Giro d’Italia numero 100: il “bullet point” tematico

Pubblicato il autore: Valerio Mingarelli Segui

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Con la morte nel cuore. Il Giro d’Italia numero 100 ha visto lo start in terra isolana ancora con il groppo alla gola per quella bici numero 21 che oggi partirà sul tettino dell’ammiraglia dell’Astana del diesse kazako Shefer. E’ un autentico cratere emotivo quello lasciato da Michele Scarponi su quella balorda curva dei colli del verdicchio marchigiano: impensabile colmarlo a soli 13 giorni da quel nefasto sabato del villaggio. Gli omaggi sacrosanti arrivano da ogni membro della carovana, dall’amico fraterno Nibali detentore della “rosa” fino all’ultimo dei meccanici al seguito del drappello: già solo il video celebrativo passato poco fa è da brivido perenne. Se l’intero carrozzone è malinconico “Scarpa”, sale anche una lieve vena di incazzatura per il duo Stefano Pirazzi e Nicola Ruffoni, rispettivamente capitano e velocista di punta del team nostrano “Professional” Bardiani-Csf, beccati in fallo dall’antidoping con tracce di un surrogato dell’ormone della crescita nel sangue e nell’urine. Una tranvata imperitata tra capo e collo per la famiglia Reverberi, che da decenni sforna talenti facendo sventolare alto il gonfalone della classe operaia del ciclismo pane e salame. Fino alle controanalisi rimaniamo garantisti, certo è che il caso riapre la solita filippica: è vero che l’antidoping nel ciclismo resta quello più all’avanguardia di tutto il mondo dello sport, però se c’è qualcuno che ancora gioca d’azzardo cercando di darla a bere a tutti, vuol dire che la guardia va sempre tenuta alta.
Va boh, cerchiamo di toglierci lacrime e acredini e tuffiamoci nella corsa. I temi sono tanti, e quanto leggerete tra poco già domani stasera potrebbe valere poco o nulla. Ecco però il bullet point della tre settimane che assegneranno la centesima maglia rosa.

1) Vincenzo Nibali è tra i super-favoriti, ma a differenza di dodici mesi fa non è l’uomo da battere. Quest’anno la concorrenza è più tosta, varia e incarognita (nel senso sportivo del termine). Un anno fa lo “Squalo” all’Astana aveva il team più forte e nel povero Scarponi il luogotenente perfetto. La Bahrein Merida, il suo nuovo drappello, è forte e completa, ma è nata pochi mesi fa e non è in assoluto la corazzata più imponente di quelle che oggi in Sardegna inizieranno a darsi battaglia.

2) Per la generale i galloni di favorito vanno giocoforza sulla schiena del colombiano “mignon” Nairo Quintana. Nel 2016 ha infilato podio al Tour e ha vinto la Vuelta a settembre fischiettando: se ha gamba, in salita al suo livello nel ciclismo mondiale c’è solo sua maestà Chris Froome ad oggi. Tappe come Oropa, Piancavallo e anche Asiago sembrano cucite per lui, però è un Giro che sulle Alpi propone pure parecchia discesa. Terreno dove lui, come molti altri grimpeur sudamericani, non fa affatto faville.

3) Il Team Sky è potenzialmente una schiacciasassi. Ha alemeno tre corridori che sarebbero capitani su qualsiasi altro bus. A partire con la fascia di capitano ci sarà il gallese Geraint Thomas, al primo grande valzer da capo-ciurma. Dietro però c’è il camoscio basco Mikel Landa, terzo due anni fa, e il piemontese Diego Rosa, che a quasi 28 anni ha nei polpacci ogni tipo di risultato.

4) Se ne parla poco, ma un anno fa non fosse finito con le canasce rosse nella neve sulla discesa del Colle dell’Agnello, forse a Torino ci sarebbe stato lui in rosa al posto di Nibali: parliamo dello statuario olandese dal nome scioglilingua Steven Kruijswijk. Poderoso in salita ed efficace a crono: se avrà il colpo di pedale di un anno fa saranno dolori per tutti.

5) L’incidenza degli italiani è ogni anno minore: coi due Bardiani fuori per doping, sono partiti in 42. Praticamente meno di un quinto del totale: mai accaduto.

6) E’ un Giro sempre più multitenico e tutti e cinque i continenti sono rappresentati grazie alla Dimension Data che schiera cinque atleti africani e all’Astana che tiene alto il vessillo dell’Asia con tre kazaki.

7) La prima rosa all’austriaco Postlberger è una sorpresa e soprattutto una prima volta: mai un “aquilotto” aveva vestito il simbolo del primato. L’ultimo km del passistone aburgico, che ha tirato una bella burla a tutte le rotelle veloci del gruppo, è stato da antologia.

8) A proposito di sprinter: il vecchio gorilla teutonico Greipel è quello da battere, ma occhio ai funamboli in età verde come il canguro Ewan e il colombiano Gaviria.

9) Difficile prevedere chi tra gli italiani potrà far bene a parte Nibali. Per le volate c’è Giacomo Nizzolo che fa sempre il suo e quest’anno vestirà la maglia tricolore. Per le salite ci si attende un acuto almeno del veterano lucano Domenico Pozzovivo. Grandi aspettative pure per Davide Formolo, atleta adatto alle tappe mosse e atteso a squilli di tromba consacrativi.

10) Tappe da cerchiare in rosso sono la cronometro umbra di Montefalco del 16, l’arrampicata al santuario di Oropa del 20, il tappone valtellinese col Mortirolo dopo il giorno di riposo del 23 e infine l’ascesa a Piancavallo del 26.

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