INTERVISTA ESCLUSIVA Supernews a Paolo Condò: “Fare questo mestiere non è semplice, il consiglio è girare il mondo”

Pubblicato il autore: Morgana Corti Segui

paolo condòPaolo Condò è una delle più grandi firme del giornalismo italiano, negli ultimi anni è passato dalla Gazzetta dello Sport alla televisione, diventando un’opinionista per Sky Sport. Dalle pagine della “rosea” Condò ha raccontato, con il suo stile inconfondibile, le migliori storie del calcio moderno ed ora sta compiendo più o meno lo stesso percorso con la televisione, dove contribuisce alle discussioni con analisi lucide delle partite di Serie A ma anche del calcio internazionale.
Oltre ad essere un opinionista lo abbiamo visto spesso nei panni dell’intervistatore: ha infatti intervistato Allegri, Mancini, Federica Pellegrini, Malagò e molti altri.
Questa volta però siamo stati noi ad intervistarlo, siamo partiti dai suoi esordi come giornalista ma soprattutto lo abbiamo contattato per scoprire i segreti per entrare a far parte del mondo del giornalismo.

Buongiorno signor Condò, lei è uno dei giornalisti sportivi più importanti in Italia al momento. Come si è avvicinato al mondo del giornalismo sportivo?

Io sono di Trieste, ho cominciato a scrivere articoli dopo la maturità per un settimanale locale parlando di calcio, precisamente della seconda categoria. Dopo alcuni mesi sono stato contattato dal quotidiano di Trieste il Piccolo; per circa un anno sono stato un “abusivo” (così si diceva un tempo) e poi sono stato assunto dal Piccolo di Trieste, per cui ho svolto il praticantato per 18 mesi. Quando vengo scelto al Piccolo eravamo solamente in 4/5 ragazzi che volevamo intraprendere questa professione.

Esattamente parlavo di cronaca e non di sport. Circa un anno dopo l’assunzione al Piccolo, nel 1984 avevo sentito parlare che La Gazzetta dello Sport cercava giovani persone per “svecchiare” il giornale e renderlo più appetibile al pubblico.

Come si svolge la giornata in una redazione giornalistica?

Prima di tutto c’è l’aspetto dirigenziale, infatti alle 11.30 c’è la riunione con tutti i grandi dirigenti, circa due ore di riunione in cui si prepara il giornale  e si definiscono bene i vari settori, si sentono le varie società, si chiede se i giocatori hanno appuntamenti. Il momento della riunione è anche il momento in cui si guarda se nella concorrenza c’è stata una notizia più importante che al tuo quotidiano era sfuggita.

Poi fino alle 18.00 ognuno svolge il proprio compito ed infine in una riunione molto più breve si correggono le notizie riportate se sono cambiate durante la giornata o nelle ultime ore.

Differenze tra giornalismo di ieri e giornalismo di oggi?

È Cambiato tutto, una volta il paradosso era che vi erano molti più posti di lavoro e la professione era meno ambita. Ora invece i posti di lavoro sono diminuiti, infatti le aziende dei giornali di carta sono in crisi e per questo motivo la nascita della rete ha portato ad avere più giovani che fanno i freelance, che sono sempre in movimento e cercano di fare un giornalismo new media. Una volta se avevi talento, venivi assunto, perché non ti lasciavano scappare via. Adesso invece le rose sono composte da migliaia di ragazzi che fanno fatica ad entrare anche solo a far parte dell’Ordine dei Giornalisti.

Condò, lei è l’immagine del giornalista sportivo che tutti hanno: sempre sul posto e sempre aggiornato. Quanto conta l’impatto con la realtà per un giornalista?

Nonostante si sia un pò persa nel tempo, credo che la figura dell’inviato rappresenta ancora oggi, nel mondo giornalistico, la figura più importante. Come diceva Tiziano Terzani, ciò a cui deve ambire un giornalista non è tanto la popolarità o il successo, ma il giornalista deve e può ambire solo ad avere un biglietto in prima fila. Poi chiaramente sta a te riuscire a riportare al meglio ciò a cui assisti, ma il biglietto in prima fila è importantissimo.

Perché dalla Gazzetta dello Sport è passato a Sky?

