Bartali, i casi di doping, il ricordo di Scarponi: è partito il Giro d’Italia 2017

Pubblicato il autore: Andrea Biagini Segui
giro d'italia 2017

(© LaPresse – Fabio Ferrari)

“Il bene si fa ma non si dice”.
A dirlo non è l’ultimo arrivato e nemmeno il primo, o forse si. Gino Bartali è stato per molti anni l’atleta più forte del suo periodo, ma nonostante i tre Giri d’Italia conquistati, i due Tour de France, le quattro Milano San Remo e i tre Giri di Lombardia, il suo successo più grande fu quello che lo vide protagonista in favore degli ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale quando, all’interno della sua bicicletta, trasportò documenti falsi da Assisi (dove c’era una stamperia clandestino) fino a Firenze così da permettere loro di avere una nuova identità necessaria a sfuggire alla deportazione che li avrebbe portati nei campi di concentramento nazifascisti. Se fosse stato scoperto sarebbe stato fucilato, per questo alle guardie che lo fermavano nel viaggio raccontava di allenarsi per il Giro, il Giro d’Italia. Salvò 800 vite innocenti grazie al suo lavoro, senza raccontarlo mai a nessuno se non a suo figlio Andrea molti anni più tardi, chiedendogli in ogni caso di mantenere il segreto fino a tempo debito: per tale motivo venne dichiarato Giusto tra le Nazioni solamente nel 2013, tredici anni dopo la sua morte. Ma in fondo a lui importava poco di questi riconoscimenti, perché “certe medaglie si appendono all’anima, non alla giacca”. 

Nel frattempo è partito ufficialmente il Giro d’Italia 2017, edizione numero 100. Una Corsa Rosa che toccherà quasi tutte le regioni che compongono lo stivale, dalle Isole fin su in Trentino e Lombardia, ma che nonostante i festeggiamenti per un anniversario speciale dovrà correre ogni giorno con le lacrime agli occhi, quelle versate per Michele Scarponi tragicamente scomparso lo scorso 22 aprile sulle strade della sua Filottrano, mentre si allenava proprio per farsi trovare tirato a lucido in vista del Giro che avrebbe affrontato da capitano dell’Astana. Mancherà fisicamente, ma il suo ricordo rimarrà indelebile nel cuore di tutti anche grazie al suo sorriso contagioso e alla sua battuta sempre pronta. Questa mattina un minuto di silenzio in sua memoria ha preceduto il via ufficiale di Alghero, ed il Mortirolo sarà la Montagna Scarponi: pendenze dure come lo era lui in bici, mai domo.
Alla partenza di Alghero quest’oggi mancavano anche altri due corridori seppur per motivi meno nobili ma tristi, a modo loro: si tratta di Nicola Ruffoni e Stefano Pirazzi, sospesi dalla Bardiani CSF dopo essere risultati “non negativi” a due controlli antidoping a sorpresa separati avvenuti tra il 25 ed il 26 aprile nelle rispettive abitazioni. Se le controanalisi dovessero essere confermate, per loro ci sarà il licenziamento in tronco.
Hanno provato a rovinare l’emozionante presentazione delle squadre ieri, ma il Giro è una corsa troppo grande per potersi piegare di fronte a casi simili, impietosi, che meritano sanzioni severe e senza pietà: chi sbaglia deve pagare, perché puoi deludere te stesso ma non devi permettere di deludere chi crede in te.

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“L’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare”, verrebbe da dire citando il buon Ginettaccio, che ci lasciò esattamente diciassette anni fa nella sua casa di Firenze. Era nato a Ponte a Ema il 18 luglio del 1914, e proprio da lì partirà l’undicesima tappa di questo Giro, mercoledì 17 maggio, per arrivare a Bagno di Romagna: un omaggio dovuto nei confronti di uno dei più grandi uomini che lo sport e il Paese abbiano mai conosciuto.

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