Ciclismo, Pippo Pozzato ha voglia di riscattarsi:”La vittoria mi manca, e basta con le critiche”

Pubblicato il autore: Andrea Biagini Segui
Pippo Pozzato

Pozzato impegnato ai Campionati Italiani 2016, dove ha ottenuto un buon terzo posto.

Nomini Pippo Pozzato e pensi subito alle feste, al divertimento e a tutto quello che in teoria non coincide con lo stile di vita ideale per un ciclista professionista come lui. Come si dice però, l’apparenza inganna, e anche in questo caso le dicerie sul conto del Maestro, è questo il soprannome che gli hanno assegnato i tifosi, sembrano destinate a restare tali, per l’appunto. Dall’intervista di Giulia de Maio per tuttobiciweb.it viene infatti fuori un Pozzato maturo, responsabile, che ancora si sente un corridore in grado di potersela giocare ad armi pari con tutti, sebbene le stagioni da pro’ avanzino, tanto da “diventare maggiorenni”.
Correva l’anno 2000, e un giovane diciannovenne di belle speranze si apprestava a fare il suo debutto nel ciclismo che conta, in una delle squadre più forti del momento, la Mapei, attirando quindi su di sé tanto interesse quante aspettative. Una carriera tra alti e bassi, questo è vero, ma se oggi chiedete alla gente cosa pensi del ragazzo di Sandrigo, molti vi parleranno di lui come un talento bruciato, eterna promessa che non ha saputo gestire il salto tra i grandi. Poca testa ma enorme potenziale, insomma.

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Intervista Pippo Pozzato:“Ho ottenuto quasi 50 vittorie, in pochi hanno vinto più di me”

Tuttavia, di quello che dicono gli altri a Pippo interessa ben poco, sebbene le continue critiche inizino a pesargli, soprattutto perché figlie di scarsa memoria:“Sinceramente, mi sono rotto le balle di ricevere critiche, spesso gratuite. Mi fa sorridere chi mi dice che non ho mai fatto un cavolo nella mia carriera. Di certo avrei potuto raccogliere di più, ma se si guarda il mio palmarès si trovano quasi 50 vittorie, tra le quali ne spiccano di importanti. La classifica finale della Tirreno Adriatico 2003, due tappe al Tour de France nel 2004 e 2007, la Milano Sanremo 2006, Tour du Haut Var ed Het Volk l’anno successivo, ho alzato le braccia al cielo alla Vuelta a Espana nel 2008 con la Liquigas, sono stato campione d’Italia nel 2009, anno in cui ho vinto la E3 Prijs Harelbeke, ho brindato per una vittoria di tappa al Giro d’Italia 2010, a Plouay nel 2013. Non sono tanti quelli in circolazione che hanno vinto più di me”.
A guardare i numeri, quindi, le male lingue sono subito zittite, anche se qualche occasione persa nel corso della carriera c’è:“L’unico rimpianto che ho è il Mondiale 2010, che ho letteralmente buttato nel cesso. Correre un anno con la maglia iridata sarebbe stato eccezionale. Ci sono altre orse che avrebbero potuto cambiarmi la carriera, penso ai tre secondi posti raccolti in corse importantissime, ma sono felice di quanto raccolto. Ai miei compagni più giovani dico sempre: il ciclismo è una parentesi intensissima della nostra vita, ma ricordatevi che non è tutto. Sfruttate al meglio questi anni e imparate il più possibile, la bicicletta è l’università della vita.”

Pippo Pozzato e quel sogno “Real”

Con l’età che avanza come un macigno, a settembre saranno infatti 36 le candeline sulla torta, Pippo Pozzato non ha perso tempo, iniziando già a pensare a quello che potrà essere il suo futuro una volta appesa la bici al chiodo:“Il 18 è un numero che non mi convince, potrei puntare alla cifra tonda dei 20 anni di carriera da professionista per arrivare al record del Toso, ma solo se avrò gli stimoli giusti per restare ad alto livello.
Poi, il mio sogno è quello di allestire una squadra che ricordi il mondo che avevo scoperto nei primi tre anni della mia carriera in Mapei, che resta il top tra le squadre in cui ho militato in questi anni. Una squadra che investa nei talenti italiani e non solo. Il ciclismo di casa nostra è sempre stato un punto di riferimento, si merita un super team. So che è un progetto molto ambizioso, ma non impossibile. Voglio provarci, vorrei diventasse il Real Madrid del ciclismo, la numero uno. Sognare è linfa vitale, perciò io sogno in grande. Non costa nulla”.

 

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