Intervista Contador, lo spagnolo attacca: “La mia squalifica è stata una delle più grandi ingiustizie della storia dello sport”

Pubblicato il autore: Andrea Biagini Segui

contador
La sua carriera da ciclista è terminata lo scorso 10 settembre, poco più di due settimane fa, nella corsa di casa, la Vuelta a España, dove ha dato spettacolo dal primo all’ultimo giorno di gara seguendo quella filosofia che ha contraddistinto la sua gloriosa ed unica carriera: attaccare, inventare, dare spettacolo. Alberto Contador pare però essersi già calato nella parte di ex corridore, seppur con un pizzico di nostalgia per quello che è stato, come dimostrato nella lunga intervista rilasciata ai microfoni di Onda Cero nel corso del programma sportivo radiofonico El Transistor, condotto da José Ramón de la Morena.

Tanti i temi toccati dal corridore di Pinto, cittadina a sud di Madrid, tra cui il suo futuro più immediato ma anche i momenti più importanti della sua carriera, nel bene e nel male: “Il giorno dopo il ritiro ho pensato a fare tutto tranne che salire sulla bici, cercando di godermi tutte quelle cose che in questi anni mi sono perso, come fare colazione con mio padre. Per il futuro non voglio un impegno che mi tenga occupato ogni giorno, però voglio rendermi utile al mio team, la Trek Segafredo, e dedicarmi anche alla mia Fondazione oltre che agli studi sull’ictus, che ha segnato la mia carriera sportiva nel 2004”.
Proprio riguardo a quell’episodio che avrebbe potuto aver conseguenze ben peggiori, pensando soprattutto alla vita di Contador, lo spagnolo dice che “in quel momento non ho pensato a nient’altro che a lottare e recuperare per rimanere qui, la bicicletta è passato in secondo piano e per fortuna ce l’ho fatta. Da quel giorno è inevitabile che per me si sia stato un prima e un dopo”.

Alberto ha poi proseguito parlando delle emozioni provate nel corso dell’ultima Vuelta, raccontando anche cosa significhi stare in un gruppo e togliendosi qualche sassolino dalla scarpa pensando alla squalifica che lo colpì nel 2012, in seguito alla positività al clenbuterolo:“Durante questa Vuelta ho vissuto momenti difficili, però dall’altra parte ho potuto godere di un grande appoggio di tutto il pubblico, correndo con grande libertà e assaporando ogni giorno di corsa insieme ai miei compagni. A volte in bici hai paura, però questo non succede quando sei in discesa ma quando ti trovi nel gruppo, perché non tutto dipende da te ma anche dagli altri. Se cade uno, rischiano di cadere tutti. Pensando al passato, posso dire che il giorno in cui ho sofferto maggiormente è stato nell’ultima crono del Tour 2010, ricordo che soffrii moltissimo. Riguardo alla squalifica invece, penso che sia stata la più grande ingiustizia della storia dello sport, anche se sono contento pensando a tutte quelle persone che hanno potuto gioire per le mie vittorie, anche se poi mi sono state revocate”.

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