Ci sono molte cause. Ci sono diverse motivazioni, prima di tutto il fatto che cambiare fa bene, e il livello a Sky è molto alto, l’ideale per misurarsi ancora, come ho sempre amato fare. Poi metti pure le questioni economiche. Non tanto nel senso che mi hanno fatto una bella offerta. È un discorso più ampio. Il mondo della carta stampata si trova in una situazione di crisi… Da due, tre anni vengono espulsi dal circuito produttivo dei colleghi ancora estremamente validi con la tecnica del prepensionamento. Molto spesso sono i più validi ad essere lasciati a casa perché, quando riesci a unire l’esperienza con la voglia di fare, il talento di base e le conoscenze che hai acquisito, hai il momento massimo per un giornalista. Ce ne sono tanti che sono svogliati ad una certa età e quindi, da un punto di vista professionale, se li perdi, pazienza. Ma il mio giornalista preferito è Marco Pastonesi, con cui ho avuto il piacere di fare alcuni Giri d’Italia.

 Secondo lei anche il giornalismo sportivo si sta trasformando in un giornalismo spettacolarizzante?

Alcune trasmissioni sono più leggere, mentre altre sono molto più tecniche. Questo dipende molto dal pubblico che si ha, ad esempio per quanto riguarda l’ambito calcistico vi sono magari persone che oltre al calcio interessano anche altre passioni (gossip ecc.), rappresentando magari un pubblico superiore rispetto ai veri appassionati di calcio. La trasmissione di domenica di Sky sport: Sky calcio show è anche una trasmissione in cui si fanno battute e si parla anche di argomenti calcistici. Mentre per fare un esempio, la trasmissione del giovedì sera che parla di Europa League, ecco li ci sono commenti molto tecnici perché si presume che il pubblico che ascolti sia veramente interessato a quelli e non c’è bisogno di utilizzare una forma cabarettistica. Ci sono programmi dove l’ironia regna, ma questo perché al pubblico piace questo tipo di “giornalismo”, ci sono lettori, ascoltatori che vogliono sapere tutto ciò che accade attorno ad un determinato sport o ad un determinato atleta.

Com’è cambiato il giornalismo sportivo con le nuove tecnologie?
La televisione è un mezzo importante, la rete un tempo non era importante mentre ora è lo diventata con i vari cambiamenti ed ha superato il giornalismo cartaceo. Infatti nei quotidiani sportivi lo sviluppo delle notizie deve essere molto più analitico rispetto alla televisione perché a causa delle trasmissioni, si conoscono molte cose e si cadrebbe nella ripetizione. Infatti è proprio l’approfondimento sulle televisioni o sui siti internet in diretta che incide negativamente sui giornali, più cose sai già e meno sei motivato a comprare i quotidiani. Alla fine di una partita una volta ai vari giornalisti si presentavano tutti i giocatori, allenatori e i vari quotidiani avevano numerose interviste, così il lettore poteva trovare l’intervista di un calciatore sulla Repubblica e l’intervista dell’allenatore su La Gazzetta dello Sport.

Per concludere, che consigli darebbe ad un giovane aspirante giornalista?

Fare questo mestiere non è semplice, il consiglio è girare il mondo perché purtroppo le attuali condizioni lavorative fanno si che i giovani vengono “bloccati” dietro ad una scrivania e non si spostino mai. Ad esempio io, ad alcuni ragazzi che un paio di anni fa mi avevano chiesto “aiuto” avevo consigliato di andare in Brasile, infatti oggi molti giornali non mandano più gli inviati in giro per il mondo perché è troppo costoso. Mi chiedi perché il Brasile? Perché c’è stata la Confederations Cup di Calcio, i Mondiali e quest’anno le Olimpiadi, un buon modo per ottenere notizie sportive è andare sul campo; l’importante è conoscere l’inglese, la lingua è importantissima perché ti permette di collaborare con i giornali di tutto il mondo. Un ultimo consiglio è darsi un tempo, cioè stabilire che ad esempio tra 5 anni devo riuscire a mantenermi con questo lavoro e soprattutto, lo ripeterò all’infinito: non avere paura di andarsene lontano.

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