di dimostrare tutta la sua forza e termina quel mondiale in terza posizione alle spalle del solito Indurain e del campione del mondo Olano.

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INFORTUNIO E RIENTRO

Durante un allenamento Pantani viene investito, di nuovo, da un fuoristrada e riporta la bruttissima frattura di tibia e perone. I medici durante il suo lungo ricovero hanno espresso la loro perplessità per un ritorno in bicicletta. Ma Marco non molla. Dopo quasi sei mesi di stop forzato e riabilitazione Pantani risale in sella alla sua amata bicicletta. Si trasferisce alla Mercatone Uno e partecipa al Giro d’Italia del 1996. La sfortuna non lo lascia in pace e durante una tappa dello stesso giro, nella discesa del valico di Chiunzi, cade riportando la lacerazione delle fibre muscolari della coscia sinistra costringendolo al ritiro. In breve tempo recupera la condizione fisica e si iscrive al Tour vincendo altre due tappe e lottando fino alla fine per la Maglia Gialla ma termina in terza posizione.

LA DOPPIETTA

Nel 1998 si avvera il sogno di tutti i corridori dei grandi giri a tappe: la vittoria al Giro d’Italia e al Tour de France nello stesso anno. Una cosa quasi impensabile e proibitoria, ma non per Marco.  Nella corsa rosa batte il temibile russo Pavel Tonkov nella tappa di Montecampione con degli scatti davvero fenomenali. Il pirata vince quella tappa ipotecando così la vittoria del giro. Al Tour invece Pantani inizia male accumulando un ritardo di oltre cinque minuti da Ullrich. Nelle tappe successive però, riconquista la condizione e recupera in modo inesorabile anche grazie al secondo posto nella tappa di Pau e la vittoria nella tappa di Les Deux Alpes lasciandosi dietro il rivale Ullrich con un distacco impressionante: quasi nove minuti. Pantani vince l’edizione 85 del Giro di Francia dopo ben 33 anni dall’ultima vittoria di un italiano nel 1965 di Gimondi.

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L’INIZIO DELLA FINE: MADONNA DI CAMPIGLIO

È il 1999 e Marco inizia alla grande il Giro vincendo sul Gran Sasso, Oropa, Pampeago e Madonna di Campiglio. Non ce n’era per nessuno, era troppo forte quell’anno. Ma a due tappe dalla fine della corsa rosa arriva l’impensabile: Pantani, il 5 giugno, viene giudicato positivo all’antidoping e sospeso dal giro. Da quel giorno inizia il calvario dalla quale non si riprese mai. Oltre a questo controllo le accuse a Pantani di essere un ciclista dopato arrivano anche da un ex corridore Manzano e dalla sua stessa fidanzata, per 7 anni, la danese Christina Jonsson che dichiarò che Marco facesse uso di sostanze proibite. Dopo due anni molto difficili, Pantani torna alle corse nel 2000 ma non è più lo stesso ne fisicamente ne soprattutto psicologicamente. Nel 2001 si ritirò dopo 19 tappe e le continue esclusioni dal Tour de France (tre anni consecutivi) portano ancora più giù di morale il Pirata che entra in una depressione che poi, risulterà, fatale. Nel 2004, il 14 febbraio, viene trovato senza vita in una stanza di un Hotel di Rimini. Le indagini parlano di morte da overdose da cocaina ma attorno a questa scomparsa, e a tutta questa storia a partire dal 1998, c’è ancora un grande alone di mistero. I genitori e i tifosi di Marco Pantani non si sono ancora arresi e stanno continuando a cercare la verità. Tutti gli italiani hanno amato il Pirata e continuano a farlo come dimostrano le innumerevoli scritte sulle strade dei grandi giri quando passa la carovana: “Marco c’è, il Pirata vive”.

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