Pagelle Parigi Roubaix 2017: il trionfo di Van Avermaet, la gara perfetta degli italiani, le delusioni Sagan e Boonen

Pubblicato il autore: Luca Santoro Segui
Pagelle Parigi Roubaix 2017

Greg Van Avermaet conquista la Parigi Roubaix 2017


Pagelle Parigi Roubaix 2017: tra colpi di scena e pronostici (quasi) rispettati
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Va in archivio una Parigi Roubaix 2017 velocissima, un duello a colpi di scatti all’insegna dell’imprevedibilità metro dopo metro e che regala a Greg Van Avermaet (BMC) la prima Classica Monumento della sua carriera. Non sono mancati i colpi di scena, tipici dell’Inferno del Nord, e a sopresa arrivano delle soddisfazioni anche per l’Italia: vediamo i vincitori e i vinti di questa edizione nel dettaglio.

Pagelle Parigi Roubaix 2017

Greg Van Avermaet: la sua gara è un saliscendi tra alti e bassi come solo in una Parigi Roubaix può capitare: sbatte quando mancano poco più di 100 km al traguardo sulle barriere New Jersey non segnalate, cade di nuovo quando manca pochissimo alla Foresta di Arenberg (meno 102 km) e il mondo assiste alle sue urla alla radio in cerca di supporto. Si ritrova a scalpitare nel terzo gruppo con un ritardo di 30 secondi dai suoi diretti avversari e quando mancano 78 km riesce a rientrare nelle posizioni di testa ma in pratica viene dato per disperso in una gara dominata dalla fiammate di Boonen. Resta nel gruppo all’inseguimento del compagno di squadra Daniel Oss che avrebbe dovuto ricevere i gradi di capitano sul campo e a cui dovrebbe essere grato a vita per il lavoro svolto. Sembrava finito ed invece, anche grazie al mirabile lavoro del trentino, torna in pista quando mancano poco più di 2o km all’arrivo e approfitta così delle difficoltà di Sagan e Boonen. Stybar lo infastidisce ma riesce a regolarlo nello sprint del Velodromo. 9

Tom Boonen: approfitta della caduta di Van Avermaet a pochi passi dalla Foresta di Arenberg e si mette in testa al gruppo, giusto per far capire le gerarchie all’interno della Roubaix. Inevitabile fosse la lepre da impallinare della giornata, nel mirino di tutti gli altri. Attacca a più non posso forte di motivazioni da ultima gara della carriera onorando la Parigi Roubaix finché è possibile. Peccato però lasci andare il compagno Stybar ai meno 30 e da lì perda un  minuto rispetto al battistrada Oss rischiando di giocarsi la possibilità del pokerissimo. Attacca sul Carrefour del’Arbre, va all’inseguimento escludendo ogni possibilità di resa ma ormai la gara è compromessa. Merita comunque un voto alto per la tenacia e per la carriera monumentale. 8

Peter Sagan: paga ancora la sfortuna che lo lascia ancora a secco nelle classiche del nord di quest’anno dopo il Fiandre. Eppure parte benissimo: decide nelle prime fasi della corsa di rimanere tra i primi dieci del gruppo scortato da Marcus Burghardt, non corre rischi e non si espone mentre il suo diretto avversario cade ben due volte (per ora). Non si espone fino a quando ai meno 70 rompe gli indugi e capisce che è il momento di allungare. Curioso che scopra così presto le sue carte mettendo alla frusta il compagno Maciej Bodnar; fora e perde contatto e va sul pavé con la ruota sgonfia. Scompare e riappare ma non molla comunque un metro. Ai meno 31 km lo psicodramma che gli costa la gara: la sostituzione della ruota lo lascia in panne e deve sgobbare per rientrare, cosa che gli costa un ritardo nei successivi km nei confronti di Greg Van Avermaet e soffre le accelerazioni di un altro compagno di sventura nonché diretto avversario, Boonen. Il Carrefour de l’Arbre mette la pietra tombale sulla sua gara. 6 ½

Daniel Oss: scorta  con dedizione da gregario di lusso il compagno di squadra Greg Van Avermaet; in testa assieme a Stuyven (e riesce pure a metterlo in difficoltà), riesce a portarsi in testa in solitaria. Dimostra di essere uno dei corridori più sottovalutati del nostro panorama e fa la gara della vita ma gli ordini della scuderia gli impongono di attendere il compagno Van Avermaet. Ed una volta raggiunto continua a dettare il ritmo: una Parigi Roubaix con i motori spinti a tutta forza. Escludendo gli onori da tributare a Boonen, Oss è di sicuro il vincitore morale di quest’anno. 10

