Roberto Maltagliati a SuperNews: “Sei anni con la maglia granata e tante soddisfazioni. Corsa scudetto? Se non vince l’Inter, che è anche fuori dalle Coppe…”

Pubblicato il autore: Francesca.Capone. Segui


Ai microfoni di SuperNews è intervenuto Roberto Maltagliati, ex difensore del Torino, ma anche di Parma, Spezia, Ancona, Cagliari e Piacenza. Il nostro intervistato ha ripercorso con noi le tappe più importanti della sua carriera calcistica, la più significativa delle quali vissuta con i granata, dal 1994 al 2000, che lo ha reso una vera bandiera del Torino. Inoltre, Maltagliati si è anche espresso sull’attuale squadra di Davide Nicola e sulla corsa scudetto della Serie A 2020-2021.

Hai esordito in Serie A con il Parma nel 1994, a 24 anni, squadra che ti ha dato la possibilità di varcare la soglia del massimo campionato italiano. Che ricordi hai di quel periodo e del tuo esordio?
È stato un periodo molto emozionante, anche perché arrivavo da una piccola realtà quale la Solbiatese, in Serie C2. Non mi sarei mai immaginato di arrivare a Parma e di restarci. Pensavo di arrivare lì per poi essere girato da qualche altra parte. Al contrario, sono entrato subito in sintonia con l’ambiente e con il mister. Quell’anno mi sono tolto tante soddisfazioni: ho collezionato 11 presenze e disputato anche la semifinale della Coppa delle Coppe ad Amsterdam contro l’Ajax. Come primo anno, non poteva andare meglio di così.

Con il Torino hai totalizzato 173 presenze. Diventi una bandiera dei granata: vivi la retrocessione in Serie B nel 1996 e anche la promozione, nel 1999, sotto la guida di Mondonico. Cosa rappresenta per te Torino?
Rappresenta un po’ tutta la mia carriera calcistica. Ci sono stati alti e bassi della società, più bassi che alti, ma ricordo sei anni bellissimi. Il primo anno ci siamo ritrovati con una squadra di semisconosciuti, ma nonostante ciò il mio primo anno con la maglia granata mi sono ritrovato a vincere due derby, che, si sa, valgono quanto la vittoria di 10 scudetti. Ho tanti ricordi legati a Torino, è stato il mio vero punto di partenza, è stata la società che mi ha dato più soddisfazioni. Sei anni con la maglia granata  sono tanti, credo li abbiano vissuti pochi giocatori.

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Il Torino è attualmente terzultimo in classifica, con soli 20 punti. Qual è il fattore che ha maggiormente contribuito ad assegnargli quella posizione in classifica? Cosa non ha funzionato in casa granata?
Io credo che non ci sia stato un reale programma. Bisogna capire quali sono i giocatori che vogliono andar via e quali sono quelli che mancano alla squadra. Negli ultimi anni ci sono state poche operazioni di mercato. Quest’anno, i giocatori non hanno dato una grande mano in questa situazione delicata. Il Torino poteva dare qualcosa in più. Per fortuna, Andrea Belotti rimane un grande punto di riferimento, un calciatore ancora in ottime condizioni, altrimenti non so con quanti punti in classifica i granata si troverebbero in questo momento.

Sei stato anche un giocatore del Piacenza, dell’Ancona e del Cagliari. Cosa ti ha spinto a scegliere questi club? Come hai vissuto queste esperienze calcistiche?
Sono andato via da Torino per via di alcuni problemi con il mister, che allora era Simoni. Simoni l’ho ritrovato anche ad Ancona, e siamo andati molto più d’accordo rispetto a quando eravamo a Torino. In quel periodo, avevo espresso la mia voglia di cambiare e di iniziare una nuova esperienza, dopo aver indossato per sei anni la maglia granata. Così, sono stato chiamato da Novellino e sono approdato al Piacenza. Ho avuto fin da subito grandi soddisfazioni, perché abbiamo vinto il campionato di Serie B. In realtà, ogni volta che cambiavo squadra mi ritrovavo a vincere il campionato di Serie B al mio primo anno: è successo anche con Ancona, Cagliari e con lo Spezia, che non andava in Serie B da ben 50 anni. Probabilmente, ero una sorta di portafortuna. Una carriera fantastica, da questo punto di vista.

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Spezia è stata un’altra parentesi della tua carriera. L’attuale Spezia è una delle squadre che in Serie A sta più stupendo?
E’ una squadra partita come outsider, come il Crotone, che la maggior parte della gente dava già per spacciata. Al contrario, credo che lo Spezia abbia un grande allenatore e un gruppo di giovani che ha tanta voglia di dimostrare. I risultati parlano chiaro. Anche perdendo con le grandi, lo Spezia mostra sempre il suo valore: per esempio, nel match perso per 3 a 0 contro la Juventus, credo che gli spezzini abbiano ugualmente giocato bene. La squadra è messa bene in campo, ha voglia di lottare, ma è normale che, a livello tecnico, i grandi club abbiano un vantaggio significativo su di essa.

Da ex protagonista dei derby della Mole, cosa ne pensi della Juventus di Andrea Pirlo? Sorprende vederla in terza posizione in classifica dopo anni di primato assoluto dei bianconeri in Serie A?
La penso un po’ come la pensano tutti: prima o poi, questo calo dei bianconeri doveva arrivare, ed è arrivato sotto la guida di un grande ex calciatore che, probabilmente, è ancora privo di esperienza nelle vesti di allenatore. Tuttavia, ritengo ancora la Juventus una grande squadra, nonostante abbia un centrocampo lento, manca qualcosa in quella zona.

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La lotta scudetto è ancora aperta?
Se l’Inter non vince lo scudetto quest’anno…  Sulla carta, la corsa sembrerebbe chiusa. L’Inter è fuori dalle Coppe, non vedo squadre che possano impensierirla, ha un grande gruppo e dispone di tutta la settimana per preparare le partite in tranquillità, al contrario delle sue rivali. Meglio di così, non si può! Se devo pensare a una squadra che possa rientrare nella lotta scudetto penso alla Juventus, non al Milan. Tuttavia, credo che i rossoneri abbiano fatto un grande campionato e penso che abbiano superato le aspettative. Inter e Juventus hanno ancora lo scontro diretto a Torino da giocare, magari i bianconeri potrebbero rientrare nella corsa, anche se non credo, perché penso che l’Inter quest’anno abbia davvero tutti gli astri a favore.

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