Doping meccanico e i sospetti sui controlli inefficaci: la credibilità del ciclismo è ancora a rischio

Pubblicato il autore: Luca Santoro Segui
Doping meccanico

Un controllo UCI su una bici da corsa per monitorare e rintracciare eventuali forme di doping meccanico

Anche il doping meccanico – o tecnologico a dir si voglia, o frode tecnologica come preferisce l’UCI – come il suo associato a delinquere di tipo biologico è sempre un passo avanti rispetto all’antidoping.
Così pare dall’ultima inchiesta che se fosse confermata diventerebbe, ahinoi, l’ennesimo chiodo sulla bara della credibilità del ciclismo, lo sport su cui i sospetti di comportamenti illeciti si accaniscono maggiormente.

L’inchiesta sulle falle nel contrasto al doping meccanico nelle bici

I fatti: la collaborazione congiunta tra Corriere della Sera e le televisioni France 2 e la tedesca ARD ha messo in luce la totale inefficacia dei controlli effettuati sulle bici, compiuti per verificare se siano presenti motorini che possano migliorare la prestazione del corridore supportandolo nella pedalata.
Come spiega Marco Bonarrigo del Corsera, che sta portando avanti in prima persona l’inchiesta, un tablet utilizzato per i controlli, attraverso vie non meglio precisate, è finito in mano ai giornalisti delle tre testate che l’hanno messo alla prova nel prestigioso Fraunhofer Institute for Nondestructive Testing, dove si svolgono accurati controlli non distruttivi per la valutazione delle proprietà di un materiale nei settori automobilistico, industriale ed infrastrutturale.
Chiariamo che questo tablet è praticamente un oggetto mistico difficile da poter testare da un normale cronista: l’UCI, che lo ha adottato nel 2016 e da allora ne incoraggia l’acquisto da parte delle varie federazioni (la prima a rispondere all’invito è stata quella inglese, la stessa da cui proviene il capo dell’Unione Ciclista Internazionale, Brian Cookson), non si è mai dilungata più tanto sulle specifiche tecniche di questo device dal costo che dovrebbe aggirarsi sul migliaio di euro.
Il tablet in questione rivela le variazioni del flusso magnetico all’interno della bici o se essa presenta, nascosto dentro il telaio, un motorino elettrico. Sino ad ora, come riporta CyclingNews, sono stati effettuati più di 40.000 controlli nelle grandi corse a tappe ma con risultati praticamente nulli o positivi in pochissimi, marginali casi che riguardano i pesci più piccoli, come la ciclocrossista Under 23 Femke Van den Driessche; dalle nostre parti questa estate c’è stato lo scandalo del cicloamatore con una Argon 18 truccata e pure taroccata, ma venne scoperto grazie ad una telecamera termica.
Sta di fatto che il test compiuto su un mezzo con una ruota ad induzione magnetica (costosissimo congegno formato da placche magnetiche al neodimio e che consente di ottenere almeno 60 watt di potenza) compiuto presso il Fraunhofer IZFP ha messo in luce come il famigerato tablet rintracci sì vari campi magnetici ma creati dagli elementi metallici della bici, come scrive Bonarrigo nel suo articolo: in pratica dei falsi positivi. La ruota dello scandalo con la sua anima truffaldina, invece, si può scoprire tramite un controllo ai raggi X, una procedura non più considerata dall’UCI.
Il sofisticatissimo tablet, spiegano i ricercatori del Fraunhofer IZFP riportati dal’articolo del Corsera, è in pratica un iPad mini simile a quelli di uso civile con in più un magnete “da frigorifero che fa da antenna trasmittente/ricevente” e capta così le eventuali onde magnetiche anomale; questa è la parte hardware, mentre il software consta di una applicazione “analoga ai teslametri da elettricista” (spiega ancora Bonarrigo) scaricabili facilmente dagli app store e che consentono appunto di misurare l’intensità del flusso magnetico. Tutto qui? Tutto qui.
Come se non bastasse si scopre, continua Bonarrigo, che lo sviluppatore del software non ha esperienza né specializzazione nel campo dell’elettromagnetismo: basta fare una rapida ricerca e si scopre che la Endoscope-i, nomen omen, si occupa di applicazioni per l’endoscopia clinica.
In buona sostanza, il test di laboratorio rivela come il tablet rintracci solo falsi positivi e non riesca invece a scovare i marchingegni truffaldini o che comunque non dovrebbero essere presenti su una bici da corsa.

