Il Giro d’Italia 2017 è arrivato in città: un punto di vista molto ravvicinato sulla vigila della corsa rosa

Pubblicato il autore: Luca Santoro

Giro d'Italia 2017
Il Giro d’Italia 2017 è arrivato nella città di Alghero per la grande partenza, e simbolicamente è come se fosse sbarcato in ogni città della Penisola che si appresta ad ospitare la grande corsa rosa. «Il Giro d’Italia ha la straordinaria capacità di far sembrare ogni giorno come fosse domenica» scrisse una volta un giovane Indro Montanelli quando nell’immediato dopoguerra seguì la gara a tappe per il Corriere della Sera: e la città catalana, teatro dell’apertura della centesima edizione del massimo evento ciclistico nazionale (non ce ne vogliamo gli organizzatori della Ciclismo Cup), sta vivendo da settimane una lunga domenica di festa, pur nelle mille contraddizioni e problemi che attanagliano Alghero.

Giro d’Italia 2017, il risveglio di una città

Giro d'Italia 2017

Gli allestimenti per la partenza del Giro d’Italia 2017 ad Alghero

Esattamente come una pandemia che da un piccolo focolaio si espande a macchia d’olio, la Riviera del Corallo si è gradualmente tinta di rosa, di fiori (non sta neanche a dire di quale colore), di ruote e di biciclette sparse ovunque, per non parlare delle iniziative collaterali tra mostre e amenità varie: mai evento accese e coinvolse in tal modo la piccola enclave catalana di Sardegna. I lettori del resto d’Italia, inevitabile, faranno spallucce mostrando disinteresse oppure pensando al fatto che anche nelle loro città, se teatro di una tappa del Giro, le celebrazioni non sono mancate: tuttavia ciò che mi preme evidenziare è il modello virtuoso, a cui si è dato vita, dell’evento sportivo che cambia e risveglia una comunità, e che può valere per qualsiasi comune dello Stivale.
Alghero, pur essendo dal 2014 sede di un altra competizione sportiva di livello globale come la tappa italiana del Campionato del Mondo WRC, arriva da un periodo di letargo profondo che ha visto la città chiudersi su sé stessa, avvitarsi in un circolo vizioso di fatalismo e pessimismo. Certamente il Giro d’Italia 2017 non regalerà alla città delle magnifiche sorti e progressive da qui al futuro, ma ha insegnato a questa comunità la valenza di un evento sportivo e la capacità, se ben gestito e coinvolgendo la popolazione, di creare quel clima di festa e di gioia che è tipico della domenica del Giro.
La grandi manifestazioni sportive non sono la panacea dei mali del (mancato) sviluppo, ma possono diventare portatrici di valore aggiunto (che sia tangibile con l’indotto oppure intangibile) se si fanno le mosse giuste e si fa in modo che l’evento non sia un corpo estraneo alla città ma sia ben integrato. Questa è la lezione della partenza del Giro d’Italia 2017. Poi certamente, i bilanci veri e propri si fanno alla fine, a bocce ferme, ma se la corsa rosa ha il potere di far sì che un comune possa finalmente avviare la manutenzione ordinaria che mancava da troppo tempo (tipo tappando buche talmente profonde da condurre all’oltretomba, cosa non infrequente per le strade d’Italia) o far sì che amministrazione e categorie produttive collaborino di pari passo per un makeover cittadino, beh allora un primo risultato positivo c’è stato.

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Il Giro d’Italia 2017 ed il rapporto con l’Italia

Giro d'Italia 2017

L’allestimento del palco che il 4 maggio ospiterà la presentazione delle squadre del Giro d’Italia 2017

E pazienza se poi si parla di un Giro d’Italia 2017 depotenziato, dove la lista partenti è un fuggi fuggi generale (purtroppo anche tragico nel caso dell’ indimenticato Michele Scarponi, a cui verrà dedicata la salita del Mortirolo), cosa tra l’altro non esatta visti gli argomenti da letteratura sportiva che non mancano anche quest’anno: la sfida Nibali – Kruijswijk sa di match rivincita, Quintana in rampa di lancio per la vittoria finale, la voglia di riscatto di Pinot e Pozzovivo, l’attesa per giovani di grandi potenzialità come Formolo o Gaviria o se Greipel anche quest’anno si ritira dopo aver dato tutto nella tappe allo sprint.
Il problema, semmai, è il feeling degli italiani con la corsa rosa: durante le tre settimane tanti connazionali si accalcano sulle strade per tifare o semplicemente curiosare, forse più del Tour de France; ma a differenza di quest’ultimo, non c’è quella fierezza, quell’orgoglio che i transalpini riservano alla Grande Boucle e che noi invece fatichiamo a dimostrare nei confronti del Giro d’Italia (non è improbabile vedere il Presidente della Repubblica Francese ospite di qualche tappa).
Eppure si tratta di una corsa che è la storia del nostro Paese, che ha corso attraverso la dicotomia tra due Italie diverse simboleggiate da Coppi e Bartali, gli eterni secondi Baronchelli e Chiappucci (un po’ come ci sentiamo noi come sistema Paese, alle volte) o ancora le cadute (Pantani) e le rinascite (Basso).
Forse quest’anno, in occasione del Centenario, sarà diverso. Oppure semplicemente ci dimenticheremo per un attimo dei nostri affanni quotidiani per vivere una domenica extra: come cantava Cesare Cremonini «passa il Giro per le strade, tutto il resto non conta più».

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