Un ricordo di Michele Scarponi

Pubblicato il autore: Giovanni Anania Segui


Scrivere la storia sportiva di Michele Scarponi, il corridore marchigiano deceduto ieri sulle strade di casa in un incidente stradale mentre si allenava, è essa stessa un’impresa.
Il discorso vale per lui e per tutti quei campioni del ciclismo degli ultimi quindici anni al cospetto dei quali sorge spontanea la domanda se abbiano ottenuto risultati pari alle loro reali possibilità.
Non avrebbe colto, Michele Scarponi, il massimo traguardo della sua carriera, e cioè il Giro d’Italia del 2011 vinto a tavolino, se lo spagnolo Contador non fosse poi risultato positivo al clenbuterolo.
Ma anche Scarponi è stato sfiorato dai sospetti di doping a causa della sua frequentazione del dott. Ferrari, subendo egli stesso un stop di 3 mesi.
Probabilmente non lo sapremo mai.
E’ per liberarsi dal tarlo del dubbio ed avere risultati sportivi finalmente attendibili che alcuni propongono addirittura la liberalizzazione del doping nel ciclismo.
Di sacrificare, cioè, sull’altare della credibilità di questo sport la salute degli atleti. I quali sì, a questo punto, partirebbero sicuramente ad armi pari, ma a che prezzo?
Il palmarès ufficiale di Michele Scarponi è di tutto rispetto: un Giro d’Italia nel 2011, la sua miglior stagione dove si impose anche al Giro di Catalogna e al Giro del Trentino, la Tirreno Adriatico del 2009, e poi tanti prestigiosi piazzamenti (4° ai Giri di Italia del 2010, 2012 e 2013, 2° al Giro di Lombardia del 2010).
Ma Scarponi, eccellente scalatore, sarà anche, e forse soprattutto ricordato per il contributo dato alla causa di Vincenzo Nibali al Tour de France del 2014 e al Giro d’Italia 2016, entrambi vinti dallo siciliano.
In questa veste, di gregario di lusso, Michele Scarponi ha raccolto, infatti, le maggiori simpatie sia tra il pubblico appassionato di ciclismo che nella carovana: tutti coloro che lo hanno conosciuto lo rimpiangono e lo ricordano come un ragazzo dalle grandi qualità umane, oltre che sportive.
La sua morte ha suscitato un’emozione superiore alla sua dimensione di campione.
Noi che invece non l’abbiamo conosciuto possiamo solo chiederci come sia possibile che, malgrado tutte misure adottate per ridurre gli incidenti automobilistici, un uomo, un atleta, che va in bicicletta possa trovare la morte sulla strada in modo così assurdo.
Michele lascia la moglie e due gemelli, Giacomo e Tommaso, in tenera età.
Ora basta, silenzio…….

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