Esiste la volontà o i mezzi per contrastare il doping meccanico?

Siamo di fronte ad un problema di credibilità che riguarda l’UCI in primo luogo e il sistema ciclismo di conseguenza. Considerando l’autorevolezza dell’istituto che ha svolto i test e se i dati relativi al campione analizzato fossero confermati definitivamente per tutti gli altri devices, saremmo di fronte ad una figuraccia colossale che minerebbe la serietà con la quale si porta avanti le lotta alle frodi del doping meccanico e non solo nel ciclismo.
La Federazione Internazionale, tra l’altro, fece spallucce sul caso portato alla luce recentemente dello scambio di mail tra direttore tecnico dell’UCI Mark Barfield ed Harry Gibbings, CEO della Typhoon, azienda di biciclette elettriche, in cui il primo allertava il secondo di una indagine della polizia su presunti casi di doping tecnologico nelle bici al Tour 2015, in modo tale che il loro ingegnere e al tempo stesso consulente per l’UCI nella ricerca dei motorini nascosti potesse lasciare la Grande Boucle prima che la polizia potesse investigare.
Siamo comunque al livello delle insinuazioni nonostante le intercettazioni in nostro possesso; tuttavia, il nuovo scivolone sui tablet anti doping meccanico ci pone nella situazione di farci una serie di domande. Anzitutto, ammettiamo la loro inefficacia. Se all’UCI fosse sfuggito questo piccolo dettaglio, ci chiediamo se possiamo stare tranquilli se la massima federazione utilizza strumenti la cui adeguatezza non è assicurata. Se invece la Federazione sapeva della scarsa efficacia, allora ci domandiamo: a che pro? Perché utilizzare uno strumento di contrasto come tablet che non funzionano al meglio o non funzionano affatto nel rintracciare motori truffaldini?
Perché affidare lo sviluppo del software di ricerca dei flussi magnetici ad una realtà specializzata in altri campi e con un diverso know how? Possibile che l’obiettivo a cui mirava l’UCI fosse nulla più che una semplice dissuasione, un effetto placebo psicologico per cui annunciando l’introduzione questi tablet si pensava che bastasse questo a spaventare gli eventuali truffatori del doping meccanico che si sarebbero così tenuti alla larga dalle corse? (In pratica, una versione repressiva del detto l’occhio del padrone ingrassa il maiale).
E ancora: la Federazione non si è mai sbilanciata sui dettagli tecnici del tablet: perché? Ipotizziamo una spiegazione: questa reticenza è stata dettata da questioni di sicurezza, per evitare che si potesse trovare un modo per aggirare i controlli una volta che si fosse saputo tutto quello che riguarda hardware e software. E’ così?
Ed infine: se anche soltanto uno di questi dubbi avesse un fondamento, esiste allora la volontà di contrastare il doping meccanico? E se così fosse, i mezzi sono ancora inadeguati o troppo costosi e quindi si utilizzano strumenti non all’altezza ma – e torniamo alla prima questione – efficaci come deterrenti psicologici?
Come sempre, in ogni caso, prevalga il garantismo: non abbiamo certezze riguardo questo delicatissimo caso, e vogliamo credere nella buona fede dell’UCI. Sta di fatto che la credibilità del ciclismo rischia di essere nuovamente minata da tanti dubbi e poche sicurezze. Uno sport che oggigiorno sta cambiando, che affronta degli sconvolgimenti anche dal punto di vista finanziario, con l’innalzarsi delle barriere all’entrata per i team che vogliono competere ai più alti livelli e squadre, un tempo ritenute imprescindibili o stabili, che non riescono più a sostenere gli sforzi economici per rimanere dentro al WorldTour: ieri la IAM, oggi la Quick Step Floors salvatasi per il rotto della cuffia e forse domani, la Cannondale Drapac, che potrebbe non avere la sicurezza finanziaria (e non di sponsor, si badi bene) per disputare la prossima stagione. Non c’è soltanto il problema del doping meccanico, quindi.
A poco più di due settimane dalle elezioni UCI che vedranno David Lappartient (che per tornare all’argomento principale propone di ripristinare la scansione con i raggi X e lo smontaggio della bici per contrastare il doping tecnologico) sfidare l’attuale presidente Cookson, il ciclismo è prossimo al suo, ennesimo, anno zero. Rifondare o cambiare perché tutto resti come prima.

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