Termini Imerese arriva l’atto finale

Pubblicato il autore: Barbara Crimaudo Segui

termini_imerese_giorno_del_giudizio_28191

In questo momento gli operai di Termini Imerese sono in attesa del giudizio finale. La delegazione sindacale ha appuntamento, proprio mentre leggiamo queste righe, al Ministero delo Sviluppo Economico per parlare della proposta del gruppo Metec e del piano industriale con tutti i dettagli. La cassa integrazione è quasi agli sgoccioli, questa potrebbe essere l’ultima occasione per trovare una soluzione e riaprire lo stabilimento, che Fiat nel 2010 ha messo in vendita: a gennaio scattano i licenziamenti collettivi. Sono 1.200 gli operai più l’indotto che rischiano di perdere il lavoro. Maurizio Landini della Fiom ha chiesto al premier Matteo Renzi di dare “più tempo per valutare il piano industriale dell’azienda, prorogando di qualche mese la cassa integrazione in deroga per tutti i lavoratori, Fiat e indotto”. La questione della chiusura di Termini Imerese gira intorno ai soldi e all’abbattimento dei “costi logistici”. Fiat afferma che per ogni vettura prodotta negli stabilimenti siciliani le costa circa 1.000 euro in più per le dicotomie infrastrutturali. Mentre per il ruolo dell’indotto la Casa torinese fa sapere che la spesa d’assemblaggio è composta per l’80% da componentistica, 15% spese generali e il 5% solo dal costo del lavoro. Aggiungiamo anche negli ultimi 40 anni, non son pochi, intorno all’area dello stabilimento sono sorte quattro aziende che lavorano per Fiat: Lear produce sedili; Ergom del gruppo Magneti Marelli; Biennesud vernicia paraurti; Clerpem produce spugne per i sedili. A creare ulteriori costi c’è la zavorra del problema logistico cui il Lingotto ne lamenta i costi. Le vetture finite a Termini Imerese venivano caricate sulle bisarche dei treni merci presso la stazione di Fiumetorto, portate fino a Catania e imbarcate via mare. La soluzione per arginare la spesa è nel progetto creato per aumentare la profondità dei fondali del porto di Termini Imerese, affinché le navi arrivino direttamente. Per la realizzazione dell’attracco servirebbero ventuno milioni di euro che sono stati già deliberati dal Cipe, naturalmente con tempi biblici legati alla burocrazia. Fiat nel mettere in vendita lo stabilimento e assicurare la continuità lavorativa, sappiamo che doveva passare a Dr Motor. In particolare la produzione vedeva coinvolti quattro modelli: DR2, DR3, la berlina DR4 e la DR5. A Macchia d’Isernia invece la produzione sarebbe continuata con la DR1, DR2 e DR5. Purtroppo la bolla è esplosa, non è stato realizzato nulla. Arriva così la decisione degli operai di scendere in piazza e far sentire la loro voce. Grande solidarietà è stata dimostrata, da sempre, dalla comunità locale e dagli stessi parroci che hanno invitato fedeli e operai allo sciopero generale : “Vi chiediamo di partecipare e di far partecipare le persone che incontrerete, certi ch eil Signore non delude le speranze del popolo che lo invoca con fiducia”, questo a febbraio 2014. Preghiere incluse in vista del Natale, si attendono nuove buone.

  •   
  •  
  •  
  •