Pagelle Mondiali Ciclismo 2017: Sagan da leggenda, Italia ancora incompiuta

Pubblicato il autore: Luca Santoro Segui
Pagelle Mondiali Ciclismo 2017

Credits: Ansa

 

Peter Sagan conquista il terzo titolo consecutivo al Mondiali di Ciclismo ed entra dritto dritto nella storia: mai nessun corridore era riuscito a centrare la tripla iride. Pronostici quindi rispettati in quel di Bergen, in Norvegia, dove si è disputata oggi l’ultima prova della rassegna Mondiale in cui l’Italia ha raccolto grandi soddisfazioni con gli juniores con ben sette medaglie conquistate ma, al netto delle buone intuizioni tattiche, ancora una volta manchiamo l’appuntamento con il podio degli uomini elite (quarto posto che sa di beffa per Trentin).
Una corsa, come pronosticabile, che si è accesa negli ultimi quattro giri a partire dei quali si è iniziato a decidere le sorti della gara, ed era inevitabile che l’attendismo sarebbe stata la cifra che avrebbe contraddistinto buona parte di questa prova riservata ai pro uomini, animata da una fuga di dieci corridori nella prima parte più tranquilla – al limite del narcotico – e in seguito di otto fuggitivi nelle fasi più cruciali, con una azione volta a cercare di neutralizzare le forze dei velocisti. Ed inevitabile che l”ultimo giro del circuito avrebbe regalato i momenti più spettacolari che da soli valgono il prezzo del biglietto. Notevole la cornice del pubblico la cui presenza numerosissima e il calore profuso contrastano con quello a cui abbiamo assistito solo un anno fa a Doha, nel deserto più totale (in senso letterale e figurato).
Concluso quindi questo Mondiale, è il momento di assegnare i nostri personalissimi voti.

Pagelle Mondiali Ciclismo 2017: delusioni Belgio e Francia

Peter Sagan: per parafrasare Gary Lineker, il ciclismo di livello Mondiale è quello sport dove corrono 196 di corridori e alla fine vince Sagan, che fa tutto da solo a prescindere dalla squadra. Come suo solito ai Mondiali disputa una gara in incognito, in cui la sua presenza è quasi impalpabile per poi comparire negli ultimissimi metri e regolare al fotofinish con il suo proverbiale colpo di reni Alexander Kristoff. Triplete consecutivo, mai nessuno come lui. 10 e Lode

Italia: “Abbiamo corso a testa alta” afferma Bettiol a fine gara. Effettivamente è così, e tatticamente Cassani ha giocato ancora una volta le sue carte migliori, forte anche del fatto di una line up di azzurri al massimo della loro forma come hanno dimostrato in gara. Però ancora una volta il podio lo sfioriamo, come a Firenze nel 2013, senza poterci salire sopra. Ognuno ha fatto il suo: De Marchi nel dettare i ritmi e controllare la situazione nel gruppetto degli otto fuggitivi nel circuito finale, Ulissi nel ruolo di stopper, Moscon mina vagante, Puccio per ricucire gli strappi. Buona tattica da parte degli azzurri insomma, ma che dividerà i commentatori, attendista finché il percorso lo permetteva (inutile ovviamente tirare a tutta nei primi 39 km e nei primi giri del circuito).
In pratica abbiamo giocato di rimessa, facendo catenaccio e con una sana dose di opportunismo, se escludiamo l’azione di Sonny Colbrelli che spende forse troppo nel penultimo giro, lui che da velocista dovrebbe conservare le energie in vista del finale. Meritavamo un posticino sul podio, ed invece rimaniamo gli eterni incompiuti. Voto: 6½.
AGGIORNAMENTO: alla luce della squalifica di Moscon e dell’assunzione di colpa del ct Cassani, reo a suo dire di averlo trainato dall’ammiraglia (ma è evidente che c’è un concorso di colpa, tanto di capello al tecnico che si sacrifica completamente per il suo corridore) mezzo punto in meno, perciò voto dell’Italia 6.

Belgio: scatenato, e non poteva essere altrimenti visto il dream team a disposizione. Vermote a tutto gas e  solo un tombino può arrestare il suo ritmo indiavolato nella prima parte della gara, a seguire gli altri potenziali capitani Benoot e Wellens che impongono i loro scatti nei giri finali. Instancabili sino agli ultimi giri, con Naesen che stoppa l’azione solitaria dello spagnolo Mas Bonet. Ma più che fuochi d’artificio quelli belgi sono stati, alla fine, dei mortaretti visto che tanta fatica, tanta intraprendenza e tanto dispendio non hanno portato risultati soprattutto al capitano Greg Van Avermaet. Voto: 6½.

