La (presunta) zona grigia del Team Sky: un ex ciclista accusa l’abuso in squadra di sonniferi ed antidolorifici

Pubblicato il autore: Luca Santoro Segui

Il ciclista Michael Barry ai tempi del Team Sky


Team Sky
di nuovo nella bufera: questa volta a mettere in imbarazzo la squadra britannica ci pensa l’ex ciclista canadese Michael Barry, che dal 2010 sino all’anno del suo ritiro nel 2012 militò nel team di David Brailsford.
Barry ha dichiarato in una intervista al Telegraph che è stato testimone oculare di pratiche ai limiti della legalità per quanto riguarda la somministrazione di sostanze vietate: in particolare cita il caso di giovani corridori che assumevano sonniferi e il Tramadolo, un antidolorifico oppioide sintetico usato per placare dolori di tipo acuto o cronici e per l’induzione del rilascio della serotonina.Insomma, siamo di fronte all’ennesimo capitolo delle prescrizioni mediche nello sport ai limiti dell’etico e del lecito.
Il Team Sky e i suoi vertici si trovano da un po’ di tempo nell’occhio del ciclone proprio per via dello scandalo prescrizioni, che coinvolge l’abuso di farmaci non vietati che potrebbero alterare le prestazioni dei ciclisti e che ha riguardato da vicino quello che fu il loro atleta di punta, il peso massimo della strada e della pista Sir Bradley Wiggins. La cosa finì anche sotto indagine da parte del Parlamento Inglese, che convocò Brailsford ed altri membri della Federazione Ciclista Britannica per avere spiegazioni.

Michael Barry, ex Team Sky: “Non è solo doping: è in gioco la salute dei corridori”

L’accusatore del Team Sky è un ex ciclista che mosse i primi passi da professionista alla famigerata US Postal e in seguito ammise di essersi dopato ma di aver smesso nel 2006, quando decise di collaborare con l’USADA per testimoniare la sua esperienza nella squadra di Armstrong e dare il suo contributo per combattere questa piaga. La sua crociata per un ciclismo pulito continua oggi con le sue rivelazioni scioccanti sul Team Sky, anche se qui non si parla tanto di doping ma quanto di prescrizioni di medicinali alquanto esagerate e difficilmente giustificabili.
In particolare Michael Barry racconta come i ciclisti assumessero pillole di sonniferi per mantenere il passo di una vita così pressante ed impegnativa quale è quella dei corridori, e di come venisse prescritto con leggerezza il Tramadolo. Il Team Sky, nel 2013, ammise l’uso per i propri atleti di questo antidolorifico, ma precisando che si trattava di un ricorso minimale. E come precisa CyclingNews, né i sonniferi né il Tramadolo sono vietati dalla WADA, ma ci troviamo comunque di fronte ad un potenziale problema endemico che non andrebbe sottovalutato: ovvero, non sono pochi i casi di ciclisti che abusano di farmaci narcotici per sostenere lo stress delle corse, basti pensare ai casi di Thomas Dekker, David Millar e Luca Paolini, di recente tornato nel mondo delle corse dopo aver battuto i propri demoni.

Leggi anche:  Dumoulin, il futuro dopo le Olimpiadi di Tokyo

Per Michael Barry, comunque, a fronte a questo uso di medicinali non così etico fece presente le proprie rimostranze ai vertici e ai medici del Team Sky, chiedendo anche di tener traccia negli inventari dei farmaci legali usati per le gare, ma senza ottenere risposte.
Il punto è questo, secondo Michael Barry: il doping è una questione di bianco o nero, secondo quanto afferma al Telegraph, e il Team Sky si trova a metà strada, in una zona grigia che non è né completamente lecita né totalmente illecita. In questo spazio di confine si situa l’uso del Tramadolo e dei sonniferi. In pratica potremmo (usiamo tutti i condizionali d’obbligo ovviamente, perché le accuse vanno provate) trovarci davanti all’ennesima nuova frontiera del doping: quella abbastanza legalizzata, non propriamente lecita ma tale da non dare troppo nell’occhio e confondersi in una normale prescrizione medica.
Michael Barry afferma di non avere nulla contro il Team Sky, ma anzi, ribadisce di avere dei piacevoli ricordi dell’esperienza con loro. Ma si è posto una serie di domande sull’eticità di prescrivere questi farmaci (che certo non sono delle semplici aspirine) soprattutto ai giovani corridori che ne facevano un uso massivo.

Leggi anche:  Dumoulin, il futuro dopo le Olimpiadi di Tokyo

Anche il Tramadolo, quindi, è una pietra di inciampo nella strada delle pulizia nel mondo del ciclismo: se lo stesso Barry ammise l’utilizzo di questa sostanza nel suo libro confessione del 2014 Shadows on the Road,  altri ex ciclisti come Jonathan Tiernan-Locke hanno ammesso questo uso improprio (in questo caso, le accuse sono state rivolte alla squadra della Gran Bretagna in occasione dei Campionati del Mondo 2012; nota di colore, Tiernan-Locke è stato pure nel Team Sky).
La preoccupazione maggiore di Barry, prosegue nella sua intervista al Telegraph, si concentra sulla salute degli atleti, perché – afferma – “questa non è soltanto una questione di doping […] e non è solo un problema del Team Sky, ma coinvolge tutto il mondo dello sport“.
La squadra britannica, dal canto suo, contattata da CyclingNews per carpire una reazione a questo atto di accusa ha risposto ribadendo il fatto che qualsiasi trattamento viene prescritto dallo staff medico solo se è considerato appropriato e giustificato, e ciò vale per ogni tipo di farmaco non proibito. No comment invece riguardo la richiesta di Barry di tenere un registro dei medicinali usati; il Team Sky si limita laconicamente a ribadire che continuano ad aggiornare ed affinare i loro protocolli di cura secondo il feedback degli atleti.

  •   
  •  
  •  
  •