Froome doping, l’UCI segnala la non negatività al salbutamolo. Lui si difende: “Ho problemi di asma acuta”

Pubblicato il autore: Andrea Biagini Segui


E’ sembrata essere una scossa premonitrice piuttosto che un vero e proprio terremoto, sta di fatto che la notizia di questa mattina è stata tutta che un bel buongiorno. Sulla bacheca dell’UCI, infatti, nelle prime ore del giorno è apparsa una “dichiarazione su Chris Froome” che recitava più o meno così:“L’Unione Ciclistica Internazionale (UCI) conferma che il ciclista britannico Chris Froome è stato notificato a causa di una non negatività (Adverse Analytical Finding) al salbutamolo, in eccesso sui 1000 ng/ml*, nel campione raccolto alla Vuelta a España il 7 settembre 2017. Il corridore è stato avvisato della non negatività il 20 settembre 2017″.

Come si legge poi nel comunicato, il test condotto dalla CADF (la Fondazione Ciclistica AntiDoping) su commissione dell’UCI non ha riscontrato una vera e propria positività, sebbene sia il campione A che quello B di urine analizzati abbiano avuto lo stesso riscontro. Ciò è dovuto al fatto che, come ormai è ben noto, Chris Froome soffre di problemi di asma che, per consentirgli di correre ad alti livelli, vengono curati grazie alle TUE, le esenzioni a fini terapeutici, con le quali gli è permesso assumere farmaci considerati dopanti senza però eccedere nelle dosi prestabilite. Nel comunicato, l’UCI sottolinea di fatto come Froome non sia ancora stato sospeso (ha potuto correre anche al Mondiale di Bergen, nonostante sapesse già dell’esito delle analisi), ma l’eccesso di salbutamolo riscontrato richiederà ora ulteriori controlli e dialoghi con il Team Sky ed il corridore stesso, per capire i motivi di tale episodio. Una non negatività, infatti, non significa necessariamente aver violato le regole antidoping, dal momento che un atleta può avvalersi di TUE per determinate sostanze.

Grande importanza, inoltre, va data all’asterisco che segue la quantità di salbutamolo superata, vale a dire 1000 ng/ml. Un suo eccesso infatti, come scritto anche nella lista WADA delle sostanze proibite, “può intendersi come un abuso delle TUE e per questo considerato come un ‘caso avverso’ a meno che l’atleta non dimostri, attraverso un controllato studio farmacocinetico, che il risultato anomalo sia una conseguenza dell’uso di una dose a fine terapeutici (per inalazione) fino al massimo della dose indicata sopra”.

Froome doping, la risposta del Team Sky e del britannico

Immediata, e non poteva essere altrimenti, la risposta del Team Sky, la squadra di Froome, che si è subito mostrata pronta a collaborare con l’UCI per spiegare ed eventualmente cercare di capire i motivi di tale eccesso, a loro avviso probabilmente dovuti ad una imprevedibile reazione metabolica del farmaco stesso.
“Questo è un procedimento che solitamente avviene in via confidenziale, ma dal momento che i media si sono interessati, crediamo sia importante spiegare a tutti come stanno le cose. Chris soffre di asma fin dall’infanzia ed usa un inalatore per assumere salbutamolo, di modo da alleviare i suoi sintomi. Il salbutamolo è consentito dalle regole WADA (senza bisogno di TUE) quando inalato fino ad un limite di 1600 mg in un periodo di 24 ore o non più di 800 mg in 12 ore. L’UCI ha confermato che il test delle urine condotto il 7 settembre 2017, dopo la tappa 18 della Vuelta, ha rivelato una concentrazione di salbutamolo superiore alla soglia, che ora lo costringe a dimostrare come la dose assunta sia stata entro i limiti a lui consentiti. L’analisi ha evidenziato la presenza di salbutamolo ad una concentrazione di 2000 ng/ml, contro i 1000 ng/ml consentiti dalla WADA. 
Durante la settimana finale della Vuelta Chris ha sofferto di attacchi acuti di asma, che hanno portato il medico del Team Sky ed incrementare il dosaggio di salbutamolo (sempre entro i limiti consentiti) nel periodo precedente alle analisi del 7 settembre. In qualità di leader, Chris prima di ogni controllo post-tappa ha sempre dichiarato l’uso di TUE, come da iter. L’avviso del risultato del test non significa che le regole non siano state rispettate, ma l’UCI vuole sapere a cosa è dovuta l’elevata concentrazione di salbutamolo ed assicurarsi che la quantità assunta non sia stata superiore a quella consentita. Infatti, esistono delle significative e imprevedibili variazioni di concentrazione quando il salbutamolo viene metabolizzato ed escreto, dovuto all’interazione del farmaco con cibo, altri farmaci, disidratazione e il tempo trascorso tra la sua assunzione ed il test”, ha quindi concluso il Team Sky.

Di seguito è arrivata anche la risposta del diretto interessato, Chris Froome, che ha voluto chiarire come “sono ormai ben noti i miei problemi asmatici, e so bene quali siano le regole. Uso un inalatore per alleviare i miei sintomi (sempre nei limiti consentiti) e sapevo per certo che sarei stato controllato ogni giorno, indossando la maglia di leader. I miei problemi d’asma sono peggiorati alla Vuelta e così il dottore della squadra ha incrementato il dosaggio di salbutamolo, ma io mi sono assicurato di non prendere più di quanto consentito. Prendo molto seriamente la mia posizione di leadership nel mio sport. L’UCI ha pienamente ragione ad analizzare i risultati del test e, insieme con la squadra, provvedere a fornire tutte le informazioni richieste”, ha affermato il quattro volte vincitore del Tour de France.

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