Julien Alaphilippe: parte nella salita finale di Salmon Hill e sorprende gli avversari in cerca del colpo grosso. Scala l’ultima asperità del percorso di Bergen scollinando per primo e riesce a scrollarsi di dosso Moscon negli ultimi chilometri in piano. Per via di un blackout nel circuito internazionale, non sappiamo cosa sia successo negli ultimissimi chilometri dal farlo passare dalla testa della corsa ad essere ripreso dal gruppo. Uno dei grandi delusi di oggi (assieme alla sua Francia che prova anche a piazzare qualche attacco solitario di Tony Gallopin), punito dal tipo di tracciato che nel finale è terra di conquista per i velocisti e che non riesce a capitalizzare un buon vantaggio per il quale forse si è speso troppo (e che secondo Moscon è stato inutile, soprattutto per quanto riguarda l’attacco del francese nei chilometri finali sul pavé che hanno portato al suicidio le chance di podio per entrambi). Voto: 6.

Alexander Kristoff: al fotofinish con Sagan prova il brivido di regalare alla sua Norvegia la vittoria in casa. Voto: 8.

Michal Kwiatkowski: la sua Polonia svolge un lavoro dignitoso tirando in gruppo, ma il campione del mondo di Ponferrada si ritrova improgionato nello sprint di gruppo finale senza poter sferrare azioni da finisseur. 11esimo posto finale. Voto: 5.

Gianni Moscon: cade a poco più di 35 chilometri dalla fine e lì per lì sembrava che il suo Mondiale fosse compromesso. Invece rientra e si fa rivedere nell’ultimo ascesa a Salmon Hill e aggancia Alaphilippe. Se non altro, ancora una volta ha sorpreso e resta la più grande promessa dell’Italia del ciclismo. Voto: 8.

Alessandro De Marchi: riesce a controllare la situazione portandosi nel gruppo di testa dei fuggitivi ai meno 65 km senza tirare eccessivamente e scaricando la patata bollente al Belgio. Ricopre il suo ruolo designato alla perfezione. Voto: 8.

Fernando Gaviria: la sua Colombia non soffre la selezione imposta da Nazionali come il Belgio, la Francia o l’Italia e si tiene sino all’ultimo giro nelle posizioni più comode per lanciare poi la volata che alla fine è di gruppo e lo relega all’ottavo posto, incapace di colpire nei tempi giusti e giocarsi lo sprint con Sagan e Kristoff. Voto: 5.

Tom Dumoulin: non certo il favorito di oggi eppure la sua stagione da incorniciare ha un inaspettato colpo di coda anche in questa prova in linea. E’ nelle prime posizioni ai meno 30 chilometri e lancia anche degli attacchi rintuzzati dagli avversari e successivamente rilanciati. Nulla di decisivo o di richiesto, però ennesimo atto di forza dell’olandese in quest’anno. Peccato che anche la sua Olanda sia tra le deluse delle prova maschile elite di Bergen Voto: 6.

Diego Ulissi: ben calato nel suo ruolo di stopper, blocca una inaspettata accelerata di Dumoulin e resta ancorato nelle prime posizioni del gruppo nelle fasi finali. Voto: 7.

Matteo Trentin: non perde un metro nelle salite di Salmon Hill nel corso dei giri finali e stoppa gli attacchi dei contrattaccanti all’inseguimento della coppia Moscon-Alaphilippe. Quarto posto finale onorevole, ma peccato per l’occasione mancata e per le gambe non gli hanno dato il supporto necessario allo sprint. Voto: 7.

Elia Viviani: ha ben resistito nelle salite finali di Salmon Hill ma è il grande assente dello sprint finale.  Voto: 5½.

Michael Matthews: riesce a disputare lo sprint finale e conquista il terzo gradino del podio. Buon lavoro svolto anche dalla sua nazionale. Voto: 8.

Greg Van Avermaet: non perde contatto con la testa della corsa senza esporsi troppo e sull’ultima salita di Salmon Hill parte all’attacco. Dalla sua squadra, però, ci si aspettava un supporto decisivo. Voto: 6.

Alberto Bettiol: al suo primo mondiale lancia lo sprint finale con Trentin e si porta in prima posizione agli ultimi metri. Diventa una pedina fondamentale e lavora al meglio per la sua nazionale. Voto: 7.

 

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