Pagelle Parigi Roubaix 2017

Daniel Oss, autore di una prestazione straordinaria alla Parigi Roubaix 2017

Zdenek Stybar: ricopre alla perfezione il ruolo di stopper, come nella polvere di Mons-en- Pévèle morde la ruota di Sagan. Ai meno 34 scatta da solo, sul Carrefour de l’Arbre infastidisce Van Avermaet e si attacca a lui sapendo che Boonen non è poi così lontano, ma si ritrova a lottare con il belga e Langeveld per il trionfo finale. Tentenna troppo nel Velodromo e si fa beffare dall’uomo della BMC. In ogni caso, ho giocato bene le sue carte. 8

Sebastian Langeveld: il belga della Cannondale – Drapac onora la sua squadra portandosi nel terzetto di testa uscito dal Carrefour de l’Arbre, assieme a Van Averamet e a Stybar, e mettendo a frutto le sue doti da ciclocrossista. Un quasi carneade che si ritrovare a lottare per un piazzamento di pregio (miglior risultato un settimo posto nel 2013) e che poteva essere l’Hayman del 2017. 7 ½

Gianni Moscon: questa Roubaix è il suo stage in vista del futuro (ha dichiarato di amare alla follia il pavé), resta nel gruppo dei contrattaccanti e gestisce bene i settori riuscendo a portarsi in testa nel tratto di Mons-en-Pévèle. Entra nel velodromo quando i tre di testa sono ancora lì a studiarsi, ma la gamba non ha retto. In ogni caso, alla sua seconda regina delle Classiche e con una squadra non pervenuta il giovane trentino disputa una gara da incorniciare culminata con il quinto posto in classifica: forse è prmaturo affermare che il futuro delle classiche del nord potrebbe essere suo, però oggi ha dato un bel segnale da questo punto di vista. 9

John Degenkolb: a ruota sugli attacchi di Boonen, non si lascia sorprendere neppure da Sagan sulla quale ruota resta attaccato. Corre una gara da opportunista rimanendo alle calcagna dei corridori più in forma del momento, ora Sagan ora Boonen, ma non va oltre il decimo posto. 6

Oliver Naesen: cade all’altezza del secondo settore del pavé, si rialza e riesce a rientrare in gruppo. Dato come tra i possibili outsider, il corridore fiammingo della AG2R alla fine sul Carrefour del’Arbre si ritrova nel gruppo all’inseguimento delle prime posizioni accanto a Tom Boonen. Outsider era ed outsider resta. 6

Jasper Stuyven: in testa alla corsa assieme a Chavanel nelle prime fasi di gara e tiene botta anche verso il finale all’inseguimento assieme a Moscon del terzetto che entra al Velodromo. 7

Sylvain Chavanel: ha il suo momento di gloria in testa alla corsa ai meno 87; a 38 anni suonati e quasi 20 di professionismo alle spalle è ancora lì a dimostrare il suo valore,  comparendo a sprazzi nel corso della gara. 7

Matteo Trentin: nella Foresta di Arenberg conferma le sue doti da corridore dapavé mettendosi con le sue accelerazioni alla ruota Sagan, sparisce però ai meno 70 lasciando spazio a Sybar come supporto a Boonen. Di più non potevamo chiedere. 6 ½

Niki Terpstra: si ritira per il secondo anno consecutivo alla Parigi Roubaix e nonostante il terzo posto alle Fiandre che sembrava promettere bene. Altro dispiacere per la Quick Step Floors. S.V.

Arnaud Démare: vuole dimostrare di non essere una meteora del ciclismo, ci prova e centra alla fine la top ten. Nulla di più, nulla di meno. 6

Quick Step Floors: sanno approfittare delle difficoltà di Van Avermaet dettando l’andatura nella Foresta di Areberg con Trentin: una squadra con tanti galli nel pollaio (detto senza malizia), una delle migliori del World Tour nelle Classiche di inizio stagione come qualità generale delle sua truppa di corridori. Stybar assume il ruolo del guastafeste nei confronti degli avversari e gli riesce benissimo: peccato per Boonen e per il piazzamento finale del ceco. 7

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