Strade Bianche 2017, tra pioggia e polvere in una giornata Eroica

Pubblicato il autore: Andrea Biagini Segui

strade bianche
Finisce sempre così. Per quanto tu possa prepararti in anticipo, alla fine ti troverai sempre con mille cose da fare alla vigilia del “grande giorno”. E’ una di quelle regole non scritte a cui nessuno può sottrarsi, tantomeno io, alla mia prima corsa da “inviato”.
E così il mio venerdì sera, volente o nolente, diventa una buona occasione per studiare meglio la corsa, i tratti di sterrato, i favoriti. Ovviamente tutta roba utile fino ad un certo punto, fino a quando la tanto attesa pioggia non fa nulla per mancare all’appuntamento, dando vita ad una corsa ancor più Eroica di quella per cui era stata concepita. Dalle Crete Senesi impastate dall’acqua ecco che viene quindi fuori un capolavoro lavorato dalle sapienti mani (o gambe, fate vobis) dell’iridato di Ponferrada 2014, nonché già vincitore della Strade Bianche nello stesso anno, Michal Kwiatkowski.

Un attacco secco e deciso, senza alcun sussulto o ripensamento, quando ormai un gruppetto composto dai grandi nomi della vigilia, seppur orfano di Peter Sagan ritiratosi a causa di malesseri fisici, se ne stava andando sfruttando la caduta che aveva coinvolto buona parte del plotone principale, decimandolo.
Alzi la mano chi si sarebbe mai immaginato che il polacco della Sky, reduce da una stagione ricca di ombre, avrebbe potuto far saltare il banco nel giorno in cui tutti gli indizi facevano presupporre un epilogo abbastanza scontato: tempo da tregenda e strade infernali, il terreno preferito dei ciclocrossisti, il terreno ideale per l’olimpionico Greg Van Avermaet e il tre volte iridato nella specialità, Zdenek Stybar. Probabilmente lo sapevano pure loro, ci credevano, ma sono stati ingannati dall’effetto sorpresa messo in atto da Kwiato, che pedalata dopo pedalata, silenziosamente, ha saputo modellare alla perfezione quella vittoria voluta, cercata ed infine trovata, mettendo tra se e gli inseguitori secondi su secondi, tanto da poter cominciare ad esultare già dopo essere transitato sotto la flamme rouge dell’ultimo chilometro, senza che le pendenze costantemente in doppia cifra di via Santa Caterina potessero minimamente impensierirlo, lui che ormai, sulle ali dell’entusiasmo, si stava involando verso un successo medicanima (si intenda “medicina dell’anima”, oramai le licenze poetiche vanno di moda).
E i nostri, verrebbe da chiedersi? Beh, se ricordate la caduta che ha decimato il gruppo, allora avete già la risposta.
E verrebbe da dire peccato, perché alla fine, con tanti se e alcuni ma, anche loro avrebbero potuto ben figurare centrando quantomeno la top 10.

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Dopo il traguardo, invece, il migliore degli italiani è Fabio Felline (tredicesimo posto per lui a 4’05” dal vincitore), considerato uno degli outsider della vigilia, che ha confermato quanto di buono aveva fatto vedere nelle ultime settimane. “Il problema è che sono caduto ed ho spaccato la bici. Ho provato una rimonta da disperato che però non ha portato a nulla. Queste sono le corse, non è sempre domenica e non sempre si può vincere”, mi ha poi confessato il piemontese della Trek Segafredo nel dopo gara, visibilmente stizzito per quello che era successo. Per lui resta tuttavia la consapevolezza di avere un’ottima forma, da sfruttare alla Tirreno Adriatico che partirà mercoledì dal Lido di Camaiore per concludersi, come di consueto, con la cronometro individuale il martedì successivo a San Benedetto del Tronto. Stesso discorso va fatto per Matteo Trentin, anche lui protagonista della prima parte di gara ma messo poi fuori gioco dall’incidente, che ha ridimensionato le sue ambizioni di giornata. “Ho provato a rimescolare le carte, sapevo sarebbe stata dura dopo la caduta ma ci ho provato. Sono molto contento della mia prestazione, anche se poi sono arrivato qui remando. Cosa mi aspetta adesso? Riposare. Penso sia stata una corsa bella da vedere in televisione, ma vi assicuro che è stata veramente dura da correre”.
La semplicità dei corridori è nascosta in queste parole. Dopo 175 km tra pioggia e polvere, fermarsi per un’intervista e pensare allo spettacolo offerto ai tanti tifosi che hanno popolato le Terre di Siena nonostante il tempo avverso.
Che poi, l’Italia il suo sole ce l’ha anche avuto verso l’ora di pranzo, splendente come il sorriso di Elisa Longo Borghini, la maglia nera della Wiggle High5 ed uno scatto al termine dello strappo finale, servendosi degli ultimi residui di energia rimasti per mettere tra se e le altre quella manciata di metri che costituiscono la labile linea che separa la vittoria dalla sconfitta.
In giornate come queste, però, la sensazione è che sia difficile distinguere vincitori e vinti. In fondo, ognuno a modo suo ha contribuito ad un successo globale, ad uno spettacolo che può essere seguito senza alcun biglietto, ed il cui palcoscenico è il lato migliore di quello che, all’estero, è considerato ancora il Bel Paese.
Per questo sabato, al Campo, tutti i 167 partenti sono stati vincitori a modo loro. Di sconfitti neppure l’ombra, con buona pace per gli amanti del Palio.

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