“Paga per correre”, ribaltone in corte d’appello: condannati Savio e Citracca

Pubblicato il autore: Francesco Ippolito Segui
Marco Coledan paga per correre Savio Citracca

Il ciclista Marco Coledan, anch’egli coinvolto nel processo “Paga per correre”

Clamoroso ribaltone in Corte d’appello: i team manager Gianni Savio (Androni Giocattoli) ed Angelo Citracca (Wilier-Selle Italia) sono stati inibiti per tre mesi, dopo essere stati assolti in primo grado nel processo “Paga per correre“. Secondo la Corte Federale d’appello Savio e Citracca avrebbero adottato comportamenti non “conformi ai principi della lealtà, della rettitudine e della correttezza anche morale dello sport” Quindici giorni di squalifica per il ciclista Massimo Coledan della Trek Segafredo: anche lui era stato assolto in primo grado. L’unica persona assolta (confermando la sentenza del primo grado) è stata Bruno Reverberi (Bardiani Csf). I due team manager chiedevano soldi ai ciclisti al fine di farli inserire nel mondo del ciclismo professionistico. Per loro è arrivato solo uno stop di tre mesi, non tantissimo certo. Però da oggi è scritto nero su bianco che la pratica “paga per correre” è illecita, seppur sia largamente diffusa nel mondo delle due ruote. Il processo è nato da un’inchiesta del Corriere della Sera dello scorso novembre ed è stato preso di competenza dal Procuratore Generale dello Sport Enrico Cataldi: in passato inchieste del genere vennero archiviate con troppa fretta.

Il ribaltone in Corte d’appello è arrivato grazie al presidente del Tribunale, che ha deciso di disporre ulteriori audizioni prima della sentenza finale. E così è stato: dopo le vecchie testimonianze della medaglia d’oro su pista a Rio Elio Viviani, di Giorgio Brambilla e del giovane Matteo Mammini (che sostenne di aver conosciuto Savio grazie a Mario Cipollini); contro Citracca ha testimoniato l’ex ciclista professionista lombardo Giorgio Lombardi, che in Tribunale ha affermato che il manager in passato gli abbia chiesto (tramite il suo procuratore) una cifra in denaro per farlo entrare in squadra; Savio invece ha pagato diverse testimonianze relative al caso del ciclista trentino Patrick Facchini, “pagato” da un entourage di alcuni imprenditori locali (una sorta di sponsorizzazione). Il ciclista Coledan è stato inibito per falsa testimonianza, andando contro a delle dichiarazioni fatte da alcuni suoi compagni di squadra, prima di confessare il tutto: il corridore per seguire alla Liquigas l’amico Viviani aveva avuto l’appoggio economico dei suoi compagni per provare a svincolarsi dal suo team (tra l’altro senza riuscirci). Savio e Citracca dovranno rimanere lontani da tutte le gare professionistiche per tre mesi, inoltre c’è la probabilità che l’UCI (Unione Ciclistica Internazionale, che nel frattempo ha chiesto al CONI di trasmettere tutti gli atti relativi al processo) riveda la licenza delle squadre. Coledan invece non potrà scendere in strada nelle classiche belghe (Giro delle Fiandre e Freccia Vallone.

Di seguito le condanne integrali della Corte d’Appello:

– “La Corte ha condannato Angelo Citracca a tre mesi di inibizione per «aver condizionato il passaggio al professionismo dell’atleta Giorgio Brambilla, chiedendo al procuratore di quest’ultimo, Fabio Emilio Perego, un importo in denaro a titolo di sponsorizzazione, nonché di aver richiesto a Giuseppe Rivolta, procuratore dei corridori Christian Delle Stelle, Angelo Pagani e Antonio Parrinello di reperire uno sponsor sempre l’ingaggio degli atleti»“.

– “La Corte ha condannato Gianni Savio a tre mesi di inibizione per «aver condizionato, nel corso dell’anno 2013, il passaggio al professionismo di Patrik Facchini chiedendo il reperimento di una sponsorizzazione per ottenere l’ingaggio nella squadra di cui Savio era team manager»“.

– “La corte ha condannato Marco Coledan ad una squalifica di 15 giorni. Per il rimanente imputato, ossia Bruno Reverberi, è stata confermata l’assoluzione. La sentenza è immediatamente esecutiva ed è appellabile di fronte al Collegio di Garanzia del CONI“.

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